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 2011  settembre 11 Domenica calendario

Scusate se torno sul vezzo e sull´abuso dell´aggettivo importante, che in campo calcistico ha già superato attimino

Scusate se torno sul vezzo e sull´abuso dell´aggettivo importante, che in campo calcistico ha già superato attimino. La settimana scorsa avevo individuato in Delneri l´iniziatore. Poi mi ha scritto da Udine il lettore P.G. proponendo un altro candidato: Nedo Sonetti. «Ricordo la fine degli anni ´80 e frasi tipo "abbiamo fatto una partita importante" oppure "siamo stati di un´intensità importante». Ci scherza anche su, com´è giusto: «Adesso la saluto, è ora di cena e mi aspetta una pastasciutta con un sugo importante, forse in cantina troverò un vino rosso altrettanto importante». Molte delle parole importanti sono importate: la peggiore è l´acronimo vip, ed essendo la peggiore è stata ed è la più usata. Lasciamola perdere (tanto, ha già vinto) e concentriamoci su Gasp. Esiste una tradizione di abbreviazioni nei titoli, oltre le otto lettere: pensiamo a Trap, a Zac, a Mou, nel campo degli allenatori, mentre in anni meno fantasiosi (faccio per dire) nessuno chiamava Valc Valcareggi o Bon Bonizzoni. Nell´abbreviazione, o taglio, in prima linea c´è la Gazzetta (Gaz) che non s´accontenta di Ibra, Gila, Dinho, e su Gasperini marcia a tutto gas (p). [Per me, faccia pure, può anche essere una strada nuova e, se applicata su vasta scala, permetterebbe di risparmiare spazio. Ecco una formazione dell´Inter( 4-3-3): Juc; Zan, Ran, Sam, Chi; Stan, Cam, Thim; For, Mil, Paz. Suona un po´ nordcoreana, ma ha un suo fascino. Però se fossi Gasperini scriverei due righe cortesi al dir della Gaz chiedendo di poter essere/avere un cognome e non un´esclamazione da fumetto. È la popolarità, dirà qualcuno. Forse, ma non sempre si applica la legge del taglietto, meno pesante di quella del taglione. Donadoni mai stato Don né Ancelotti Anc né Spalletti Spa, ma nemmeno Colantuono Col o Ficcadenti Fic o Tardelli Tar. Forse anche per questo il carattere di Gasperini s´increspa e a ripetute domande su Sneijder, che finirebbe in panchina stasera a Palermo, risponde: «Sneijder è un problema vostro, non mio». A parte l´evocazione, non so quanto volontaria, di una famosa battuta di Woody Allen, vorrei dire a Gasperini che si sbaglia: Sneijder è un problema suo, non nostro. Noi avremo i nostri e lui ha i suoi: tra i quali Sneijder. Uomo avvisato, con quel che segue. Oltrepassaparola, fase successiva a passaparola. Giro della Padania. Finalmente è finito. A giocarci con gli anagrammi (Pedalando ragliai. Pallido andare, già) non si ottiene molto. A ragionarci su, forse qualcosa. Primo: i corridori non si toccano. Mai. Secondo: meglio l´indifferenza del contatto ravvicinato, però è opportuno far rilevare che i punti più caldi coincidono con città e paesi che hanno visto più attiva la Resistenza. Terzo: è innegabile che si tratti di una operazione più vicina alla politica che allo sport. Non è la prima volta, se pensiamo a Forza Italia e ai suoi aderenti (gli Azzurri). Classico esproprio (non proletario). La Lega ha fatto una furbata, se la va la gh´ha i gamb si dice a Milano. È andata perché l´hanno lasciata andare quelli che potevano bloccarla, almeno facendo cambiar nome alla gara. Parlo di Renato Di Rocco, presidente federale, e di Gianni Petrucci, presidente del Coni. Non solo l´hanno lasciata andare ma hanno pure cercato di giustificarsi con un´arrampicata di sesto grado sui vetri. Non riuscita: voto 2. [Due buone notizie: il nuovo stadio di proprietà della Juve (su idea della cosiddetta Triade, quanno ce vò ce vò) e la nuova iniziativa (7) della Fiorentina nel campo del fairplay (il cartellino viola che ogni mese segnalerà il gesto più sportivo). Slogan: «Per vincere davvero non basta vincere». Non so se avere uno stadio porterà enormi benefici alle casse sociali, quello che mi interessa è che, così, la Juve chiama in causa la sportività dei suoi tifosi. Pubblico a sei metri dal campo, niente barriere, ecco una sfida di civiltà che prima o poi si doveva fare ed è sintomatico lo faccia la squadra che in Italia ha più tifosi. In questo panorama confortante, non riesco a immaginarmi la faccia di Abete seduto in uno stadio che si fregia di 29 scudetti, come se i verdetti della giustizia sportiva valessero zero. E nemmeno capisco cosa ci sia dietro alla richiesta juventina all´Uefa di estromettere l´Inter dalle competizioni europee. Non era mai successo, nella storia del nostro calcio, e non può essere solo la voglia di andare incontro alla pancia dei tifosi più esasperati. C´è un processo penale ancora in corso e aspettiamo le sue sentenze. Le sentenze di quello sportivo sono definitive. Non sembra che si stia percorrendo la via migliore per stemperare le tensioni, né basterà, quando Juve e Inter si incontreranno, appellarsi al buon senso dei calciatori. Mettiamocelo tutti, il buonsenso. Di talebani negli stadi ce ne sono già troppi.