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 2011  settembre 10 Sabato calendario

LA PALESTINA ALL’ONU IL DIFFICILE RICONOSCIMENTO

L’Assemblea Generale dell’Onu sarà chiamata ad esprimersi sul riconoscimento dello Stato palestinese con una risoluzione che sebbene non vincolante, sarà importante dal punto di vista internazionale. Stati Uniti e Israele si oppongono a questa iniziativa, ma ciò non potrebbe al contrario costituire un vantaggio per lo Stato ebraico? Finalmente il nuovo Stato sovrano riconosciuto sarà chiamato ad assumersi le proprie responsabilità verso la comunità internazionale e quindi anche verso Israele e dovrà rispondere, e nel caso risarcire, dei propri illeciti, incluse attività di terrorismo da parte di gruppi palestinesi.
Margherita Sacerdoti
margheritasacerdoti@gmail.com
Cara Signora,
L a strada verso il riconoscimento dello Stato palestinese è ancora incerta e tortuosa. In linea di principio l’Assemblea dell’Onu dovrebbe esprimersi sulla base di una raccomandazione proveniente dal Consiglio di sicurezza. Ma gli Stati Uniti, se la questione figurasse all’ordine del giorno, si varrebbero del diritto di veto per bloccare l’iniziativa sul nascere. I palestinesi lo sanno e sono alla ricerca di una formula che consenta di portare la questione in Assemblea senza passare attraverso il Consiglio. Secondo qualche osservatore, potrebbero servirsi di una risoluzione del 1950 che autorizza l’Assemblea ad affrontare direttamente le questioni che concernono la pace mondiale. Secondo una inchiesta della Bbc, l’Assemblea diventerebbe competente se qualche Stato invocasse l’applicazione della risoluzione n. 181 con cui l’Onu, nel 1947, deliberò la nascita di due Stati sul territorio della Palestina mandataria. Ma Israele potrebbe obiettare che quella risoluzione fu violata dalla immediata guerra dei Paesi arabi contro lo Stato ebraico ed è quindi ormai nel grande archivio dei progetti falliti.
Se questi ostacoli verranno superati e l’Assemblea generale dell’Onu sarà investita della questione, il riconoscimento dello Stato palestinese sarà valido soltanto se votato dai due terzi dell’Assemblea, vale a dire da 128 membri sui 193 di cui si compone oggi l’organizzazione delle Nazioni Unite. Non è un obiettivo impossibile. Gli Stati che riconoscono la Palestina sarebbero oggi 122 e il traguardo è a portata di mano.
Resta da comprendere se il riconoscimento del nuovo Stato possa dare un contributo decisivo alla soluzione del problema. Chi è contrario obietta con ragione che non è opportuno riconoscere uno Stato con frontiere incerte e tuttora composto da due entità — l’Olp in Cisgiordania e Hamas nella Striscia di Gaza — che non sono ancora riuscite ad accordarsi sul nome della persona a cui dovrebbe essere affidata la presidenza del governo comune. Ma altri osservano con altrettanta ragione che il Primo ministro israeliano Netanyahu non ha alcuna intenzione di negoziare e che la politica degli insediamenti, continuamente perseguita dai governi israeliani, sta progressivamente erodendo il territorio palestinese. La nascita ufficiale dello Stato avrebbe l’effetto di conferire alla Palestina una maggiore legittimità internazionale, il diritto di accogliere ambasciate che potrebbero descrivere al mondo le sue condizioni di Paese occupato e quello di accedere ai tribunali internazionali. Ma dovrebbe anche, come lei scrive, dare conto al mondo del suo atteggiamento di fronte alle organizzazioni che si servono del suo territorio per proseguire la lotta armata contro lo Stato d’Israele.
Sergio Romano