Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 15/9/2011, 15 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 15 SETTEMBRE 1964
Non fu una scelta indolore. Trasferire la capitale d’Italia da Torino a Firenze, clausola inderogabile della Convenzione del 15 settembre 1864 , con cui Napoleone III si impegnava a ritirare il presidio francese da Roma papale in cambio di un nuovo cuore politico del neo Stato italiano, fu un vero trauma storico. Per Vittorio Emanuele, per la Torino della grande tradizione sabauda e per i torinesi, in tumulto per quel “trasloco”, vissuto come un affronto e come il segno di una rinuncia definitiva a Roma. Dall’accusa di tradimento al governo Minghetti, alle barricate del popolo torinese, la “spiemontizzazione” del nuovo Regno fu un passaggio choc. E lo fu anche per la sonnolenta Firenze dei Lorena, travolta dall’improvvisa alluvione di deputati, senatori, funzionari e burocrati. Un vera ondata migratoria in una città di poco più di 100.000 anime, costretta a ridisegnare in pochi mesi il suo assetto urbano, a riconvertire i propri musei e palazzi storici in sedi ministeriali e istituzionali, a ricorrere a ogni escamotage edilizio per sistemare migliaia di nuovi arrivati. Una rivoluzione urbanistica che, col grande piano dell’architetto Poggi, segnerà tuttavia il volto della moderna Firenze.