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 2011  settembre 11 Domenica calendario

LONDRA

Si capisce subito che non è una strada come le altre. Una sbarra impedisce l´accesso alle auto, due agenti in uniforme decidono quali vetture lasciare entrare e controllano perfino chi prova a percorrerla a piedi.
«Sono un giornalista», dico esibendo il tesserino, di solito funziona come lasciapassare. Stavolta ottiene l´effetto contrario. «L´ingresso non è consentito ai media, a meno di un´autorizzazione scritta», annunciano gli agenti. Più tardi scopro che i tizi in divisa appartengono al Diplomatic Protection Group, unità speciale di Scotland Yard dedita alla protezione del corpo diplomatico straniero. Varie ambasciate, tra cui due considerate a rischio di attentati, quelle di Israele e Russia, figurano tra gli edifici di Kensington Palace Gardens, questo il nome della strada chiusa al traffico. I poliziotti sono lì per proteggere gli ambasciatori. Ma contribuiscono ad erigere una barriera invalicabile anche attorno agli altri abitanti della via, ai quali tuttavia non mancano i mezzi per assoldare un esercito di guardie del corpo, se solo volessero.
Kensington Palace Gardens è l´altra faccia della luna: il luogo economicamente più distante da Hackney e dalle altre periferie di Londra, dove il mese scorso sono esplose le proteste, le violenze, i saccheggi che hanno scioccato la nazione. Farci una visitina non spiega i disordini che hanno messo a ferro e fuoco la capitale, ma illustra fino a che punto è arrivato il gap ricchi-poveri nella metropoli più grande d´Europa.
Ciascuna delle decine di sontuose residenze che adornano Billionaires´ Row, il "Viale dei Miliardari" come l´hanno soprannominato giornali e tv, costa in media 20 milioni di sterline, circa 24 milioni di euro. Alcuni degli uomini più ricchi del mondo hanno scelto di abitarci. Come Lakshmi Mittal, il re dell´acciaio indiano, numero uno nella classifica annuale del Times sui mille più ricchi di Gran Bretagna, che nel 2004 acquistò una di queste case da Bernie Ecclestone, il patron della Formula Uno, per 57 milioni di sterline (65 milioni di euro). Non contento, due anni dopo Mittal ha comprato sempre qui una seconda villa, stavolta per 117 milioni di sterline (134 milioni di euro) e da Noam Gottesman, tycoon degli hedge fund londinesi. Tra i suoi vicini c´è Jon Hunt, fondatore di Foxtons, una tra le più esclusive agenzie immobiliari della capitale britannica. Poco più in là andrà ad abitare il petroliere russo Leonid Blavatnik, che si sta facendo costruire una struttura sotterranea con piscina, palestra e cinema privato. L´ultimo arrivato è invece Roman Abramovich, che qualche settimana fa ha acquistato una villona bella e pronta, sempre sulla stessa strada, per 90 milioni di sterline.
Non a caso, nella versione inglese del Monopoli, la strada dal valore più alto per decenni era stata Mayfair e ora è Kensington Palace Gardens. Lo certifica anche il rapporto di un´agenzia immobiliare che l´ha appena eletta «strada più costosa del Regno»: le sue case valgono mediamente cento volte più della abitazione media britannica. Tra i suoi residenti miliardari c´è anche una testa coronata, il sultano del Brunei, e un altro che sarà re un giorno, il principe William, il quale ha scelto Kensington Palace, il palazzo in cui crebbe con la mamma Diana, come residenza londinese per sé e per la moglie Kate, nei periodi in cui la coppia non starà nel più modesto cottage del Galles vicino alla base dell´Air Force dove lui presta servizio.
Se 20 milioni di sterline per una casa vi sembrano tanti, tutto è relativo: un monolocale a Hyde Park One, il condominio più costoso del mondo, inaugurato in gennaio all´angolo dell´omonimo parco londinese, costa 4 milioni di sterline; e ciascuno dei quattro appartamenti all´ultimo piano è stato venduto per 150 milioni. I ricchi a Londra non sono mai mancati, certo, ma ora questa è diventata la patria dei super-ricchi, la capitale del "Rich-stan", il sultanato della ricchezza, come lo definisce un libro sull´argomento: ottantunomila persone sparse fra Europa, Asia e America, con un patrimonio al di sopra dei 50 milioni di euro, tremila delle quali arrivano a 500 milioni di euro e un migliaio al miliardo (o più). Di questi mille, una cinquantina abitano a Londra e altrettanti appena fuori città. «Membri di una super-élite, di una comunità transnazionale che vive in una realtà separata, in un mondo diverso, inimmaginabile dai comuni mortali», così li descrive Chrystia Freeland, editorialista del Financial Times, in Plutocrats, un libro-inchiesta sulla nuova super-classe. Come hanno accumulato una tale ricchezza? La maggior parte, il 47 per cento, sono self-made-men, si sono fatti da soli approfittando della globalizzazione e della rivoluzione informatica; solo il 16 per cento ha ereditato. Percentuali che sessant´anni fa andavano capovolte, allora la maggioranza aveva ereditato la ricchezza, la minoranza se l´era fatta da sé. Ma un secondo elemento caratterizza l´ascesa dei nuovi plutocrati: leggi e mutamenti politici che li favoriscono, deregulation finanziaria, riduzione delle imposte su reddito e investimenti. È la tesi di Winner-Take-All Politics ("La politica del chi vince piglia tutto"), un altro libro sul fenomeno dei super-ricchi, che denuncia «una società malata, in preda a livelli di diseguaglianza mai visti dall´epoca della Grande Depressione degli anni Trenta».
Venire a Kensington Palace Gardens, dare un´occhiata al Viale dei Miliardari, per rendersene conto. Ammesso che l´agente dietro la sbarra vi lasci passare.