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 2011  settembre 14 Mercoledì calendario

COME OGNI COMPRATORE I CINESI SONO DIFFIDENTI

Il pittore Giuseppe Novello era un vignettista sublime che ritraeva, negli anni Cinquanta, con le sue vignette di costume su la Stampa, i tic dell’Italia che stava cambiando pelle. Una vignetta quadrata era stata divisa da una diagonale. In entrambe le parti, Novello ritraeva due estimatori di un pittore nello studio dell’artista. Uno era l’estimatore squattrinato. L’altro era l’estimatore che avrebbe potuto anche diventare un acquirente. Tutti e due guardavano un quadro del pittore. Il primo (l’estimatore platonico perché squattrinato) era estroverso, geniale, entusiasta, carezzevole. L’altro invece (l’estimatore che avrebbe anche potuto acquistare) era seduto su uno sgabello. Aveva le gambe larghe, lo sguardo torvo (o assorto), poneva il mento sulle sue due mani che si appoggiavano su un bastone da passeggio. Entrambi riflettevano un atteggiamento ricorrente. In particolare l’acquirente è sempre diffidente. Valuta ciò che gli viene offerto. Fa dei confronti. Non decide subito. È sospettoso. Ma quando è convinto di fare l’affare, mette giù i soldi e lo fa. Mi è venuta in mente questa vignetta di Novello osservando la circospezione della delegazione della China Investment Corporation, guidata da Lou Jewei, che è venuto a Roma per valutare l’opportunità di investimenti in Italia. I responsabili dei fondi sovrani cinesi, di Honk Kong e di Singapore, avendo a disposizione enormi somme da investire, sono corteggiati dai responsabili delle economie dei paesi sviluppati che, invece, sono affamati di capitali. Il direttore generale del Tesoro italiano, Vittorio Grilli, nel pieno della bufera valutaria dello scorso mese di agosto, era improvvisamente volato a Pechino per illustrare, ai responsabili del Tesoro cinese, l’opportunità di investire in titoli di stato italiani specialmente quelli a lunga scadenza. Non si è mai saputo con esattezza l’esito di quegli incontri. Il Financial Times fece filtrare una loro riserva: se la Banca centrale europea non acquistava i titoli del debito pubblico italiano, perché avrebbero dovuto sottoscriverli i cinesi? Adesso che la Bce ha investito 50 miliardi di euro in titoli del debito italiano, la riserva dei cinesi dovrebbe essere superata. Ma c’è chi fa anche notare che se, in precedenza, la Bce non acquistava titoli pubblici e adesso (forzando indubbiamente la sua mission) li compera, ciò non vuol dire che i titoli di stato italiani siano nel frattempo diventati più sicuri ma, semmai, che essi sono diventati più rischiosi se, per evitare il peggio, cioè il default, la Bce adesso si espone, uscendo dal seminato delle sue competenze. Ecco perché il percorso resta difficile.