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 2011  settembre 12 Lunedì calendario

UN GIOCO EROTICO FINITO IN TRAGEDIA A ROMA. UN GIRO D´AFFARI DA UN MILIARDO L´ANNO. ECCO CHI SONO I CULTORI DEL SESSO SENZA LIMITI

Chi non fa sul serio, chi vuole soltanto giocare, eccitarsi o scambiare fantasie, è un "vanilla", la parola in gergo che nel mondo del BDSM indica i non iniziati. Che, prima o poi, vengono scoperti e espulsi dal sistema. Perché un conto è dire, come perfino il Censis ha ormai registrato, che un italiano su tre ha fantasie estreme e almeno una volta nella sua vita ha immaginato una situazione di dominazione, e tutt´un altro è entrare in un giro di "addetti ai lavori", con i suoi rituali, il suo linguaggio, i suoi appuntamenti e i suoi locali. E, naturalmente, il suo giro d´affari: se è vero che i pornoshop, circa 700 in Italia, muovono un mercato da un miliardo di euro all´anno, è altrettanto vero che l´ingresso a un party a tema in un privé milanese costa tra i 30 e i 300 euro, secondo il livello dell´ambiente e dei giochi, mentre affittare un dungeon, il luogo per eccellenza dei giochi di sottomissione, si parte dai 200 euro.
Al sadomaso, al fetish, al bondage strizzano l´occhio la moda e la pubblicità, i video musicali e i giochi per adolescenti. Una nuova libertà, o una forma di consumo che può diventare compulsione e dipendenza? Gli esperti cercano di muoversi con cautela, tracciando confini continuamente rimessi in discussione: «Da tempo noi psichiatri abbiamo sostituito il termine "perversione" con "parafilia". Non è stata soltanto una scelta politicamente corretta, ma il riconoscimento del fatto che la sessualità è un ambito di espressione che può essere "regolato" solo in linea di massima - dice Vittorio Lingiardi, psicoanalista, docente alla Sapienza di Roma - Tuttavia i grandi limiti, e cioè la divisione tra chi è adulto e chi non lo è e la necessità che qualunque atto sessuale si svolga tra persone consenzienti non sono sempre sufficienti, come anche la tragedia di Roma dimostra. Maneggiare le metafore è difficile, a volte ce le ritroviamo frantumate tra le mani, o cadiamo nella trappola della concretezza. Se uno va in palestra non per questo diventa un samurai, il rischio è quello di colmare il proprio vuoto attraverso la compulsività e i giochi di potere».
Un po´ come i giovanissimi che dopo aver giocato per ore e ore a uccidere i nemici sul video smarriscono il senso della realtà. «Il sadomaso è vecchio come il mondo - conclude Lingiardi - ma a volte le recite sfuggono di mano». In apparenza, per entrare nel mondo del BDSM basta un clic sulla finestra "accetto" di uno dei tanti siti a tema. Ma i tentativi di esplorare un mondo fatto anche di segreti sono pochi e difficili: «All´inizio - racconta Ayzad, giornalista milanese autore per Castelvecchi della "Guida per esploratori dell´erotismo estremo" - mi sono divertito a discutere con i sessuologi che mi avevano invitato come relatore a un convegno universitario alla Bicocca. Ma ho capito in fretta che siamo troppo lontani».
E se racconti ammiccanti di corsi brevi di bondage "soft" si possono trovare su qualunque rivista femminile, quello vero è diventato, pericolosamente, una pratica da weekend. Gli incidenti sono rari, non altrettanto la sensazione di pericolo e di abuso psicologico che corre tra le righe degli annunci specializzati, dove il limite si sposta sempre un pochino più in là. «È normale che la libido spinga a cercare la novità, ma non ad ogni costo e senza alcun limite. È normale esplorare, essere curiosi, ma quello a cui stiamo assistendo è un nuovo narcisismo sessuale che non necessariamente dà piacere, ma in compenso rafforza l´immagine. Spesso arrivano pazienti che raccontano "imprese" ai limiti dell´assurdo, ma poi confessano di non essersi divertiti affatto - dice Giuseppe Rescaldina, sessuologo e psicoterapeuta - Masters e Johnson ci avevano insegnato che ognuno dovrebbe essere responsabile del proprio piacere, oggi invece esiste una tendenza, che è soprattutto maschile, a "fare di più", a mostrare quanto si è bravi. Mentre forse sarebbe meglio fare meno, e ritrovare un erotismo più semplice».
Non è un caso se certe pratiche sono nate, in Oriente soprattutto, intorno a forme di sacralità e ritualità. «Siamo noi - sostiene Rescaldina - ad averle banalizzate, in una società dove tutto si può comprare, dagli attrezzi alle persone». I locali a tema (ce ne sono a Milano, Roma, Vicenza, mentre nelle altre città la festa è mobile e si sposta tra capannoni e discoteche in affitto, con rigidi dress code e orari che vengono comunicati solo pochi giorni prima, come in un rave party) e i loro organizzatori si battono, almeno a parole, per tenere fuori la prostituzione: «Se scopriamo che una ragazza si fa pagare la mettiamo fuori», spiega G. F., promoter bolognese di serate e rassegne fetish. Nessun gestore di privé, tuttavia, vuole o può rischiare l´incidente in casa propria, ed è anche per questo che, dopo i party, si prosegue nelle case o nei garage, nei casali abbandonati o nei motel. Gli habitué si riconoscono, si scambiano consigli amichevoli ma, soprattutto, cercano di "reclutare" online nuovi adepti. E qualcuno sostiene che donne e uomini non sono uguali in un mondo dove pure, in apparenza, ognuno è libero di offrirsi come schiavo o come padrone. «È un mondo di adulti che tanto bene non stanno - commenta Vera Slepoj, una psicologa che ha spesso sottolineato i rischi di ogni forma di "passione estrema" - e che risente pesantemente della generale frustrazione maschile di questo momento storico. Se il piacere richiede una forzatura, di qualunque genere, è meglio interrogarsi sul perché che spingersi sempre più in là. Ed è un problema con il quale noi terapeuti ci confrontiamo ogni giorno: non è possibile realizzare tutte le proprie fantasie. Dovrebbe pensarci anche chi crea certe immagini: prendiamo Lady Gaga, un´artista meravigliosa che fa musica sontuosa. I suoi video sono sempre "suggestivi" dal punto di vista sessuale, e la sessualità alla quale alludono non è esattamente armoniosa. Naturalmente bisogna distinguere il virtuale dal reale, ma non sempre i più giovani sono in grado di farlo».
Oppure lo sono, ma il desiderio di mettersi alla prova, di piacere e di conquistare è più forte della paura: «Troppe ragazze usano il sesso, anche estremo, come merce di scambio per accedere alla relazione. In questo senso, prendono a prestito gli stereotipi della prostituzione e si illudono di controllare un gioco nel quale in realtà la libertà è pochissima». Non è un caso se mentre catene, legacci e borchie continuano a affacciarsi nelle sfilate i siti specializzati, attraverso i quali passa ormai l´80 per cento del commercio specializzato e degli appuntamenti del settore, affinano ogni giorno di più i loro codici di sicurezza: ingresso vietato ai minori, macchinosi format di consenso, liberatorie a prova di avvocato per la pubblicazioni di immagini "fai da te" che sono fondamentali per gli amatori e per gli annunci privati. Hurt, not harm, cioè far soffrire senza ferire è la regola d´oro. Ma qualche volta non funziona, e a salvarsi non bastano le "parole d´ordine" (ce n´è sempre una che dovrebbe consentire di interrompere il gioco) né qualunque consenso, più o meno lucido, scambiato tra adulti.