Massimo Sideri, Corriere della Sera 12/9/2011, 12 settembre 2011
PARADOSSI DEL WI-FI LIBERO IN CITTA’
La diffusione nelle città italiane del wi-fi, i punti di accesso all’internet veloce senza fili, sembra rispettare la vecchia idea che la rete sarà in un futuro prossimo una commodity come l’acqua o il gas. E le società che lo distribuiscono delle municipalizzate.
A nove mesi dall’abrogazione del decreto Pisanu che ne limitava la diffusione per presunte questioni di sicurezza non si può dire che il wi-fi abbia conquistato il territorio massicciamente ma i punti di accesso si sono moltiplicati. A Milano l’ex sindaco Letizia Moratti ha acceso una rete di hot spot in pieno centro proprio in campagna elettorale. Non le è servita a molto dal punto di vista dei sostegni ma il wi-fi è rimasto. Parallelamente il progetto Free Italia wi-fi, partito dalla Provincia di Roma, si è allargato a macchia d’olio con migliaia di hot spot diventando un vero caso di federalismo tecnologico bipartisan. Un hot spot costa poche decine di euro, gli enti locali hanno la possibilità di usare le reti internet delle società pubbliche già presenti nei centri città e anche i Comuni più piccoli possono usare una piattaforma open source che Nicola Zingaretti ha trasformato in piattaforma politica. Domani sarà integrata la rete del Comune di Venezia ma nel frattempo hanno aderito le Province di Prato, Firenze, Pistoia, Grosseto, Gorizia, Pesaro e Urbino, Cosenza, Savona, Potenza, Bari, Terni, Trapani e Napoli e i Comuni di Torino, Genova e Udine, oltre alla Regione Sardegna e a una manciata di realtà minori.
Insomma, dovendo tirare le somme si potrebbe dire che il wi-fi è una risorsa pubblica mentre il mercato non ha funzionato. Gli operatori telefonici, nonostante il successo di smartphone e tablet, non sono interessati allo sviluppo di una rete aperta che potrebbe cannibalizzare traffico pagato tramite le sim. Inoltre, nonostante il prepensionamento del decreto Pisanu, persiste l’obbligo di identificazione. Lo standard sarà probabilmente la piattaforma sviluppata da Telecom per il Frecciarossa: il riconoscimento avviene tramite carta di credito. Ma per ora il privato si mantiene tiepido. E il pubblico, paradossalmente, ne approfitta per liberalizzare.