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 2011  settembre 11 Domenica calendario

GRIGNETTI SULLA STAMPA

Avevano bevuto tanto, per darsi coraggio. Avevano pure fumato un po’ di hashish, per prenderla a ridere. E poi avevano tirato tardi, girando per locali, aspettando il momento giusto per la «grande avventura» della notte. Sì, che avventura. Quello di venerdì notte doveva essere un gioco torbido, sesso estremo, un insieme di corde che ti appendono al soffitto, la sensazione di morire, labbra che ti sfiorano, emozioni forti. Cercavano il sesso all’orientale come avevano visto in tanti libri, film strampalati e cartoni animati, ma niente di più. E’ finita tragicamente. Paola morta. Federica in coma. Soter, l’unico uomo, il «maestro» di bondage, in carcere con l’accusa di omicidio volontario.

Di Paola Caputo, 24 anni, leccese trapiantata a Roma per l’università e costretta a turni di call center per sopravvivere, resta una frase di dolore lancinante, sul suo sito personale: «Se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo!». Il suo tunnel era un corpo che non amava. Chi l’ha conosciuta, la ricorda come una ragazza solare, allegra, dalla risata contagiosa. Lei ci provava sul serio ad arredare il suo tunnel. Che però non aveva luce alla fine, ma il buio di locali dove si pratica il sesso estremo, dove ti legano come un salame e ti appendono al soffitto. Paola da qualche anno frequentava questi strani giri. E ci si trovava bene. Era attratta irresistibilmente dal mondo underground romano dove poi scattava foto bellissime.

E’ in questo girovagare per la notte che Paola ha conosciuto Federica Fantini, 23 anni, qualche scivolone nelle droghe, assidua al Cespp, un centro che si definisce di «psicologia popolare» a Tor Bella Monaca, dove l’avevano aiutata a uscire dalla dipendenza. Sempre al Cespp, peraltro, era di casa Soter Mulè. E con lui, ingegnere di 42 anni, animo irrequieto che al quadrato lavoro dell’ingegneria meccanica preferiva la musica rock, la fotografia, il mondo virtuale del web, e la pornografia più estrema, Paola e Federica hanno imboccato una strada oscura che le ha portate a parcheggiare in piena notte nel garage sotterraneo di un ufficio dell’Agenzia delle Entrate a via di Settebagni, angolo Raccordo Anulare.

Erano le tre della notte. Soter, Paola e Federica si sono nascosti nelle viscere del palazzo di via Settebagni perché avevano progettato una seduta specialissima di «shibari», parola giapponese intraducibile che sta per «legatura erotica». In teoria, però, i legacci non dovrebbero mai passare per la gola. Così insegnano nei manuali. Ma a Soter, Paola e Federica la versione normale non bastava. E così, ma la polizia sospetta che non fosse la prima esperienza, i legacci sono passati anche per la gola in modo da semi-strangolare la sottomessa. Una sorta di soffocamento che ricorda molto quello del film «L’impero dei sensi». E siccome non bastava, hanno pure organizzato una sessione doppia, con due vittime legate tra loro in una sorta di bilancia erotica: unite una all’altra da un nodo scorsoio che simulava l’impiccagione, una si dava la spinta con i piedi per andare all’insù, l’altra poteva mettere in piedi in terra e rifiatare. Nel frattempo, una mezza asfissia che aumenta il godimento.

E’ a questo punto, attorno alle 4 del mattino, che qualcosa nel «gioco» è andato storto. Una delle due ragazze deve essere rimasta troppo tempo per aria, e non è stata più in grado di tenere il ritmo. E’ svenuta perché era mancato per troppo tempo l’ossigeno. Si è afflosciata sulle ginocchia. Ma così facendo, ha tirato a sé troppo la corda, che immancabilmente ha strangolato l’altra. Paola Caputo è morta mentre la sua amica boccheggiava ai suoi piedi, e intanto l’ingegner Mulè si rendeva conto di avere spinto troppo in avanti le cose, e realizzava per di più di non avere neanche con sé un coltello per interrompere la bilancia. E’ corso in macchina, al garage del piano di sopra, ma quando è tornato indietro non c’era più nulla da fare. Ha avuto l’onestà di chiamare i soccorsi.

PERONACI SUL CORRIERE
ROMA — Il suo nome di battesimo in greco significa «salvatore», ma l’altra notte quest’ingegnere meccanico dalla personalità proteiforme, mago dei computer e delle tecniche sadomaso, non è riuscito a fare il gesto più semplice: afferrare in tempo il coltello portato assieme ai suoi sex toys, i falli finti e le maschere, le palline e gli stimolatori clitoridei muniti di scarica elettrica, e liberare Paola dalla stretta mortale della corda attorno al collo. No, Soter Mulè, fotografo rinomato nella consorteria di amanti del sesso estremo che anima il web (e che nella realtà spazia da sordidi garage a modaioli vernissage d’arte contemporanea), quella povera studentessa, sua amica da tempo, non l’ha salvata.
E allora, adesso che è finito in carcere a capo chino mentre ripeteva come un mantra «le ragazze erano consenzienti», è anche nel suo passato, nelle sue manie e nei colpi di genio, che la polizia è costretta a inoltrarsi.
«Soter? Un professionista, una persona raffinata, colta, non certo un esaltato. Da anni partecipa con le sue foto ispirate al bondage ai miei festival d’arte erotica», giura Ilaria Aquili, organizzatrice di eventi nella decina di locali romani aperti al sadomaso. Ma se è così, cosa diavolo ci faceva il bell’ingegnere dalla faccia da ragazzino in un lurido sotterraneo di periferia? «È questo che ci sconvolge. Di certo non delle fotografie, perché avrebbe scelto altre modelle, non così grasse, e poi perché quello non poteva essere un set: mancavano luci, fondali, il truccatore... Deve essere stato un impulso, un gioco cretino». Un gioco, già. Solo che ora rischia fino a 18 anni di carcere.
È una vita percorsa tra gli estremi di una indecisione perpetua quella di Soter, il ragazzo perbene diplomato nell’istituto delle Religiose dell’Assunzione e poi laureato a Tor Vergata, che fino a ieri dormiva a casa della madre a Nemi, alle porte di Roma, e collaborava con la Ceo & Founder, società informatica in cerca di talenti. Un quarantenne come tanti, a cui però il bondage e lo shibari dovevano aver smosso qualcosa di serio e profondo nella sua psiche irrisolta. Come nickname aveva scelto Kinbaku, che è l’altro modo di definire la tecnica giapponese di trarre orgasmi dalla legatura del corpo. Nel profilo Facebook aveva inserito lo scrittore di fantasy George R.R. Martin ma anche il crudele amministratore di sistemi Bofh, l’Operatore bastardo venuto dall’inferno; tra i suoi idoli musicali ecco gli psichedelici Cardiacs; i videogiochi, un’altra passione; e tra gli hobby, oltre alla fotografia e alle banche-dati, il Kung Fu. «Ho fatto il fotografo quando non ci capivo niente — aveva ammesso su una community su Internet — e ora non so come essere un buon fotografo. Nel frattempo scatto, scatto, scatto...». È un groviglio di personalità inquietanti, questo Soter Mulè: scienziato, «bamboccione», iper-trasgressivo. Lo stesso che lunedì scorso, alle 11.49, aveva lasciato scritto su Facebook: «Qualcuno stanotte è morto».
Uno scherzo, una premonizione? Oppure qualcosa di terribilmente più concreto? Anche queste quattro parole, adesso, finiranno al vaglio del capo della Squadra mobile romana, Vittorio Rizzi. Tanto più che, in un post immediatamente successivo, Pischella Bionna Incazzosa aveva risposto: «Chez moi aussi», anche a casa mia. Non è che, in questa storia insieme surreale e tragicamente vera, di morti ammazzati dal bondage ce ne sono altri?
Fabrizio Peronaci

ESTER PALMA SUL CORRIERE
ROMA — Una porta di metallo verniciato di verde, i tubi rossi della caldaia, il grigio delle pareti: sono le ultime cose che hanno visto gli occhi scuri di Paola Caputo, 24 anni, all’alba di ieri mattina, prima di chiudersi per sempre.
Una morte assurda la sua, vittima di un gioco erotico finito male, strangolata dalla corda stretta al collo e ai polsi in un garage sotterraneo in via di Settebagni, estrema periferia nord della Capitale, utilizzato da clienti e dipendenti dell’Enav e dell’Agenzia delle Entrate. L’altra ragazza che partecipava allo stesso «gioco», Federica F., romana di 23 anni, è ricoverata in ospedale in prognosi riservata: ha sofferto di una «ipossia cerebrale prolungata», il cervello che rimane senza ossigeno per lunghi, interminabili minuti, i medici temono che possa avere riportato danni permanenti. L’uomo che «dirigeva» la seduta di bondage, pratica erotica estrema, è stato arrestato: per lui, Soter Mulè, ingegnere quarantaduenne, fotografo e appassionato di sesso senza regole, l’accusa era di omicidio volontario, ma nel corso del pomeriggio di ieri è stata derubricata in omicidio preterintenzionale: le due ragazze erano consenzienti, e forse non era neanche la prima volta che i tre si ritrovavano per mettere in atto qualcuna delle fantasia estreme e perverse magari accese da un sito Internet o da qualche rivista specializzata.
Quella che ha ucciso Paola e ridotto in fin di vita Federica si chiama shibari, è una tecnica giapponese usata nei tempi antichi per legare i prigionieri, poi si è trasformata in un gioco sessuale raffinato e rischioso, in una trasgressione che può sembrare alla portata di tutti: «Un modo per sublimare i sensi, un’altra via per raggiungere il piacere e l’appagamento», lo definisce il sito di bondage e sadomaso «Sottile piacere», che Federica ha tra gli amici di Facebook. Venerdì sera lei, Paola e l’ingegnere si vedono in un pub sulla Casilina, bevono, forse fumano marijuana. L’alba si avvicina, sono di nuovo nella macchina di lui (dove gli investigatori troveranno falli di gomma e altri attrezzi da sexy shop) quando è proprio Mulè a lanciare l’idea.
Detto e fatto: Federica propone di andare nel garage dell’Agenzia delle Entrate, nei cui uffici lavora come usciera per conto di una società esterna. Finiscono nel vano caldaia del sotterraneo vuoto e desolato, lui inizia a legarle, passando la stessa corda sul grosso tubo della caldaia e poi in varie parti del corpo delle ragazze, fino al collo e ai polsi. Un ultimo nodo e le due giovani finiscono appese, a farsi da contrappeso l’una con l’altra: una scende verso terra, l’altra sale verso l’alto con un saltello, dandosi la spinta con le punte dei piedi, come una specie di grottesca altalena. Lo strozzamento che la corda provoca al corpo che sale dovrebbe produrre anche una sensazione simile all’orgasmo, fra dolore e piacere. Ma dopo un po’ il «gioco» si trasforma in tragedia, all’improvviso: Paola, bruna e molto florida, lunghi ricci e labbra morbide, si accascia sul pavimento, svenuta forse per l’apnea prolungata, e muore in pochi secondi, Federica, che inconsapevolmente la strozza col peso del suo corpo, inizia a boccheggiare.
L’uomo cerca di tagliare le corde con il coltello che ogni esperto di bondage dovrebbe avere con sé per evitare rischi, ma non ci riesce o è troppo tardi. Terrorizzato, chiama il 118, Federica arriva in ospedale alle 5.30 di ieri: oltre all’ipossia, i medici le trovano segni rossi e profondi sul collo e una cicatrice sul polso sinistro. I suoi amici davanti alla porta della Terapia intensiva sono increduli, sconvolti: «Non ci posso credere, non posso pensarci», mormora una ragazza bruna in lacrime. Sua madre viene rintracciata solo nel pomeriggio: «Non ho niente da dire, lasciatemi in pace», risponde al telefono.
Paola veniva da Lecce, amava i gatti, studiava all’università e voleva fare la fotografa, era brava. Alcuni suoi scatti erano stati esposti in una mostra dell’Estate romana di quest’anno. Ma i suoi sogni si sono spezzati in quel garage di periferia. Davvero un brutto posto per morire.
Ester Palma

LUGLI SU REPUBBLICA

roma
Un gioco estremo finito in tragedia: Paola C. 24 anni, studentessa pugliese, figlia di una professoressa di liceo che insegna catechismo all´Azione Cattolica, muore strangolata prima dell´arrivo dell´ambulanza, la sua amica F. F., 23 anni, che alterna la facoltà di psicologia con il lavoro di usciere nel palazzo (una mostruosità di vetro, acciaio e cemento), è ricoverata, in codice rosso al Sant´Andrea. Manette per l´uomo che aveva organizzato l´incontro, uno dei tanti degli ultimi tempi, Soter Mulè, 42 anni, ingegnere informatico con la passione della fotografia e del bondage. Nickname: "Kinbaku", altra definizione dello Shibari. L´accusa è di omicidio preterintenzionale e lesioni volontarie. «Sono sempre stato attentissimo alle regole di sicurezza, non riesco a capire come sia successo» dirà al capo della mobile Vittorio Rizzi.
Una storia agghiacciante che apre uno squarcio su un mondo sommerso: circa 400, a Roma, gli appassionati di bondage che si riuniscono ogni mercoledì in un pub del centro e chattano su numerosi siti specializzati. «Stefano e le due ragazze non sono sprovveduti: avevano frequentato i miei corsi di legatura erotica in un locale dell´Arci» spiega il "maestro" Stefano La Forgia. «Li vedevo molto spesso insieme, erano molto amici andavano spesso a bere qualcosa insieme ma non sapevo che facessero sesso tra loro».
E a un aperitivo organizzato da un gruppo di aficionados di corde, fruste, latex e sottomissione si erano dati appuntamento Soter Mulè e le due ragazze. F. F. era una partner abituale del giovane ingegnere mentre con Paola c´erano stati alcuni incontri saltuari. I tre mangiano qualcosa insieme, vanno a vedere un concerto, fanno un salto al Circolo degli Artisti, bevono, fumano un paio di spinelli e, verso le 2 di notte, salgono sulla Hyundai Jazz di Soter Mulè, destinazione Settebagni. Nel portabagagli dell´auto c´è un piccolo pornoshop: vibratori, stimolatori di ogni tipo, fruste, manette, corde, riviste erotiche.
L´auto imbocca la rampa e scende al secondo piano del garage. «Il cancello è rotto da tempo» spiega il custode cingalese che non si è accorto di nulla. Poi inizia la partouze, un gioco estremo chiamato "Breath Play", una forma di asfissia erotica estremamente pericolosa. Soter Mulè lega alle due ragazze, entrambe piuttosto corpulente, i polsi dietro la schiena, passa la corda attorno a un tubo alto due metri e la assicura al collo delle due partner. Le giovani donne sono schiena contro schiena e, alternativamente, flettono le ginocchia in una sorta di altalena, provocandosi, a turno, un soffocamento che dovrebbe interrompersi un attimo prima di perdere i sensi. Sono entrambe vestite, jeans e maglietta. Soter Mulè si limita a guardare, senza neanche fotografare o filmare la scena.
«Doveva durare circa un´ora - spiega Soter Mulè ad Andrea Di Giannantonio, il funzionario della mobile intervenuto sul posto - ma all´improvviso qualcosa è andato storto». Dopo pochi minuti, Paola C. perde conoscenza e si affloscia con tutto il suo peso sulla corda che stringe la gola di F. F. come un cappio. Soter Mulè tenta di soccorrere le ragazze poi si precipita a prendere il coltello che F.F. porta sempre nel marsupio ma quando, finalmente, riesce a tagliare la corda vermiglia è troppo tardi. Paola è in agonia, l´amica respira a fatica, cianotica. Sono le 4,45 del mattino quando l´uomo chiama il 118. Medico e infermiere si troveranno di fronte a un cadavere e a una ragazza in condizioni gravissime. F.F. è ancora in rianimazione ma dovrebbe cavarsela.
In questura, Soter Mulè viene ascoltato per ore prima di essere arrestato. Sulla sua versione chi indaga ha ancora qualche dubbio. L´uomo dice di aver chiamato l´ambulanza immediatamente dopo "l´incidente" ma la polizia non esclude che abbia tentato di rianimare per parecchio tempo le due ragazze nel tentativo di evitare guai. E nel pomeriggio da Villa Baldassarri, in provincia di Lecce, sono arrivati, stravolti dal dolore, i genitori della giovane vittima. Un fratello di Paola è poliziotto, l´altro era morto 5 anni fa in un incidente stradale.
(ha collaborato laura serloni)


m.l. su repubblica
ROMA - «Lo so che, detto adesso, sembra un´assurdità ma io sono stato sempre attentissimo alle regole di sicurezza. L´ho sempre raccomandato a tutti: nel bondage non bisogna correre rischi... Ho seguito dei corsi di Shibari, non sono uno sprovveduto. Non so come sia potuto succedere, è stato un incidente».
Non piange ma sembra stravolto. Indossa una maglietta con il simbolo della sua passione, una donna legata e un paio di jeans, ha la barba lunga, gli occhi cerchiati e parla senza farsi pregare in quelle che il lessico giudiziario chiama "spontanee dichiarazioni". Un lungo colloquio con il capo della mobile, Vittorio Rizzi e il funzionario Andrea Di Giannantonio in cui Soter Mulè, alias "Kinbaku", ingegnere elettronico e fondatore di una società di sicurezza informatica e telefonica (la Ceo & Founder), diploma all´Assunzione e laurea a Tor Vergata, appassionato di fotografia erotica e sesso estremo, trova modo di raccontare se stesso.
«Con Paola ero stato qualche volta, l´ultima, mi sembra, un anno fa. Io e F. F., invece, ci conoscevamo da tempo e praticavamo abbastanza spesso lo Shibari - racconta l´uomo prima di andare in carcere - ieri sera (venerdì, ndr) ci siamo incontrati in un pub per un aperitivo con altri appassionati di bondage, abbiamo cenato, poi siamo andati insieme al Circolo degli Artisti, sulla Casilina. Abbiamo visto un concerto di "The Boys" poi siamo rimasti a lungo e abbiamo bevuto parecchio. Non avevamo programmato di fare sesso, l´idea ci è venuta in macchina. Durante la serata avevamo anche fumato qualche spinello. Abbiamo deciso di andare a Settebagni perché la mia amica lavorava lì e sapeva che si può entrare nel garage». Segue il racconto della tragedia: «Il gioco del breath play doveva durare da una mezz´ora a un´ora ma Paola si è sentita male, è svenuta e F. è rimasta in bilico, obliqua, appesa alla corda. Ho tentato di soccorrerle, poi mi sono ricordato che F. aveva un coltello nel marsupio, l´ho preso e ho tagliato la corda. Subito dopo ho chiamato l´ambulanza». Gli investigatori hanno anche ricostruito un incidente di qualche anno fa a cui "Kinbaku" aveva assistito assieme ad altri "master" e "mistress": una "slave" chiamata Lilly Libellula precipitò dalle corde che la tenevano appesa. Quella volta, per fortuna, finì bene ma l´esperienza, evidentemente, non è bastata.

(m. l.)