PAOLO BRUSORIO, La Stampa 14/9/2011, 14 settembre 2011
E stasera il Napoli al ballo degli sceicchi - Il viaggio nel Paese dei balocchi comincia sempre sotto lo stesso cielo, nuvole che si sorpassano e sole che stenta a farsi capire: qui stasera il Napoli verrà ribattezzato 21 anni dopo l’ultima volta, (notte di fuoco a Mosca con Maradona che arriva in ritardo coperto da Moggi, ma non basta per eliminare lo Spartak) e a tenerlo in braccio sarà il Manchester City che manca dal giardino più prezioso d’Europa ancora da più tempo, 43 anni
E stasera il Napoli al ballo degli sceicchi - Il viaggio nel Paese dei balocchi comincia sempre sotto lo stesso cielo, nuvole che si sorpassano e sole che stenta a farsi capire: qui stasera il Napoli verrà ribattezzato 21 anni dopo l’ultima volta, (notte di fuoco a Mosca con Maradona che arriva in ritardo coperto da Moggi, ma non basta per eliminare lo Spartak) e a tenerlo in braccio sarà il Manchester City che manca dal giardino più prezioso d’Europa ancora da più tempo, 43 anni. Pochi allori, molta allure per i Citizens. E tanti, tantissimi soldi. Un ballo delle (quasi) debuttanti, ma una arriva in Rolls Royce (indovinate chi?) e l’altra in Mercedes. Lusso, ma niente al confronto dei nuovi conquistatori. Da gennaio 2010 (per nove giocatori) sono usciti 239 milioni dai forzieri dello sceicco Khaldoon Al Mubarak: 91 solo quest’anno, 45 solo per Aguero, detto El Kun, 6 gol in quattro partite. «Non poteva finire in una squadra migliore», la sentenza del genero Diego Maradona. Così, tanto per insaporire un piatto già piuttosto speziato. Ecco, una volta il City eravamo noi, Maradona giocava in Italia quando i Mancuniani pestavano palloni come si fa con le pietre: ora le parti si sono invertite. Fantasilandia è qui, il Napoli viene a vedere che effetto fa e magari scopre che ci si può anche divertire. Ian Wright, bucaniere dell’Arsenal, ora commentatore per il «Sun» scrive che il City farà più strada in Europa che in campionato, e ne farà tanta («È l’unica squadra che può tenere testa al Barcellona»), qui ci credono e non vedono l’ora di spazzolarsi via un certo «inferiority complex» verso le Big Four: Manchester United, Liverpool, Arsenal e Chelsea. Che poi ci sia Roberto Mancini in fondo ci consola un poco, lui sa di governare più di una fuoriserie («Ma siamo finiti nel gruppo peggiore») e l’incrocio con il Napoli è un tuffo nel passato: «Alla città mi legano molti ricordi da calciatore, ho sempre avuto un feeling particolare», ma questa sera i fronzoli stanno a zero. «Vero, esordire in Champions è esaltante, ma non parliamo di pressioni, ho uomini che conoscono certe atmosfere». Giusto, sono in 14 ad aver già giocato la coppa dei grandi, Tevez (Manchester) e Tourè (Barcellona) l’hanno pure vinta. Tu chiamala se vuoi esperienza. Mancio, barbetta incolta, si gode l’attimo e il padre ripresosi dai problemi al cuore: è qui da qualche giorno («Mi critica come faceva quando giocavo»), una marcia in più per l’uomo che vive nel paradiso di Alderley Edge, Manchestershire diventato famoso con i Beckham, sopravvissuto ai party di Cristiano Ronaldo e sempre più ovattato rifugio stellare. Napoli è lontana, dall’altra parte del pallone. Lavezzi travolto mentre fa shopping qui se lo sognano, proprio perché Balotelli a parte (non ci sarà stasera, ha 3 giornate di squalifica), calciatori in giro non se ne vedono. Mazzarri è persino tranquillo, magari brucia dentro ma non lo fa vedere. «Ho detto ai miei di non pensare alla Champions, l’anno scorso abbiamo giocato con il Liverpool e il Villarreal, ecco i punti di riferimento». Quelli e non l’uragano che travolse il Napoli al Camp Nou in pre campionato. Mazzarri dice che non ha lasciato scorie il 5-0 con il Barça («Ci servì per ritrovare certe atmosfere, ma giocammo di taccoe punta quasi per non disturbare») e allora bisogna credergli. Almeno fino a questa sera. Cinqueanni fa il Napoli era in serie B e ora è in Champions, da due stagioni c’è la firma di Mazzarri su questo progetto che ha una forma sempre più definita: «Il City è arrivato terzo come noi nello scorso campionato, ma c’è molta più soddisfazione a riuscirci con meno mezzi degli altri». Ecco: da una parte lo sceicco, dall’altra De Laurentiis, ci fosse ancora Totò sarebbe un film. Invece ci sono Aguero e Cavani ed è tutto vero.