Vittorio Zucconi, D - la Repubblica 10/9/2011, 10 settembre 2011
LO STRANO CASO DELLA SIGNORA LIEBEK
Divenne celebre nel 1992 come il "caffè più caro del mondo". Quando la signora Stella Liebek di Albuquerque, nel New Mexico, si rovesciò in grembo un bidone di caffè rovente che teneva stretto fra le cosce mentre guidava l’auto ustionandosi parti del corpo sulle quali non dovrebbe mai battere il sole, meno che mai cadere una pioggia di liquido bollente, la Grande Multinazionale Interplanetaria del Fast Food fu costretta a pagare 2 milioni e 700mila dollari per danni personali. Successivamente, la corte d’appello ridusse a 480mila la cifra versata a Stella, pur sempre un bel pagare per un caffè. Il caso parve uno degli esempi di questa stravagante giustizia civile americana che permette querele per danni altissimi contro le aziende anche a favore di chi si taglia la gola con un rasoio perché sulla lama non c’è scritto che può essere pericolosa o perché muore fulminato usando un trapano elettrico mentre sta immerso nell’acqua del bagno (casi autentici).
Ma, passati gli scuotimenti di testa (signora mia dove andremo a finire) a volte si scopre che le cose sono molto diverse da come sembravano al momento. Lo strano caso della signora Liebek è diventato, ora che lei se ne è andata all’età di 85 anni e i documenti processuali sono stati aperti, materia di studio nelle facoltà di legge americane. Sono venute a galla verità che spiegano quella cifra mostruosa inflitta dai tribunali alla Grande Multinazionale dell’Hamburger per risarcire una signora un po’ svanitella che stringeva un bicchierone di caffè tra le gambe.
È saltato fuori che la Grande eccetera eccetera, che regola e stabilisce come un laboratorio farmaceutico tutto quello che viene servito, sapeva che il caffè servito nei propri (con rispetto parlando) ristoranti è portato a temperature altissime, molto più alte di quelle dei concorrenti. È mantenuto a 80 gradi centigradi, contro i 50 di un caffè fatto in casa, perché quella temperatura infernale offre due vantaggi: migliora (per chi riesca a sentirlo) il sapore del caffè facendolo sembrare più buono e soprattutto limita moltissimo la "seconda tazza" compreso nel prezzo. Quando il consumatore ha finito di combattere con quel liquido diabolico, gli è passata la voglia di riempirsi un altro bidone a 80 gradi e ricominciare, nella nota impossibilità, come dice un antico proverbio genovese, di "soffiare e sorbire" contemporaneamente.
Anche questo spiega perché la Grande Multinazione ecc ecc incassi un milione e mezzo di dollari al giorno soltanto con il caffè. Un liquido a 80 gradi sulla pelle delicata produce ustioni di terzo grado, le più gravi. Dunque i clienti dovrebbero almeno essere informati che in quel bicchierone è contenuta un’arma impropria, pericolosissima.
Stella, la vittima, non era neppure al volante dell’auto, come si credeva, ma era al fianco del figlio che conduceva. E quando lei scrisse alla Grande eccetera che i trapianti di pelle, i medicinali, le visite dermatologiche e ginecologiche andate avanti per due anni le erano costate 50mila dollari chiedendo cortesemente un aiuto finanziario, l’azienda le rispose picche. Aggiunse anche qualche commento sarcastico, tipo "la prossima volta non si metta il caffè fra le gambe". Fu a questo punto che lei, furibonda, interpellò un avvocato e la querela partì. Persino il giudice in aula s’incacchiò con la Grande Multinazionale della Polpetta Fritta quando chiese di sapere come mai tenessero il loro caffè a temperature così termonucleari e i querelati confessarono di non averne idea. Invece ce l’avevano. Sequestrando ordini di servizio interni, con mandato giudiziario, la verità fu scoperta. Erano ragioni commerciali. "Siete ingordi e incoscienti, mettete a repentaglio l’integrità fisica dei vostri avventori soltanto per vendere più merce", tuonò il magistrato.
Non so dire se oggi il caffè della Grande Multinazionale Galattica sia meno rovente, perché la evito da anni, da quando i miei figli si liberarono dall’incantesimo della polpetta e dei gingilli di plastica inclusi nel prezzo. Ma so di avere imparato un’altra, un’ennesima lezione di vita. Troppo caffè può nuocere alla salute.