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 2011  settembre 10 Sabato calendario

IL CONTO DELL’EUROPA SENZA L’EURO. DIECI VOLTE PIU’ CARO DEI SALVATAGGI

Due giorni fa il premier olandese Mark Rutte l’ha presentata come la quadratura del cerchio: se un Paese non si adatta va espulso dall’euro. Non è il primo a rompere il tabù: una proposta del genere era venuta tempo fa anche dal ministro delle Finanze di Berlino Wolfgang Schäuble. E a Cernobbio sabato scorso anche Hans-Werner Sinn, uno degli economisti tedeschi più ascoltati, ha previsto che prima o poi l’Olanda o la Finlandia finiranno per staccarsi dalla moneta unica per non dover più pagare per i greci o per i portoghesi.
A Sinn o a Mark Rutte sembrerà forse una soluzione, ma Ubs ha provato a simulare i costi della rottura dell’euro e ha concluso il contrario. Secondo Stephane Deo, economista dell’istituto svizzero, il costo della fine dell’euro per un contribuente tedesco o olandese sarebbe otto o dieci volte più alto del più caro dei salvataggi: questi ultimi costano al massimo mille euro per contribuente. Ma se la Germania lasciasse l’euro per non dover più sostenere i Paesi deboli, ogni tedesco in età adulta subirebbe un onere fra i 6 mila e gli 8 mila euro il primo anno e fra i 3.500 e i 4.500 per l’anno dopo. Solo nei dodici mesi dopo la rottura dell’unione monetaria, il costo sarebbe pari al 20-25%.
Se invece a lasciare l’euro fosse un Paese debole come la Grecia, perché incapace di finanziarsi e competere con la moneta unica, il costo sarebbe ancora più alto: secondo Ubs ogni greco subirebbe una perdita fra 9.500 e 11.500 euro il primo anno e di 3-4 mila euro negli anni successivi. Oneri che peserebbero fino alla metà del Pil del Paese che esce, notevolmente superiori ai sacrifici dell’austerità.
Ciò che accadrebbe in uno scenario di frattura del sistema, secondo Ubs, non è impossibile da prevedere. La moneta dei Paesi periferici che dovessero abbandonare l’euro si svaluterebbe di circa il 60%, come accaduto ai pesos argentini dopo la fine della parità con il dollaro. Come in Argentina, le banche arriverebbero rapidamente al collasso perché i cittadini cercherebbero di ritirare i loro risparmi per spostarli all’estero. I Paesi del Nord risponderebbero alle violente svalutazioni monetarie con altissime tariffe commerciali, così distruggendo lo spazio del mercato europeo. Anche le banche tedesche o olandesi andrebbero ricapitalizzate a costi altissimi, per le enormi perdite sui titoli dei Paesi del Sud. Le valute dei Paesi del Nord si rivaluterebbero almeno del 40%, mettendo fuori mercato interi settori industriali. La disoccupazione crescerebbe ovunque in Europa, l’instabilità sociale e politica sarebbe inevitabile. Ma Mark Rutte, dall’Aia, spiega che questa è la soluzione del problema.
Federico Fubini