Giorgio Dell’Arti, TuttoTorino anno 2010, 11 settembre 2011
Esiste, anche se è difficile da trovare, l’Opera di Cavour integrale: l’ha pubblicata più di trent’anni fa il Centro Studi Piemontesi (Cavour Tutti gli scritti a cura di Carlo Pischedda e Giuseppe Talamo), quattro volumi, non troppo divertenti: questione irlandese, le ferrovie in Italia, leggi sui cereali, eccetera
Esiste, anche se è difficile da trovare, l’Opera di Cavour integrale: l’ha pubblicata più di trent’anni fa il Centro Studi Piemontesi (Cavour Tutti gli scritti a cura di Carlo Pischedda e Giuseppe Talamo), quattro volumi, non troppo divertenti: questione irlandese, le ferrovie in Italia, leggi sui cereali, eccetera. Esiste anche l’integrale dei discorsi in Parlamento, undici volumi pubblicati a partire dal 1863 (e fino al 1872) dai fratelli Botta di Torino (almeno: questa è l’edizione che ho io). È stata completata pochi mesi fa la stampa dell’epistolario, 32 volumi, un lavoro di mezzo secolo curato prima da Maria Avetta, poi da Carlo Pischedda, infine da Rosanna Roccia, ottomila lettere e con la coscienza che nel mondo ce ne sono altre, ancora sconosciute. In biblioteca, con il bel dorso bianco, fanno la loro figura, ma sono difficili da maneggiare perché, come sa chi segue la mia cosetta a puntate del sabato, Camillo pensava e scriveva in francese, e l’italiano gli dava il mal di pancia. Esiste un altro epistolario di Cavour, con bella rilegatura in verde, realizzato nella prima metà del Novecento, che ha però il grave difetto di raggruppare le lettere per argomento. Può essere utile, ma in genere è meglio l’ordine cronologico. Infine, nel 1991 venne completata l’edizione critica dei Diari (1833-1856), mirabilmente curata da un giovane, sfortunato storico, il compianto Alfonso Bogge (si può ordinare al Poligrafico dello Stato). Ma forse non è questo che la redazione chiedeva con la mail «Ci fai un pezzo sull’argomento: leggere Cavour?». Forse la redazione chiedeva notizie sull’esistenza di biografie che diano conto della vita del conte senza farsi estenuare dal ritmo delle puntate settimanali. Ebbene la biografia per eccellenza è quella del Romeo in quattro volumi, intitolata Cavour e il suo tempo e pubblicata da Laterza all’inizio degli anni Ottanta. È introvabile, ed è comunque di lettura altamente difficile, perché Romeo scriveva purtroppo come scriveva. L’editore gli chiese di farne un’edizione più svelta e il grande storico ridusse le tremila pagine del suo lavoro alle 536 del Vita di Cavour, sempre edito da Laterza e tuttora reperibile in libreria. Meno arduo del Cavour grande, ma sempre tosto. Più divertente, ma impreciso come sempre, il Cavour di MacSmith. Di grande intelligenza il Cavour di Luciano Cafagna, pubblicato una decina d’anni fa dal Mulino (ma perché ostinarsi a scrivere Giovannetti invece di Giovanetti?). Lo stesso Cafagna, nella parte bibliografica del suo saggio, consiglia di leggere, per evitare tormenti, il libro di De La Rive, l’unico tra i biografi che abbia davvero conosciuto il conte e che lo racconta con semplicità e affetto (Williami De La Rive, Il conte di Cavour, De Agostini 1960). Di prossima uscita: per l’editore Salerno un Cavour di Adriano Viarengo (uno studioso di Lorenzo Valerio, che di Cavour fu avversario) e, soprattutto, il Cavour di Gilles Pécout, professore alla Normale di Parigi, che dovrebbe regalarci, sul conte, un punto di vista francese. In Italia lo pubblicherà Einaudi, quest’anno o l’anno prossimo.