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 2011  settembre 12 Lunedì calendario

SOKUROV: "SÌ, IL MIO FILM L´HA VOLUTO PUTIN ANCHE SE RACCONTA GLI ORRORI DEL POTERE"

La prima telefonata, non appena ha saputo del Leone d´oro a Venezia, è stata a Vladimir Putin. «Per ricordargli ancora che i politici, lo Stato, devono sostenere il cinema», spiega Aleksander Sokurov. La telefonata ha anche il sapore di "grazie" al mecenate del film: perchè Faust, trionfo del regista più censurato negli anni pre-perestrojka, è stato sponsorizzato dal premier russo. Ci sarebbe di che restarne sorpresi, se il cineasta russo – oggi il più grande e popolare maestro del cinema russo, insieme con l´amico Nikita Michalkov – non fosse una roccia di coerenza, politica e artistica, ribadita da una quarantina di film in oltre trent´anni. Sokurov per primo s´affretta a allontanare ombre d´ingerenza ideologica dal suo film prodotto dalla Proline Film di San Pietroburgo con un budget di 8 milioni, che Putin in persona ha pilotato tra fondo di sostegno e mass media di casa, foraggiati da banche private: «Il film è intriso di cultura russa. Per Putin questo è importante. La Russia non è solo una potenza militare o una riserva di petrolio e gas. Gode d´una eredità culturale enorme: il nostro cinema può promuoverla».
Sokurov, Faust però è un perno della cultura tedesca.
«In Faust c´è tutto, anche la Russia d´oggi. I politici dovrebbero farne il loro livre de chevet, il libro sul comodino. La mia è una reinterpretazione radicale del mito dello scienziato che vende l´anima al diavolo per un sapere onnipotente. Faust è un pensatore, un ribelle, un pioniere, ma è un essere umano, fatto di carne e sangue, guidato da istinti d´avarizia e avidità. Mi sono ispirato a Goethe e Thomas Mann, facendo convergere nel film i temi dei miei lavori precedenti su tre personaggi storici, Hitler (Moloch, 1999), Lenin (Taurus, 2001) e Hirohito, ultimo imperatore del Giappone (Il sole, 2005). Faust chiude la mia tetralogia sugli effetti corrosivi e devastanti del potere e, insieme, esorcizza la mia ossessione per i dittatori».
Dov´è il legame di Faust con i dittatori della storia?
«Nella rappresentazione della tragedia personale di un uomo di potere quando deve affrontare la catastrofe da lui provocata. Anche in Faust c´è un dio, o semidio, al tramonto: la sua caduta ci sprofonda nella faccia nascosta dell´essere umano. La storia stavolta non riguarda picchi epocali del secolo scorso, si svolge all´alba dell´800, ma approfondisce la mia riflessione sull´uomo di potere d´ogni tempo».
C´entra la Russia di oggi?
«Mi hanno definito il cantore della Russia. In una dozzina di film, tra finzione e documentario, da oltre vent´anni esprimo il mio amore per i paesaggi russi, le campagne, le città, il modo d´essere dei compatrioti, molto pragmatici ma anche sentimentali, riconoscenti verso la natura, il vento, i cespugli, l´acqua, la vita. Con questo film, esalto i nostri valori culturali, in particolare, la mia ammirazione per un popolo di coraggio. Noi russi siamo capaci di sopportare i fardelli più pesanti e di resistere con tenacia, com´è successo contro i nazisti durante l´assedio di Leningrado».
Sono proprio questi suoi accenti patriottici a sdoganare film spesso impietosi nell´analisi del potere?
«Nel quotidiano, spesso, siamo costretti all´umiliazione. Ho personali esperienze. Tra il 1978 e il 1987, ho girato due lungometraggi, corti di finzione e sei documentari. Mai nessuno proiettato, per il veto della censura governativa. La perestrojka li ha quasi tutti scongelati. Ma quei dieci anni di quarantena sono stati per me un´esperienza terribile: in nessun modo, però, m´hanno indotto a capitolare. In questo mi sento russo, uno dei tantissimi d´un popolo di coraggio, che combattono, giorno dopo giorno, contro l´assenza di comprensione, o di pietà. Da noi, l´individuo singolo – l´uomo – non ha valore».
La fama mondiale le dà oggi più libertà di affrontare di petto i temi politici più spinosi?
«In Russia sono un autore riconosciuto, anche fuori del milieu cinèfilo, ma le mie posizioni politiche non sono esenti da noie. Sono nato 60 anni fa in un paesino in Siberia, che oggi è sott´acqua, sommerso dall´ennesimo bacino artificiale per un impianto idroelettrico. Ho maturato fin da piccolo una coscienza sociale e ecologica. Da tempo milito per la salvaguardia del patrimonio di San Pietroburgo: ho dato vita a un comitato di difesa dell´eredità architettonica, ora massacrata dall´aggressione immobiliare, e di salvaguardia dei quartieri popolari, svuotati dei loro abitanti dalla speculazione. Girare film, anche su altre epoche, non va disgiunto da uno sguardo lucido e responsabile sul presente. Il buon cinema esprime sempre un Paese idealmente sano».