Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 11/9/2011, 11 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 11 SETTEMBRE 1599
“La veste era di taffetà azzurro con una grossa corda che stringeva la cintura …salita sul patibolo si sistemò da sola alla perfezione e posò infine il collo sotto la mannaja…”. Sedotto dalla fosca vicenda della “vergine romana”, così Sthendal racconta l’esecuzione di Beatrice Cenci, decapitata l’11 settembre 1599 sul palco di Castel Sant’Angelo. Torbidi squarci della Roma papalina del ‘500, retroscena di orrori familiari, intrighi di soldi e potere, circondano la figura della giovane nobildonna romana, vittima di violenze e abusi dello scellerato padre, scampato al rogo per le sue nefandezze solo in virtù del suo rango, deciso a impedire qualunque matrimonio della figlia pur di accaparrarsi i soldi della dote e pronto a segregarla per mesi tra le sbarre di una lugubre fortezza. Un orribile tiranno da uccidere. Come avverrà in una notte, quando con l’aiuto di complici, Beatrice, dopo averlo stordito con l’oppio, lo massacrerà di colpi. Torturata e mandata al patibolo, insieme alla matrigna e al fratello, su volontà di papa Clemente VIII, sensibile all’idea di impossessarsi dei beni dei Cenci, Beatrice, la giustiziera ribelle, diventerà mitica eroina. Per il popolo romano e per decine di artisti.