GIAN LUCA FAVETTO , la Repubblica 12/9/2011, 12 settembre 2011
QUELLE VITE DEGLI ALTRI OSSERVATE DA UN BANCONE
QUELLE VITE DEGLI ALTRI OSSERVATE DA UN BANCONE - Una vita a veder passare le vite degli altri. Guardare e ascoltare, parlare poco e giudicare ancora meno. Gli altri entrano ed escono, e lui lì con la divisa addosso, in redingote: aspetta. È invisibile, ma c´è. Buongiorno e buonasera. Volto imperturbabile, da adattare alla persona che ha di fronte, per offrire a ciascuno la faccia che in quel momento si attende. Consegna e ritira chiavi. Chiama qualche taxi. Prenota qualche ristorante. Fornisce qualche informazione. Sempre rispettoso, autorevole, mai indeciso.
Deve ispirare fiducia. Quando qualcuno si avvicina e dice che ha bisogno di un piacere, che ci sarebbe da fare una cosa, lui annuisce e fa. Anzi, lo sta già facendo. È lì per risolvere problemi e accontentare persone. Ha questo talento: cambia categoria all´impossibile e lo rende praticabile. Tutto qui. Che ci vuole? Niente. Bisogna solo essere uomini e donne con una qualità speciale. Bisogna essere portieri. D´albergo. Di un grande albergo. Una qualità che è una seconda pelle, prima ancora di un lavoro. I portieri dei grandi alberghi sono gli unici esseri al mondo che conoscono l´ongoanga.
Che siano speciali, lo dicono le loro storie. Le loro storie sono i loro clienti. Le avventure dei loro clienti sono le loro avventure. Bizzarre, fuori dal comune, a volte inconfessabili o caricaturali, come certi personaggi votati all´eccesso, al capriccio e all´arroganza. Al limite della realtà. Roba da film, da commedia, da Mille e una notte. I portieri vedono cose che voi umani nemmeno potete immaginare, altro che navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione. In genere, sono cose segrete, che vanno perdute. E invece, ora, alcune sono finite in un libro scritto da Nicolò de Rienzo. S´intitola Nessun problema. Sottotitolo: "I segreti dei portieri dei grandi alberghi". Esce domani da add editore (pagg. 286, euro 16).
Trentaquattro interviste che compongono un carattere, inteso proprio come figura, come maschera: quello del concierge, psicologo e confidente, uomo dei miracoli e punto di osservazione. Uno che parla con sicurezza e signorilità impressionanti e sembra il padrone. In effetti, lo è: non il proprietario, ma il padrone dell´albergo sì. Tutto passa da lui. Non c´era ancora internet e i concierge di tutto il mondo erano già una rete, erano link e network.
Sintetizza uno di loro: «Devo avere la città in una mano e, nell´altra, il mondo. Conosco tutti. Di qualsiasi posto, qualsiasi ambiente, non devo solo sapere che c´è, devo conoscere personalmente il direttore». Ammette un altro: «Spesso dobbiamo fronteggiare situazioni in cui qualcuno vuole andare in camera di qualcun altro o qualcuno cerca qualcun altro che è in camera con uno con cui non deve essere». Sigilla un terzo: «Il 90% delle volte il cliente finisce con il fare quello che dico io o andare dove lo consiglio. Ma la cosa fondamentale è che pensi di avere scelto in libertà».
Trentaquattro ritratti più uno, che è la somma degli altri: il ritratto dell´Italia vista attraverso il bancone, attraverso una porta girevole in cui passa il mondo. Da Venezia a Sanremo, da Milano a Roma, Santa Margherita e Ischia, Capri e Firenze, Abano Terme e Cortina. Dal secondo dopoguerra a oggi, sessant´anni di storia e di storie che riassumono i cambiamenti sociali e culturali di un paese, tic e manie, folklore e speranze, abitudini e passioni. La voce del portiere prende la scena e cuce una trama fatta di principi e dive, capitani d´industria e artisti, nobili e banchieri, nuovi ricchi e grandi sconosciuti, modelle, dame, capi di Stato, agenti segreti, pidocchi rivestiti e gangster.
Ci sono tutti, o quasi: Totò e Anna Magnani, Kim Novak, la famiglia Zanussi, gli Agnelli, Naomi Campbell e Claudia Schiffer, George Clooney e Licio Gelli, il commendator Rizzoli, Barbara Hutton, i Fairchild, i Morgan, i Van Der Bild, Ranieri e Grace Kelly, Liz Taylor e Richard Burton, Bill Gates, von Karajan e i Red Hot Chili Peppers, gli arabi del petrolio, i giapponesi delle macchine fotografiche, i russi dei soldi facili.
Tutti i portieri riconoscono di essersi divertiti. Il lavoro è esaltante: incontri, sorprese, adrenalina, mance. Nulla è normale, dicono. Qualcuno confessa: «Ho vissuto in una prigione, dorata, ma sempre una prigione».
Poi, c´è la storia dell´ongoanga. Walter Ferrari, concierge in pensione dell´Excelsior di Roma, la racconta così. Un giorno si presenta un cliente e dice: «Senta, vorrei un ongoanga». Il ragazzo della reception si scusa, non è da molto in albergo e chiama il vicedirettore, a cui il cliente rivolge la stessa richiesta: «Vorrei un ongoanga». Il vicedirettore prende tempo e chiama il direttore. Il direttore, spiazzato, propone: «La faccio parlare con il portiere, forse può aiutarla lui». Per la quarta volta il cliente ripete: «Vorrei un ongoanga». Il portiere annuisce. «Un attimo solo», dice e si eclissa. Quando torna, consegna una scatolina al cliente, che ringrazia e se ne va. Incuriositi i colleghi domandano: «Ma cosa diavolo voleva quello?». Il portiere risponde: «Un ongoanga, e io gliel´ho dato». Ah, ecco.
La storiella è all´inizio del libro. La leggi e sorridi. Ma per comprenderla appieno, devi arrivare alla fine. Capitolo dopo capitolo, "La tempesta perfetta" e "L´isola che non c´era", "L´uomo venuto dal nulla" e "Un lord alla corte di Agnelli", "L´oro di Napoli" e "Alla scoperta del mondo". La fine del libro è la fine di un viaggio nelle vite degli altri. E un ritorno a casa.