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 2011  settembre 15 Giovedì calendario

Stern Phil

• Philadelphia (Stati Uniti) 3 settembre 1919. Fotografo • «[...] Figlio di ebrei russi immigrati in America [...] ha contribuito come tanti altri profughi di origine europee, alla costruzione del mito di Hollywood e dei suoi divi. L’immagine di James Dean con il maglione quasi agli occhi è diventata un’icona, così come lo sono la fotografia di Frank Sinatra di spalle con l’impermeabile o quella di Louis Armstrong con tromba e sgabello (amava il mondo del jazz e molti suoi scatti sono finiti sulle copertine dei dischi o nella pubblicità dei concerti anche se [...] non incassava una lira). Prima di Hollywood era stato anche fotografo di guerra e decorato per il suo eroismo. L’incontro con Dean non avvenne però negli studios, ma sul Sunset Boulevard. Phil era in auto e lo scapestrato James passò in moto col rosso a un semaforo: prima furono insulti poi una grande amicizia grazie alla quale abbiamo oggi forse le immagini più vere e intense del giovane divo. Stern fotografa anche John Wayne in mutande, Hitchcock nella cantina di casa, Humphrey Bogart in altalena con la figlia. “Per me [...] le star di hollywood erano solamente ‘soggetti’ per il mio lavoro, per la mia macchina fotografica. Non li vedevo come inaccessibili, inarrivabili, lontani da me. Non provavo per loro alcun tipo di soggezione”. E questo spiega forse la sua capacità nel darci di attori e attrici famose tanto il lato divistico, quanto quello intimo e privato, magari con un tocco ironico eredità delle sue origini di ebreo russo. La sintesi di queste due facce si ritrova nella sequenza su Marilyn Monroe a una serata di beneficenza a Los Angeles nel 1953. Ci sono quattro immagini in cui lei è la personalità pubblica che conosciamo: la diva sorridente e allegra capace di far perdere la testa. Ma poi c’è un’altra foto [...] in cui sembra un uccellino spaurito, con angoscia e smarrimento a rannuvolarne il viso. Basterebbe da sola questa immagine a dirci la grandezza di Stern, ma non è che una delle tante. Splendida perché rivela mille cose su un altro mostro sacro è la foto di Orson Welles mentre gira l’Orgoglio degli Amberson nel 1942. Il regista che aveva già spiazzato il mondo del cinema con Citizen Kane, sembra un ragazzino con gli abiti troppo grandi, i capelli sudaticci, lo sguardo disincantato e quasi triste d’un genio precoce già consapevole dell’incomprensione che l’attende. Poi c’è un altro scatto in qualche modo profetico: Frank Sinatra che accende una sigaretta al presidente Kennedy, la sera dell’insediamento, nel 1961. L’attore è perfettamente a fuoco, il politico sembra sfocato, quasi un presagio della sua breve parabola. [...]» (Rocco Moliterni, “La Stampa” 9/8/2010) • «Ha vinto innumerevoli premi per i suoi iconici ritratti dei divi hollywoodiani nell’era dello star system e per le foto scattate in Italia e Nord Africa durante la seconda guerra mondiale. Eppure [...] non si è mai preso troppo sul serio. “Ho sempre mantenuto le distanze dai miei soggetti [...] Il mio è un mestiere come tanti [...] Ho sempre preso i miei soggetti come individui, alcuni interessanti, altri ancora di più. Il mio lavoro era quello di catturare la loro personalità attraverso le mie immagini [...] Durante gli scatti sono sempre stato alla ricerca d’immagini avvincenti e d’impatto, non di un coinvolgimento personale con le star. Non le amavo, così come non credo che loro fossero innamorate di me [...] non seguo le star di oggi. Dedico tutte le mie energie a catalogare, passare allo scanner e rielaborare i miei vecchi materiali, che siano stampe, negativi, foto per articoli, libri, pubblicità o altro. È un archivio enorme e ilmio obiettivo è digitalizzarlo, per renderlo fruibile a chiunque lo richieda [...]”» (Alessandra Farkas, “Corriere della Sera” 17/6/2010).