Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 14/9/2011, 14 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 14 SETTEMBRE 1927
Strangolata da una fascia di seta troppo lunga. Così Isadora Duncan, la “danzatrice della sciarpa” se ne va, il bel collo spezzato dalle frange di un foulard impigliato nelle ruote della sua Bugatti, mentre in un giorno d’autunno sfreccia radiosa sul lungomare di Nizza. Morte tragica e teatrale per una vita estrema, scandita dalla passione. Per gli uomini, per l’avventura, per i viaggi, per la danza. Una danza visionaria, ispirata all’eleuteron greco, libertà totale del corpo e dell’anima, svincolata dai rigidi steccati del balletto, dall’estetica d’accademia. A piedi nudi, avvolta in tuniche e pepli lievi, danza Isadora verso il Novecento, irrompe sensuale e spregiudicata nei sacri templi del balletto russo, diventa a Mosca icona della rivoluzione, scuote e travolge platee di mezzo mondo. In un vortice di scandali trionfali, seduce i grandi del suo tempo, D’Annunzio, Gorki, Stanislavskij, Gordon Craig e Esenin, il poeta maledetto che, dopo un breve legame tormentato si impiccherà in una stanza d’albergo a Pietroburgo. Con la sua “danza libera”, emotiva, impressionistica, segnerà la coreografia del nuovo secolo. Leggenda fino all’ultimo, quando soffocherà senza scampo nella sua sciarpa velata.