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 2011  settembre 15 Giovedì calendario

IL PROBLEMA SIAMO NOI

Non per infierire su chi se la sta passando male per conto suo, ma il caso Filippo Penati dimostra, ancora una volta, che certe storture in Italia avvengono perché c’è una sorta di connivenza ambientale, diffusa e accettata da tutti, anche da noi. Le cronache di questi giorni riferiscono che la Guardia di Finanza di Milano, su richiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia che indagano sul “Sistema Sesto”, sta analizzando i bilanci per capire chi erano davvero i grandi sponsor del politico sospeso dal Pd e se ci siano state contropartite in termini di appalti, nomine o favori. Il quadro che emerge è sconsolante: un elenco di banchieri, immobiliaristi, imprenditori con trascorsi giudiziari burrascosi e cooperative, che disegnano la mappa del “potere democratico” in Lombardia.
Tre anni fa, proprio per Sette, avevo scritto una nota in cui mi chiedevo come fosse possibile che per costruire la terza corsia di un tratto della Milano-Serravalle, quello che univa Groppello alla A21, dopo Casei Gerola, ci volessero più di due anni. Due anni per costruire 30 chilometri nel bel mezzo della pianura padana, dove non ci sono viadotti o ponti da innalzare né gallerie da scavare? E sconsolato mi chiedevo: dov’è finita l’imprenditorialità lombarda? Forse avrei dovuto chiedermi: dov’è finita l’imprenditorialità italiana?
In due anni quante persone sono passate su quel tratto, sottoponendosi a un vero e proprio calvario? E in quanti si saranno chiesti i motivi di un simile, incomprensibile ritardo? E fra gli automobilisti ci sarà pur stato qualche dirigente del Pd voglioso di approfondire la storia?
Per carità, i giudici stanno facendo il loro mestiere e non siamo qui per condannare nessuno. Non sta a noi stabilire quale sia il giro di presunte tangenti per le quali è indagato, insieme ad altre 19 persone, l’ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex capo della segreteria del Pd nazionale. Sul giro di azioni della Milano-Serravalle potrebbe presto arrivare anche la decisione definitiva della Corte dei conti sul presunto danno erariale contestato alla giunta provinciale. I membri dell’esecutivo del 2005 potrebbero ritrovarsi a pagare una cifra tra i 40 e i 70 milioni. Il problema siamo noi: se molti politici vivono di senso d’impunità è perché non intravedono in noi elettori alcuna resistenza. 