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 2011  settembre 12 Lunedì calendario

UN NECROLOGIO PER PIANGERE IL SUO RAPITORE

Si chiama sindrome di Stoccolma, ma potrebbe essere ribattezzata la sindrome dell’Ogliastra. La Sardegna antica terra di sequestri è lo scenario di una storia che rende eterno il complesso rapporto tra rapito e rapitore.
Tutto è celato dietro a un banale necrologio apparso ieri su La Nuova Sardegna: «Cristina Berardi è vicina a Maria Grazia e Tina per la tragica scomparsa del fratello Gianfranco Ara, con profondo rispetto e affetto». Prosa classica, ma contenuto sconvolgente se si notano i nomi dell’inserzionista e del defunto. Gianfranco Ara, morto, forse per un infarto pochi giorni fa, fu condannato dal tribunale di Lanusei a ventotto anni di galera per aver sequestrato proprio quella Cristina Berardi che oggi lo commemora.
Nel giugno del 1987 un commando di cinque persone costrinse l’allora venticinquenne figlia del presidente dell’associazione degli industriali di Nuoro a salire su un’auto nei pressi di Villagrande. Non si trattò di un episodio minore, la ragazza rimase in catene per quattro mesi, fino all’ottobre successivo quando la polizia la trovò tra Seui e Arzana. Negli anni successivi la Berardi era riuscita a perdonare il suo aguzzino al punto di diventare amica delle sue sorelle (a cui è dedicato l’annuncio). Ora, dicono i suoi amici, la morte di Ara ha riportato Cristina a quei giorni lontani, terribili, ma per i quali forse prova una specie di assurda nostalgia. Le catene di allora, ventiquattro anni dopo, sono diventate «rispetto e affetto». E’ la sindrome dell’Ogliastra.