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 2011  settembre 15 Giovedì calendario

LA DOLCE VITA DI GIAMPI AI DOMICILIARI. IN PISCINA ALL’HILTON CON IL CERTIFICATO MEDICO

A luglio a un tuffo non si può rinunciare. E Giampi, proprio non ce la faceva. Voleva il meglio, voleva la piscina dell’Hotel Hilton. Non riusciva a dimenticare le vecchie abitudini che lo portavano nella scuola della Roma salottiera frequentata da sua figlia, dove scambiava battute e pacche sulle spalle con gli amici. O al pranzo di Natale e a quello di Pasqua con il fratello e la cognata. Era troppo. E così le richieste sono arrivate in successione, in carta da bollo, sulla scrivania del gip di Bari, perché concedesse al detenuto Tarantini Gianpaolo, accusato di cessione di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, gli extra dai domiciliari, quelli ai quali era avvezzo da sempre. Le consuetudini a cui nessuno potrebbe rinunciare, soprattutto uno come lui, con la casa in Sardegna vicina a Villa Certosa. Giampi vuole il permesso di andare a nuotare. Ma nella piscina dell’Hotel Cavalieri Hilton. Bracciate terapeutiche per un infausto incidente.

E’ luglio 2010 quando Tarantini cade dalle scale. A Roma la temperatura sta salendo. Il suo avvocato, Nicola Quaranta, si rivolge al giudice, allega all’istanza l’esito di una risonanza magnetica. L’esame è stato eseguito a Villa Stuart, la clinica dei vip. L’avvocato è chiarissimo: «In data 7 luglio 2010 Tarantini cadeva accidentalmente dalle scale dell’ufficio dove è autorizzato a recarsi e, a causa dell’infelice caduta riportava il trauma al ginocchio destro con lesione del menisco e del muscolo». Nicola Quaranta riferisce al giudice: il medico ha stabilito che è indispensabile la terapia preparatoria all’intervento che prevede «un’ora e trenta di nuoto al giorno, necessaria almeno per venti giorni» e, spiega sempre il legale, potrà essere eseguita presso la piscina dell’Hotel Hilton, «dal lunedì al venerdì, tra la fine dell’attività lavorativa e l’orario di autorizzazione a prendere la figlia a scuola, cioè dalle 13,30 alle 16,30, e il sabato e la domenica dalle 12 alle 15, sempre per 20 giorni consecutivi». L’urgenza è tale che la prima istanza, inviata il 14 luglio, viene rinnovata tre giorni dopo, per sollecitare il giudice.

I Tarantini sono così, non possono cambiare. Giampi, classe ’75, studi in Svizzera e impiego sicuro nelle aziende di famiglia, è abituato da sempre a certe comodità. E sua moglie, Angela Devenuto, Nicla o Ninni per gli amici, oggi ai domiciliari per la presunta estorsione al premier, non ha avuto difficoltà ad adeguarsi. Anche se nel carcere di Poggioreale ha confessato al gip: «Se avessi ascoltato mia madre e mi fossi accontentata di 2000 euro al mese non sarei ai domiciliari». Invece Angela è diventata la signora Tarantini, quella che vive tra i debiti, con un conto di 30 mila euro per i vini ancora da saldare.

Un’esistenza al di sopra delle possibilità. E tocca a Valter Lavitola spiegarlo a Tarantini: i tempi sono cambiati. Perché, nonostante i 20 mila euro più extra girati dal premier ogni mese, non possono esporsi: «Ma non hai capito Gianpà - dice Lavitola al telefono - digli a Ninni di non andare con la borsa Cartier, come si chiama, anche se ce l’ha da dieci anni, di cercare di andare una volta in meno al ristorante, perché quello non è il problema, se ci va una volta a settimana il problema è che quando ci vai chi vuole rompe il cazzo, fa la fotografia, che tu entri da Assunta Madre e se il pranzo è 100 loro te lo mettono 200, se esce tutto elegante, ingioiellato, che cazzo ne so con la borsa da 5000 euro... e fanno la relazione, hai capito? Non è che tu ci devi andare tutte le settimane, fanno la foto una volta e dici normalmente più volte settimana, basta che ci sei andato due volte, più volte alla settimana, può significare pure sei». I tempi sono cambiati e Lavitola spiega: «Ti voglio dire una cosa, uno dei problemi di fondo è che voi state avendo un tenore di vita troppo elevato per il reddito. Ah, se questi hanno sgamato tutto... che il lavoro è finto... che la cosa è così. Hanno sgamato tutto».