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 2011  settembre 11 Domenica calendario

STEPHAN-ANDREAS CASDORFF

robert birnbaum, antje sirleschtov
Berlino - Per salvare l´euro ci vuole rigore, ma anche pazienza con la Grecia: noi tedeschi dovremmo ricordare gli sforzi dopo la Riunificazione. Lo dice la cancelliera Angela Merkel in quest´intervista a Der Tagesspiegel.
Signora cancelliera, per la maggior parte dei cittadini Europa vuol dire burocrazia e divieti. Per lei che significa Europa?
«Io non sono così pessimista. La gente vede anche gli aspetti positivi, se pensa all´Europa. Viaggia in molti Paesi senza passaporto né cambio di valuta. I giovani studiano in Europa come a casa. Europa significa pace e convinzioni comuni».
La pensa diversamente dalla maggior parte dei tedeschi?
«Nonostante tutte le differenze culturali, noi 500 milioni di europei condividiamo gli stessi valori costitutivi, abbiamo fondato i nostri Stati sui pilastri della libertà e della dignità umana. E´ molto rassicurante che noi tedeschi non dobbiamo difenderci da soli nel mondo della globalizzazione. In un mondo di 7 miliardi di persone, noi europei possiamo difendere i nostri interessi e valori solo come Comunità».
Helmut Kohl le ha chiesto passi più coraggiosi. Che cosa è pronta a osare in nome dell´Europa?
«Per un´Europa forte sono pronta a osare il necessario e a fare ciò che è ragionevole. L´euro costituisce il fondamento dell´Europa. Con l´euro 17 Stati si sono legati nel modo più stretto. Ma questo fondamento non si è ancora mostrato impermeabile a tempeste e crisi. Dobbiamo prendere il male alla radice, e questo male è l´alto indebitamento».
Come?
«Dobbiamo fare passi verso una politica finanziaria ed economica maggiormente concordata. Ogni Paese membro dell´euro deve mantenere gli impegni concordati con i partner. I primi successi sono già visibili. Ovunque nell´eurozona si parla di un tetto costituzionale al debito. Dobbiamo verificare come affidare competenze all´Europa nell´ambito dei trattati esistenti, e riflettere se cambiare i trattati. L´integrazione europea comunque va spinta avanti».
Alla fine verranno gli Stati Uniti d´Europa?
«Io credo di avere prima di tutto la responsabilità di varare adesso passi concreti per un´integrazione europea approfondita. Non mi chiedo ora come potremo definire un giorno la situazione istituzionale che si creerà alla fine d´un lungo processo europeo».
Ma nell´Europa unita futura gli italiani avranno voce in capitolo sul nostro bilancio?
«Non si tratta semplicemente di cedere competenze. Ripeto: dobbiamo garantire che le decisioni tra gli europei siano anche rispettate. Chi rispetta gli impegni non deve temere sanzioni».
Abbiamo bisogno di più garanzie che gli Stati indebitati rispettino i loro impegni?
«Dobbiamo poter reagire in modo più duro a livello europeo contro politiche che contraddicono gli impegni presi. Siamo tutti sulla stessa barca, e tutti devono capire che basta l´errore di uno solo di quelli a bordo per mettere in pericolo tutti».
La Germania potrebbe revocare le sue garanzie? Per esempio alla Grecia…
«La Grecia sa che ottenere i crediti dipende dal suo rispetto di impegni e doveri. Quanto alle garanzie ai crediti, poggiano sulla consapevolezza del fatto che non è solo la Grecia ad avere un problema: l´euro nell´insieme è in pericolo se la Grecia è sotto pressione. Facciamo qualcosa per tutti noi in Europa concedendo alla Grecia garanzie sui crediti, per mantenere stabile il nostro euro».
Quanto a lungo può la Grecia contare sulla nostra solidarietà?
«Stiamo parlando di un processo in atto. Non si può rimediare in una notte a errori commessi per anni. Pensate al processo della Riunificazione tedesca. Quanto a lungo è durato, all´inizio degli anni Novanta, quanto tempo è stato necessario per costruire nuove strutture amministrative, per diffondere conoscenze e consapevolezze, per privatizzare».
Non teme il sorgere di un movimento nazionalista?
«Ci troviamo nel mezzo di un processo politico molto complesso, molte persone dubitano di un lieto fine. In momenti del genere la tentazione di soluzioni semplici e veloci è grande. Ma non abbiamo davanti soluzioni semplici».
Che cosa vuol fare contro simili tentazioni?
«Dire alla gente che questo processo ha bisogno di tempo. Anche per questo sono contro gli Eurobond. Sembrano una soluzione semplice, ma non risolvono i problemi perché non colpiscono le cause. Capisco la tentazione di chiudere la discussione con una scelta, ma dobbiamo procedere passo passo».
(Copyright © Der Tagesspiegel e La Repubblica per l´Italia)