Varie, 12 settembre 2011
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Putnam Hilary
• Chicago (Stati Uniti) 31 luglio 1926. Filosofo (uno dei maggiori studiosi viventi della filosofia analitica) • «È persona straordinariamente soave in assoluto, ma specialmente se si considera che la sua è una mente dalle lame affilatissime, lame che hanno sezionato irreversibilmente la teoria dei numeri, la logica matematica, la filosofia della scienza e la filosofia della mente [...] è il più grande filosofo vivente di lingua inglese, in particolare in quella vasta specialità che va sotto il nome di filosofia analitica. [...] “Ci si aspetta dalla filosofia che ci fornisca delle visioni del mondo, ma ci si deve aspettare anche che lo faccia con solide argomentazioni a supporto. ‘Niente visioni senza argomentazioni’ potrebbe essere il motto del tipo di filosofia a cui aderisco”. Se dovesse scegliere uno, ed uno solo, dei suoi molteplici contributi, in vari campi, quale sceglierebbe? Senza un attimo di esitazione risponde: “La parte che ho avuto, nei primi anni Sessanta, nel dimostrare un teorema di impossibilità, chiamato in gergo teorema DPRM, cioè Davis, Putnam, Robinson e Matyiasevich [...] Nessun computer, per quanto potente, potrà mai decidere se certe equazioni a coefficienti interi (dette in gergo diofantine, da Diofanto di Alessandria, matematico del III secolo dopo Cristo, uno dei padri dell’algebra) possano o meno avere soluzioni costituite anch’esse da numeri interi” [...] Questo problema era stato lanciato sull’agone mondiale dal matematico tedesco David Hilbert nell’anno 1900, tondo tondo, a Parigi. Era il decimo tra altri ventidue problemi che Hilbert profeticamente dichiarava avrebbero occupato le menti dei massimi matematici nel secolo a venire. Sessant’anni dopo, Putnam e coautori lo hanno risolto. Negativamente, cioè dimostrandolo insolubile, ma anche questa conta come soluzione. Putnam aggiunge che i matematici accademici più vecchi di lui e dei suoi coautori avevano cercato di dissuaderli perfino dal tentare. Aggiunge soavemente, ma persuasivamente: “Non si può nemmeno dire, quindi, che, se noi non lo avessimo risolto, qualcun altro lo avrebbe fatto. Era opinione corrente che non bisognava metterci le mani” [...] nuove intuizioni sulla teoria dei numeri e sulla portata di quelle equazioni sono scaturite dal teorema [...] Fondatore indiscusso della branca della logica chiamata logica induttiva e, di conseguenza, di un vasto fiorire di studi sulla teoria matematica dell’apprendimento, cioè della conferma e della smentita automatica delle ipotesi da parte dei dati, Putnam insiste sul fatto che la scienza vera non si lascia ingabbiare da alcuno di questi formalismi, né i suoi, né quelli di altri [...] “Non mi aspetto che la scienza sarà mai ridotta a una formula o a una procedura puramente formale” [...]» (Massimo Piattelli Palmerini, “Corriere della Sera” 29/10/2007) • Vedi anche Antonio Gnoli, “la Repubblica” 31/5/2011.