Mario Gerevini-Simona Ravizza, Corriere della Sera 10/09/2011, 10 settembre 2011
AL SAN RAFFAELE IL RECORD DEI FONDI DELLA REGIONE —
Il San Raffaele di Milano ha il record di soldi pubblici ricevuti dalla Regione Lombardia. Bonus compreso.
Lo dimostra l’ultima delibera di agosto della giunta guidata da Roberto Formigoni. All’ospedale milanese, fondato dal prete manager don Luigi Verzé, sono stati assegnati 41 milioni extra, pari a 37.906 euro a posto letto.
Tanti soldi. È la somma più alta contenuta nel provvedimento del 4 agosto che distribuisce complessivamente 995 milioni di euro agli oltre 220 ospedali pubblici e privati lombardi. Sono i fondi concessi come riconoscimento di attività d’eccellenza.
Nel linguaggio tecnico questi bonus annuali vanno a premiare le cosiddette «funzioni aggiuntive». Gli stanziamenti vengono determinati sulla base di oltre 20 voci, ma i margini di discrezionalità della Regione Lombardia restano ampi, com’è intuibile dal titolo stesso della delibera: «Remunerazione di funzioni non coperte da tariffe predefinite».
Il terreno della discrezionalità è quello in cui «pascolano» e prosperano anche intermediari e faccendieri, che spesso sono o si spacciano come emissari ufficiosi dei dirigenti pubblici.
Ad ascoltare le voci che circolano nel mondo della sanità, sarebbe assai diffuso e articolato il sistema dell’intermediario consulente che si interpone senza alcun titolo tra chi paga (Regione) e chi eroga il servizio (strutture sanitarie). In quella terra di mezzo si muovono rivoli di denaro che alcuni chiamano consulenze, altri tangenti.
Sta di fatto che questo bonus regionale muove decine di milioni e spesso è decisivo per far quadrare un bilancio.
Soldi d’agosto, dunque, che vanno ad aggiungersi ai rimborsi (Drg) per le singole prestazioni: il San Raffaele con i Drg porta a casa dalla Regione Lombardia 450 milioni di euro l’anno. Dice il provvedimento appena approvato sulle funzioni aggiuntive (cioè il bonus): «Il criterio utilizzato per la determinazione degli importi, in generale, è stato quello di esaminare per ciascuna funzione il profilo organizzativo, le specifiche attività, i volumi prodotti ed i costi dei fattori produttivi impiegati».
Tra le voci determinanti nell’assegnazione dei fondi, la presenza di pronto soccorso e di una cardiochirurgia pediatrica, il trasporto di neonati, lo svolgimento di prelievi e trapianti d’organo, la sicurezza delle trasfusioni di sangue, la formazione di infermieri, la complessità dei casi trattati, l’offerta di parti in analgesia.
Ciò che spicca è la distanza abissale tra ospedali qualificati. Al di là delle valutazioni di merito, oggettivamente negli ultimi anni il flusso di soldi pubblici di cui ha beneficiato il San Raffaele è senza pari. Basta spulciare i «bonus» ricevuti in Lombardia da altri istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), che come il San Raffaele si sono guadagnati questo titolo dal ministero della Salute per l’eccellenza nell’attività clinica, nella ricerca e nella didattica.
Il Policlinico di Milano, a parità di posti letto (1.088), riceve 38,2 milioni, tre in meno. Il San Matteo di Pavia, sempre 1.000 letti, riceve 25,4 milioni. L’Istituto dei tumori, punto di riferimento a livello italiano per le cure contro il cancro, ottiene 12,1 milioni cioè 28.300 euro a posto letto contro i 37.906 del San Raffaele. Il Policlinico San Donato di Giuseppe Rotelli viene rimborsato la metà (18.600 euro a letto per 8,1 milioni totali); discorso simile per l’Humanitas della famiglia Rocca (14.800 euro a letto per 9,6 milioni). Solo lo Ieo di Umberto Veronesi, e solo da quest’anno, è appena sopra il livello di don Verzé: 8,7 milioni di finanziamenti pari a quasi 45.000 euro a posto letto.
Nel bilancio 2010, tuttavia, il San Raffaele s’aspettava ancora di più dal bonus: aveva già inserito la cifra di 47 milioni, sei in più di quelli che ha poi ottenuto. Nel 2009 erano arrivati 58 milioni, record insuperato di 53.554 euro a letto.
Mario Gerevini
Simona Ravizza