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 2011  settembre 14 Mercoledì calendario

L’ITALIA DELLA MANOVRA E QUELLA DEGLI ANNI SETTANTA

Nel 1973 l’Italia aveva un governo tanto serio da far digerire agli italiani un provvedimento adottato in base a previsioni pessimistiche che davano per scontato la prossima fine delle riserve petrolifere mondiali, previsione che poi si dimostrò falsa. Gli italiani e gli eventuali ospiti stranieri furono obbligati a lasciare ferme le loro auto la domenica, mentre ai Comuni fu imposto di accendere un lampione sì e uno no, mentre si riduceva il consumo di energia elettrica delle famiglie facendo cessare le trasmissioni tv alle 23 e 30. Con questa misura venivano colpite l’industria automobilistica, quella petrolifera, quella elettrica e il commercio in generale; ma trattandosi di un governo serio, l’intero popolo italiano accettò le limitazioni. Oggi, 7 settembre, non sappiamo se nottetempo la Manovra sarà rimasta quella di ieri sera o sarà stata nuovamente variata. Che bella l’Italia che ricordo io e che pena mi fanno i miei nipoti costretti a vivere in un Paese in simili penose condizioni.
Alfredo De Frede
Palermo
Caro De Frede, lei ricorda i provvedimenti adottati da molti governi europei negli ultimi mesi del 1973 sotto l’impatto di due eventi. Il primo fu la «guerra del Kippur» (dal nome della festività ebraica), che scoppiò il 6 ottobre quando il presidente egiziano Anwar al Sadat colse di sorpresa l’esercito israeliano con una fulminea operazione militare al di là del canale di Suez. Tutti i maggiori Paesi petroliferi della regione ne approfittarono per modificare bruscamente i rapporti di scambio con i loro grandi clienti occidentali. Fra l’ottobre e il dicembre del 1973 il prezzo del barile di greggio passò da circa 3 dollari a 11,65. Lo shock petrolifero, come fu subito definito, rimise in discussione tuti gli equilibri e tutte le certezze su cui le grandi economie avevano fondato negli anni precedenti i calcoli del loro sviluppo.
Il secondo avvenimento era accaduto un anno prima quando il Club di Roma, un’associazione fondata dall’imprenditore italiano Aurelio Peccei e da uno scienziato ambientalista, Alexander King, aveva pubblicato un rapporto sui «limiti dello sviluppo economico» preparato da un gruppo di ricercatori. Secondo il rapporto, la crescita dell’economia mondiale sarebbe stata fortemente condizionata negli anni futuri da due fattori: il progressivo esaurimento delle risorse disponibili, fra cui principalmente il petrolio, e l’intollerabile inquinamento del pianeta.
Questi due fattori — il rincaro dei prezzi petroliferi e le catastrofiche previsioni del Club di Roma — crearono un clima apocalittico in cui alcuni governi, per dare una dimostrazione di efficienza, ritennero opportuno prendere decisioni contingenti apparentemente coraggiose ma di dubbia efficacia. Occorreva beninteso disegnare futuri alternativi in cui il petrolio e il gas sarebbero stati sostituiti, almeno in parte, da altre forme di energia. Alcuni Paesi, come la Francia, fecero senza esitare la scelta nucleare. Altri, come l’Italia, scrissero laboriosi Piani energetici nazionali che apparivano regolarmente quando altri fattori, come la scoperta di nuovi giacimenti o gravi incidenti nucleari, avevano già considerevolmente modificato i termini della questione.
Come vede, caro De Frede, il mio giudizio sui governi di allora è meno positivo del suo. Aggiungo che mi è difficile rimpiangere un periodo che avrebbe visto di lì a poco l’esplosione del terrorismo, l’assassinio di Aldo Moro, la crescita del fenomeno mafioso al di là dello Stretto di Messina, l’inizio della «questione morale» e l’avvio di una spensierata politica fiscale che ci avrebbe regalato un enorme debito pubblico. L’Italia d’oggi attraversa un brutto periodo, ma gli anni Settanta e Ottanta non meritano la nostra nostalgia.
Sergio Romano