Alessandro Dell’Orto, Libero 14/9/2011, 14 settembre 2011
L’ISTAT SPENDE 590 MILIONI PER DIRTI SE SEI OMOSESSUALE
Cinquecentonovanta milioni (di euro) per sapere quanti cellulari abbiamo. Cinquecentonovanta milioni per sapere se in casa nostra c’è un collegamento internet, per sapere come ci riscaldiamo e – occhio alla finezza (poi capirete il meccanismo) – se conviviamo e, in caso affermativo, se con un uomo o con una donna. Tradotto (esagerandola un po’ – certo – per gioco, ma non troppo), dobbiamo pagare per dire se siamo omosessuali o no. Benvenuti nel censimento 2011, appuntamento decennale che costa applicazione e impegno, ma soprattutto molti soldi e viene naturale chiedersi se valga la pena investire tanto denaro. O se, forse, la spesa potrebbe essere minore, perché è vero che il censimento serve ad avere dati utili per davvero (oltre a pure questioni statistiche e sociologiche, i risultati possono aiutare ospedali o protezione civile in caso di emergenze), ma è anche vero che gran parte dei numeri – soprattutto nei piccoli centri – non subisce una cambiamento tale da richiedere ogni volta un lavoro totale. La spesa per ciascun abitante sarà di circa 10 euro, un livello più basso del costo pro capite del censimento Usa (34,4 euro) e lievemente più elevato di quello britannico (8,7 euro). I costi totali saranno suddivisi in 330,6 milioni per contributi agli organi di censimento (Comuni, Regione Val d’Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano e ministero dell’In – terno), 220 milioni per spese correnti relative all’acquisto di beni e servizi, 8,6 milioni per spese in conto capitale (acquisto di strumenti tecnologici e informatici), 30,8 milioni destinati alla remunerazione del personale assunto dall’Istat a tempo determinato per il censimento.