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 2011  settembre 11 Domenica calendario

Dottor Philippe Jave, 41 anni, 137bis Bd. Haussmann. Eveline Jave, moglie, 28 anni, nata Le Guerec a Concarneau»

Dottor Philippe Jave, 41 anni, 137bis Bd. Haussmann. Eveline Jave, moglie, 28 anni, nata Le Guerec a Concarneau». Luoghi: «Cannes, Nizza, Costa Azzurra». Automobile: «Pontiac, beige». Settembre 1956, Georges Simenon sta per scrivere Maigret si diverte, il cinquantesimo libro della fortunata serie. Senza aver ancora pensato né all´incipit né alla trama, prende una busta gialla, formato commerciale. Sul retro annota poche informazioni. Nome, età, indirizzo, parentele, peso, altezza. Dettagli, tracce. Una scheda segnaletica per ogni personaggio. Lo ha sempre fatto. Ce n´è una persino per «Jules, François, Amédée Maigret, nato a Saint-Fiacre par Matignon, orfano di padre a diciannove anni, studi (incompiuti) di medicina, alto un metro e ottanta, espressione preferita: "Io non credo niente"». alla vigilia di ogni romanzo, lo scrittore ripete gli stessi, precisi gesti. Un rito, un´ossessione. La busta gialla è uno dei feticci della sua meticolosa preparazione, insieme ad altri oggetti. L´immancabile pipa, il thermos, delle matite temperate, e "Tiki", una scimmietta di ebano che lo scrittore accarezza sulla testa. Cimeli che saranno esposti in una grande mostra - "Georges Simenon, percorso di uno scrittore belga" - che s´inaugura tra qualche giorno a Bruxelles nel nuovo Museo delle Lettere e Manoscritti. Un omaggio al più famoso autore del Paese: Simenon è nato nel 1903 a Liegi, dove inizia la sua breve carriera da giornalista. I documenti, alcuni inediti, rievocano il prodigioso talento dello scrittore - l´esposizione contiene anche i messaggi d´ammirazione del premio Nobel André Gide - e i segreti della sua inconfondibile prosa. «Il mio stile è scialbo - diceva Simenon - ho lavorato tanto per arrivarci…». E ancora: «Non scrivo: Pioveva a dirotto. Scrivo: Maigret era fradicio». Dietro alle piccole abitudini, quasi insignificanti, si nasconde il mistero dell´Officina Simenon. Genio e regolatezza, un combinato rarissimo. Due, tre, persino quattro romanzi all´anno. Quasi mezzo secolo di produzione ininterrotta. Uno degli autori più prolifici della storia della letteratura. Gli esperti litigano tuttora per sapere quanti libri abbia scritto: secondo l´ultimo calcolo, sarebbero 431, tra romanzi, racconti e testi autobiografici, ma l´autore aveva utilizzato anche decine di pseudonimi di cui si è perso il conto. Un appetito insaziabile. Collezionava manoscritti come le donne, talvolta unendo le due cose insieme, miscela indispensabile alla sua creatività. Il momento che precede il lavoro di scrittura è devastante. Una tormentata manovra di avvicinamento. Simenon incontra prima un personaggio, ricrea il suo universo, quella famosa «atmosfera» che tanto gli è cara. Basta una stagione, un odore, un´impercettibile sensazione. La storia, in fondo, è solo un pretesto. In questa fase, la sua famiglia assiste a una sorta di trasfigurazione. Lo scrittore gaudente diventa grigio in volto, improvvisamente malmostoso, febbricitante, intrattabile. «Sta covando un´influenza», pensa la prima volta Denyse, la moglie canadese e madre di tre dei suoi quattro figli. No, sta covando un libro. Simenon sparisce, parte a bordo della sua Bmw oppure cammina per le strade come un ossesso. Prende appunti. «Ha incominciato presto ad annotare piccole cose come il titolo del romanzo, il disegno di una casa» ricorda il biografo Pierre Assouline, giornalista a Le Monde e autore di un Autodizionario Simenon. Per scegliere il nome dei personaggi sfoglia l´elenco telefonico. «La scelta - continua Assouline - dipende dalla sonorità oppure dal caso». Seleziona centinaia di nomi, indirizzi. Rilegge a voce alta, fino alla folgorazione. Sulla scrivania, apre piantine di città, consulta orari delle ferrovie. «Il rituale delle buste gialle è cominciato per caso, ma siccome era feticista e superstizioso, temeva che senza ripeterlo sarebbe rimasto in panne». Poi arriva il giorno. Simenon è finalmente pronto a scrivere. Entra in un altro mondo. Vietate le visite, il telefono è staccato. Finestre e persiane chiuse, lavora solo con luce artificiale. «Nessun incidente deve disturbarlo - racconta il biografo francese - Prima di ogni romanzo fa venire un medico per visitare lui e tutta la sua famiglia». Una volta il figlio Pierre si ammala mentre Simenon sta scrivendo il quarto capitolo di un romanzo. Il padre è costretto a interrompersi. Non ricomincia più, butta al macero il manoscritto. La giornata tipo comincia alle 6,20. Lo scrittore fa una doccia fredda, prepara una bevanda calda da solo in cucina. Alle 6,30 è già rinchiuso nel suo ufficio. Si porta un thermos con vino, whisky, tè o caffè a seconda del momento. Sulla scrivania ha la collezione di pipe. Almeno otto devono essere riempite con la speciale miscela di tabacco ordinata alla Dunhill. «A riposo o al lavoro, dalla mattina alla sera: Simenon ha fumato dai suoi diciassette anni fino alla morte» racconta Assouline. In un astuccio di pelle rossa tiene una decina di matite temperate. Simenon ha sempre usato la macchina da scrivere, tranne nell´ultima parte della sua vita, ma anche questo è un gesto scaramantico. Fuori dalla porta è appeso il cartello «Do not disturb», un altro dei suoi feticci, forse il più scontato. Il programma di scrittura procede all´interno di una rigida gabbia temporale. Tutto è segnato su un calendario. Un capitolo al giorno. Tre ore di scrittura al massimo. Alle 9,30 esce dal suo ufficio, sospende il lavoro fino all´alba successiva. Nove giorni, nove capitoli. Intenso e definitivo. Il decimo giorno il libro è terminato. «Con lui, il primo getto è anche l´ultimo - racconta Assouline - La sua correttrice, Doringe, fa solo una rapida ripulitura delle bozze». Ogni volta che termina un romanzo, ricorda il biografo, Simenon prende il pacco di fogli e, scuotendolo davanti ai suoi figli, dice: «Faccio cadere gli avverbi». Sul calendario della compagnia Pan Am utilizzato per la scrittura di Maigret si diverte le croci rosse - il suo tour de force - cominciano giovedì 6 settembre e finiscono il giovedì 13. Ora e subito. Il rapporto con la scrittura non prevede pause, né rinvii, l´unico limite è fisico. «Quando scriverà finalmente un grande romanzo?» chiedevano giornalisti e lettori. «Non potrei mai resistere» rispondeva Simenon. Nel settembre 1956 è nella sua villa Golden Gate a Cannes. Il romanzo - 184 pagine nell´edizione originale del 1957 - comincia e finisce in otto giorni. Dal 24 al 26 settembre annota le croci blu, per le correzioni. Il sabato successivo, Simenon ha già segnato un appuntamento a pranzo con Jean Cocteau e Pablo Picasso. È tornato in sé. Un uomo guarito, libero, ma solo per poco.