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 2011  settembre 15 Giovedì calendario

Il senso del dovere mi frega sempre. Dopo le non irresistibili freddure di Maurizio Crozza, avrei voluto cambiare canale per godermi Barcellona-Milan

Il senso del dovere mi frega sempre. Dopo le non irresistibili freddure di Maurizio Crozza, avrei voluto cambiare canale per godermi Barcellona-Milan. Non per colpa di Crozza, sia chiaro, ma delle facce di Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano. Il primo esibiva un’espressione ridanciana, un riso forzato che celava ira funesta e profondo disagio; il secondo era vitreo come un marmo da camposanto, allisciato dalla pioggia e dal peso dell’insostenibile. Ma il peggio doveva ancora venire: la claque, io non sopporto più la claque di «Ballarò», quei perdigiorno che vanno in trasmissione e appena sono inquadrati annuiscono alle parole del loro capo, si sperticano in applausi. Gli inutili e fastidiosi applausi di «Ballarò» (Raitre, martedì, ore 21,05). Se c’è un genere che soffre degli stessi mali dell’economia italiana è proprio il talk show politico: non c’è crescita (ognuno resta fermo sulle sue opinioni, compreso il pubblico di casa), si respira un clima depressivo come quello generato dalla Manovra, nessuno pensa al bene del paese perché la colpa è sempre dell’altro. Giovanni Floris gira come una trottola, si comporta come un vigile stradale che regola il traffico delle opinioni, ogni tanto piazza una battutina feroce, quasi sempre contro il governo (e dire che molti gli imputano l’elezione di Renata Polverini; non fosse stata invitata così frequentemente in trasmissione, forse la sua candidatura non sarebbe neanche stata presa in considerazione). Dovrebbe mostrare un po’ del coraggio di Gad Lerner: per un mese o due non inviti nessun politico e nessun giornalista schierato. Basta con il manuale Cencelli degli ospiti! Convochi solo persone preparate, esperte, una sorta di governo tecnico che ci aiuti a capire la gravità della situazione e soprattutto come uscirne. Le chiacchiere faziose servono solo a coloro che le coltivano, sono l’inferno del ragionamento.