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 2011  settembre 12 Lunedì calendario

CACCIA IN TUTTA EUROPA ALL’UNABOMBER DI IKEA —

Un piccolo Unabomber ha dichiarato guerra all’Ikea in Europa. E ha deciso di colpire con micro-ordigni diversi centri commerciali della grande catena svedese. Un giallo dove le informazioni sono scarse. E anche gli indizi. Per questo l’Europol, come si fa quando si è alla ricerca di un varco investigativo, ha sollecitato l’aiuto dei cittadini ed ha diffuso alcune immagini. La prima è la foto dove è ritratto da distante «un sospetto», la seconda è un photofit del probabile attentatore. Chi conduce l’inchiesta è convinto che ad agire sia stata sempre la medesima persona. Quanto al movente potrebbe trattarsi di un tentativo di estorsione anche se non vi è alcuna certezza a riguardo.
Il misterioso personaggio si è messo in caccia a partire dalla primavera. Alla fine di maggio ha preso di mira tre grandi negozi Ikea in altrettante località. Eindhoven (Olanda), Lomme (Nord della Francia), Gent (Belgio). Le immagini di una tv a circuito chiuso lo mostrano avvicinarsi all’ingresso del negozio olandese. Ma invece di entrare lascia qualcosa in un bidone della spazzatura. Quindi si allontana spedito. Poco dopo una deflagrazione. Gli artificieri accertano che lo strano attentatore ha usato un ordigno artigianale, a metà strada tra il fuoco artificiale e la bomba carta. Voleva solo fare rumore e lasciare una traccia della sua azione.
Gli attacchi si ripetono nella prima metà di giugno. Questa volta in Germania. L’uomo prende di mira un magazzino Ikea a Kiel e poi a Dresda. Nel primo caso gli agenti hanno sgomberato il centro commerciale della ditta svedese dopo aver rinvenuto un grosso petardo all’interno dei locali. Nel secondo episodio, invece, la bomba carta deflagra attorno alle 19.45 nel settore cucine. I danni appaiono limitati ma due clienti — una donna di 32 anni e un uomo di 41 — lamentano problemi all’udito. Il botto li ha storditi leggermente. Arriva la Scientifica e le unità antiterrorismo con i cani anti-bomba. Il negozio è perquisito in ogni angolo. Non trovano altro. Il giorno dopo l’Ikea riapre il negozio. Passano un paio di mesi e Mister X torna all’azione a Est prendendo di mira — il 2 settembre — un magazzino a Praga, nella Repubblica Ceca. Gli addetti alle pulizie scoprono un petardo in un cestino della spazzatura. A scopo precauzionale vengono chiusi per alcune ore altri tre centri commerciali. L’Ikea risponde aumentando le misure di sicurezza e le polizie europee accrescono la collaborazione.
Le indagini sono allora ripartite dalle foto sgranate ricavate dalle registrazioni televisive e da un messaggio di posta elettronica inviato in Germania. Una specie di email di rivendicazione con la richiesta di una ingente somma di denaro. «Se non accetterete le mie condizioni, colpirò ancora», avrebbe scritto l’anonimo usando un tedesco alquanto incerto. Allegata c’era la foto di un giovane. La polizia non è sicura dell’autenticità del messaggio: può trattarsi dell’attentatore ma anche di uno «sciacallo» oppure di un matto.
Nel tentativo di indicare un punto da dove partire, l’Europol ha diffuso, sabato scorso, uno scarno bollettino di ricerca. Si cerca un uomo sui 35-45 anni, alto 1,75 circa, capelli lunghi e con gli occhiali, probabilmente dell’Est Europa. Ma sono appigli davvero vaghi. Il sospetto potrebbe aver indossato una parrucca e un paio di occhiali finti. Poi c’è da far chiarezza sul movente. L’attentatore può essere chiunque. Secondo gli esperti il ricorso ai grossi petardi fa ritenere che non voglia far del male ma solo creare pressione sull’Ikea e magari ottenere del denaro. Oppure c’è sempre la possibilità di qualcuno che ha deciso di prendere di mira uno dei grandi marchi internazionale. Un «lupo solitario», come viene definito dagli studiosi, un terrorista fai da te impegnato in una sfida che attira l’attenzione generale.
Nella storia recente del gruppo svedese c’è un precedente che ricorda questa vicenda. Nel 2004 la polizia olandese ha arrestato una coppia di polacchi che aveva nascosto due piccoli ordigni in un negozio ed aveva chiesto alla direzione circa 250 mila euro.
Guido Olimpio