PAOLO MANZO, La Stampa 12/9/2011, 12 settembre 2011
Danza degli sciamani per far guarire Chávez - Rituali sciamanici millenari per propiziare la guarigione
Danza degli sciamani per far guarire Chávez - Rituali sciamanici millenari per propiziare la guarigione. Il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías sembra disposto a provarle proprio tutte per sconfiggere definitivamente il cancro. E così, dopo essersi fatto estirpare il 20 giugno scorso a Cuba un tumore per sua stessa ammissione «grande come una pallina da baseball», ieri ha aggiunto alle preghiere che fa «ogni giorno alla Vergine e al buon Dio» quelle di un centinaio di sciamani. Uomini e donne delle etnie Jivi, Wayúu e Yekuana che, per ore, hanno ballato e cantato per la sua salute, indossando vestiti tradizionali e con in testa copricapi di piume coloratissime. «Siamo venuti da molto lontano per offrire al nostro presidente un rituale sciamanico», ha detto Elías Romero, uno dei leader dell’etnia Cumanagoto, anch’essa presente alla cerimonia collettiva in onore del leader e propiziatoria per la sconfitta definitiva del cancro che l’ha colpito. «Il popolo indigeno è dalla tua parte, caro Presidente, e so che tutti i nostri avi sono con te», hanno aggiunto i delegati delle tribù dei Pemones e Waraos. «Chávez è l’unico presidente che si è preoccupato delle nostre rivendicazioni», hanno poi chiarito tutti assieme in una conferenza stampa i leader degli oltre 500 mila indigeni appartenenti alle 25 etnie che vivono in Venezuela. «Chávez è il gran Cacique dei popoli ancestrali». È con questa formula che gli sciamani hanno conferito al Presidente il titolo più ambito dai condottieri delle civiltà precolombiane. Poi gli hanno donato «un pennacchio benedetto per guarire completamente e al più presto» che lui - completamente calvo a causa dei tre trattamenti di chemioterapia a cui si è sottoposto negli ultimi due mesi - si è messo in testa sorridendo. Il tutto in diretta tv sul canale di stato Venezolana de Televisión, come ogni apparizione pubblica di Chávez che, però, ieri non indossava la sua solita camicia rossa ma, forse imitando il suo amico Fidel Castro, una tuta da ginnastica con i colori del Venezuela, il giallo, il rosso e il blu. «Il pennacchio lo terrò con me per tutta la vita», ha promesso agli sciamani un Chávez visibilmente commosso che, subito dopo, ha aggiunto: «Questa cerimonia è un bagno d’amore, è una medicina per la mia anima e per il mio corpo». Infine ha rassicurato tutti sulle sue condizioni - «la malattia è stata sconfitta e se Dio e tutti i santi vorranno non tornerà mai più» - anche se ha poi precisato che dovrà controllare «in modo rigoroso questo cancro che mi auguro non colpisca più nessuno». E, magari, fare ricorso come ieri anche alle preghiere degli sciamani.