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 2011  settembre 10 Sabato calendario

Foucault, la follia che canta nelle ossa - È ora in libreria, a cinquant’anni dalla sua prima edizione francese (Plon, Paris 1961), una nuova versione italiana integrale della Storia della follia (ST) che Michel Foucault pubblicò come tesi di dottorato all’età di 35 anni

Foucault, la follia che canta nelle ossa - È ora in libreria, a cinquant’anni dalla sua prima edizione francese (Plon, Paris 1961), una nuova versione italiana integrale della Storia della follia (ST) che Michel Foucault pubblicò come tesi di dottorato all’età di 35 anni. Un libro - oramai un classico - che finalmente il lettore italiano potrà ora leggere integralmente. La prima traduzione italiana, uscita da Rizzoli, risale al 1963. Questa traduzione venne ristampata nel 1976, dopo la seconda edizione francese del 1972, dalla quale, per volontà dello stesso Foucault, la Préface del 1961 era stata eliminata e sostituita con una nuova e breve prefazione di due pagine, in cui si polemizza contro la «monarchia dell’autore»: contro ogni sua inaccettabile pretesa di «donner la loi» (di dare la legge) ai lettori del libro. La nuova edizione italiana ripropone al lettore la versione italiana della Préface del 1961, presente solo nella prima traduzione italiana del 1963, ora introvabile. Sono stati inoltre tradotti i numerosi passaggi omessi nella prima traduzione italiana e, assieme a questi, due capitoli importanti del libro («Il folle nel giardino delle specie» e «Isteria e ipocondria»). Tra le parti omesse, molte riguardano il confronto di Foucault con le fonti mediche del ’600 e del ’700. Un confronto serrato, che mostra, in maniera problematica, sia l’affermarsi di un punto di vista psicologico sulla follia già all’interno del discorso medico, sia l’irriducibile dimensione storica e culturale delle «esperienze» che, in vario modo, mettono in scena le figure moderne dell’alienazione. Lo scarto tra la follia e la sua confisca medica, e quindi la curvatura storico-sociale di ogni psicopatologia: è questo il solco entro il quale si muove la ricerca di Foucault nei primi Anni 60: in particolar modo in ST , ma anche in Maladie mentale et psychologie (1962), che rielabora e rinnova un testo del 1954 ( Maladie mentale et personnalité ), facendo già emergere un tema molto presente in ST e nelle opere successive: il tema del rapporto fondamentale che la follia intrattiene con la verità. Nell’Introduzione si è cercato di soffermarsi criticamente sulla struttura interna del libro. In particolar modo sulla presenza e sull’importanza della letteratura, molto evidente nella Préface del 1961. La letteratura è un luogo privilegiato (assieme alla pittura: frequenti sono infatti i richiami a Van Gogh) in cui, attorno ad esperienze estreme come quella di Artaud, la follia si afferma al di là del «lungo silenzio classico» prodotto dalla confisca medico-patologica; un luogo in cui la follia si presenta come esperienza-limite, che lavora al di sotto e ai margini della storia ma che al tempo stesso la rende possibile. La struttura dell’esperienza della follia «appartiene interamente alla storia», ma «sta ai suoi confini» ed è lì che «essa si decide». Ed ancora: lo «studio strutturale» della follia «deve risalire verso la decisione che lega e insieme separa ragione e follia; esso deve tendere a scoprire lo scambio perpetuo, l’oscura radice comune, il fronteggiarsi originario che dà senso all’ unità, come all’opposizione, del sensato e dell’insensato. Così potrà riapparire la decisione folgorante, eterogenea al tempo della storia ma inafferrabile al di fuori di esso, che separa dal linguaggio della ragione e dalle promesse del tempo questo mormorio di insetti oscuri». Questa citazione mette in evidenza un’importante cifra espressiva di ST : quella che ci piace definire cifra lirica, ovvero stile lirico-poetico. Il lirismo, d’altro canto, è anche, per Foucault, un momento essenziale e irriducibile della follia concepita - al di là della sua dimensione costruita e indotta di «cosa medica» - come «esperienza-limite», come «tema di riconoscimento» (un’ espressione che rinvia, implicitamente, alla Fenomenologia di Hegel). Nella Préface del 1961 una posizione privilegiata viene assegnata al discorso poetico. Viene citato esplicitamente, con una nota a fondo pagina, il poeta ed amico René Char. Altre tre citazioni poetiche attraversano il testo, senza che tuttavia Foucault ne menzioni l’autore. Queste presenze senza nome, lo si sa, sono René Char e Yves Bonnefoy, che il Foucault degli anni che precedono ST conosceva e utilizzava. Lo stile - l’atmosfera, la stimmung - dei versi citati si rivela, ad un lettore attento, molto omogenea, molto «risonante», potremmo dire, con lo stile e con la stimmung della Préface. Per questa ragione, è quasi irrilevante l’attribuzione di identità al soggetto dell’enunciazione poetica: i versi realizzano infatti una continuità con la tonalità espressiva della pagina foucaultiana e con il suo contenuto ideativo. Significativo, al proposito, il finale della Préface, ritmato da un folgorante passaggio tratto da Fureur et mystère , di René Char: «Compagni patetici che a pena sussurrate, andate con la lampada spenta e restituite i gioielli. Un nuovo mistero canta nelle vostre ossa. Sviluppate la vostra legittima stranezza». Versi, come ha ben detto un critico americano, che potrebbero funzionare efficacemente come epigrafe dell’intero percorso di Michel Foucault.