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 2011  settembre 14 Mercoledì calendario

Noi, le scimmie buone - Senza Dio vivremmo come animali! Il reverendo statunitense Al Sharpton ha espresso questa idea in un dibattito: «Se non c’è un ordine nell’Universo e dunque un qualche essere, una forza che l’ha ordinato, allora chi stabilisce ciò che è giusto o sbagliato? Non c’è nulla di immorale se niente è prescritto»

Noi, le scimmie buone - Senza Dio vivremmo come animali! Il reverendo statunitense Al Sharpton ha espresso questa idea in un dibattito: «Se non c’è un ordine nell’Universo e dunque un qualche essere, una forza che l’ha ordinato, allora chi stabilisce ciò che è giusto o sbagliato? Non c’è nulla di immorale se niente è prescritto». Allo stesso modo ho sentito persone citare l’«Ivan Karamazov» di Dostoevskij, esclamando che, «Se non c’è Dio, io sono libero di stuprare il mio prossimo!». Forse è solo un’idea mia, ma personalmente diffiderei di chiunque avesse la fede come unico baluardo contro un comportamento ripugnante. Perché non pensare che la nostra umanità, compreso il «self-control» necessario per una società vivibile, sia parte essenziale di noi? Qualcuno crede veramente che i nostri antenati non avessero nozione di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato prima di avere la religione? Che non avessero mai aiutato chi aveva bisogno o che non si fossero mai lamentati di un accordo ingiusto? La moralità umana è probabilmente più antica della religione e della civiltà. In effetti può essere che sia più antica dell’umanità stessa. Altri primati vivono in società altamente strutturate, in cui si applicano regole e proibizioni e l’aiuto reciproco è all’ordine del giorno. Atti di genuina gentilezza si riscontrano negli animali così come negli esseri umani. Dopo che uno scimpanzé è stato attaccato da un altro, per esempio, un terzo andrà ad abbracciare dolcemente la vittima, fino a quando lui o lei smetterà di lamentarsi. La loro tendenza a consolare è così forte che Nadia Kohts, una scienziata russa che un secolo fa allevò una giovane scimpanzé, osservò che, quando la sua protetta fuggiva sul tetto della casa, c’era solo un modo per farla scendere. Porgerle del cibo era un trucco che non funzionava, l’unico modo era sedersi e piangere, come se stesse male. La giovane scimmia si precipitava giù dal tetto per abbracciarla. I primati mostrano anche tendenze sociali e senso di equità. Negli esperimenti gli scimpanzé aprono volontariamente una porta per dare a un compagno l’accesso al cibo, e le scimmie cercano ricompense per gli altri, anche se personalmente non ci guadagnano nulla. Forse aiutare gli altri è gratificante così come gli esseri umani si sentono bene facendo del bene. In altri studi le scimmie sono liete di svolgere un compito in cambio di fette di cetriolo, fino a che non vedono un compagno ricompensato con uva, che è molto più gustosa. Allora si agitano, buttano via i loro miseri cetrioli ed entrano in sciopero. Un vegetale che andava perfettamente bene è diventato sgradevole! Mi viene da pensare alla loro reazione ogni volta che sento le critiche sui bonus ai banchieri di Wall Street. Anche se i primati mostrano indizi di un ordine morale, molte persone preferiscono ancora immaginare la loro natura «rossa nei denti e negli artigli». Attribuiscono il comportamento umano negativo alla natura («agire come gli animali!») e si prendono felicemente il merito per gli aspetti nobili della nostra esistenza. Ma perché non vedere l’insieme di tutto questo - il buono, il brutto e il cattivo - come parte della nostra evoluzione? Un nuovo campo di indagine, l’« etica evolutiva», si concentra su come gli esseri umani risolvono i dilemmi morali, quali parti del cervello siano coinvolte (spesso antiche parti «emozionali» che condividiamo persino con i roditori), sul perché la specie umana abbia tendenze morali (probabilmente per promuovere la cooperazione) e quali paralleli esistano con il mondo animale. Nei nostri parenti stretti troviamo perfino la preoccupazione per la comunità nel suo complesso. Le femmine di scimpanzé, a volte, trascinano i maschi riluttanti l’uno verso l’altro per fare pace dopo una lite, togliendo loro le armi dalle mani, e i maschi dominanti agiscono come arbitri per risolvere le controversie. Se gli ingredienti morali sono così radicati nel nostro passato evolutivo, di sicuro la religione deve fare un passo indietro rispetto alla biologia per spiegarli. *Frans de Waal Primatologo RUOLO: E’ PROFESSORE DI PRIMATOLOGIA ALLA EMORY UNIVERSITY DI ATLANTA (USA) E DIRETTORE DEL «LIVING LINKS CENTER» DELLO YERKES NATIONAL PRIMATE RESEARCH CENTER IL LIBRO: «L’ETÀ DELL’EMPATIA» - GARZANTI