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 2011  settembre 10 Sabato calendario

La Babele dei numeri (in)utili e cari - 112, 113,114, 115, 117, 118, 1515, 1530, 1518, 1500, 1522, 116000: l’Italia ha tutti i numeri? A dire il vero, ne ha un po’ troppi

La Babele dei numeri (in)utili e cari - 112, 113,114, 115, 117, 118, 1515, 1530, 1518, 1500, 1522, 116000: l’Italia ha tutti i numeri? A dire il vero, ne ha un po’ troppi. Il proliferare di numeri d’emergen­za e di pubblica utilità è una mania tutta nostrana. È come se per ogni periodico allarme o necessità ne nascesse uno. Il risultato è quanto­meno ridondante e caotico. Tanto che l’Ue ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del no­stro Paese, perché rimane tra i po­chissimi in Europa a non averli riu­niti sotto il numero unico per le emergenze, il 112. I call center di pubblica utilità e le centrali opera­tive delle forzedell’ordine non so­no certo tutti superflui. Ma hanno un costo e non sempre sono effi­cienti. I 12 numeri elencati sopra mettono in contatto con: carabi­nieri, polizia,soccorso per l’infan­zia, vigili del fuoco, Guardia di fi­nanza, soccorso medico, Corpo fo­restale, Guardia costiera, informa­zioni sulla viabilità, ministero del­la Sanità per le emergenze di salu­te pubblica, dipartimento per le Pari opportunità per la violenza sulle donne, centro europeo per i bambini scomparsi. Un lettore di­sabile che si firma con nome e co­gnome ci scrive: «Ho chiamato il 1500, che a detta dei media ti forni­sce aiuto concreto. Essendo da so­lo, avevo bisogno d’aiuto, mi han­no solo detto che per stare bene con questo caldo bisogna bere ac­qua. Se l’aiuto è questo, cioè dare consigli che anche un bambino ap­pena nato conosce, ditemi voi a co­sa serve attivare il numero e paga­re centinaia di persone». Impossibile contare tutti i nu­meri «utili» che sono stati attivati e spesso poi disattivati. Anche se ci si limita a quelli nazionali e gestiti da enti pubblici, che fanno fatica a mollare ognuno il proprio «forti­no » telefonico. E senza censire quelli voluti da comuni, regioni, province, questure, prefetture, Protezione civile,Asl,sindacati,as­sociazioni, persino singoli deputa­ti o senatori. Durante la Prima Re­pubblica si diceva che una com­missione d’inchiesta non si nega­va a nessuno. Serviva a dimostrare di aver preso a cuore una catastro­fe o un misfatto e a tenere buoni chi ne aveva subito i danni. Niente a confronto della storia dei nume­ri utili. Per ogni fatto importante o emergenza degli ultimi vent’anni ce n’èstato almeno uno.Ecco solo qualche esempio. Nel 1987 siamo nel pieno della diffusione dell’Ai­ds e l’Istituto superiore di sanità istituisce il numero verde (tutt’ora esistente) per la malattia. I primi anni Novanta sono quelli degli at­tacchi mafiosi allo Stato, l’allora Commissario antimafia ha quindi il proprio numero verde, anche la questura di Caltanissetta ne vara uno ad hoc. Contro racket, estor­sioni e usura ce l’hanno comune e prefettura di Napoli, le prefetture di Roma e Caserta, la questura di Matera. Nel 1993 parte quello del­la qu­estura di Roma per il fallito at­tentato di via Fauro a Maurizio Co­stanzo. Il Comune di Palermo di­chiara guerra agli abusi edilizi con una linea dedicata nel 1991 e nel 1992 la questura aiuta anche così i minori emarginati. Nel 1995 l’im­migrazione crea allarme sociale e il comune di Torino raccoglie con un numero verde le proteste dei cittadini per la microcriminalità. Nel 1995 è la volta dell’epidemia di Ebola e del relativo call center del ministero della Sanità, nello stes­so anno quello del Lavoro apre una linea per spiegare la riforma delle pensioni. Nel 1998 esplodo­no i dubbi sul metodo Di Bella con­tro il cancro: ecco il telefono mini­steriale per risolverli. Sempre nel 1998, a dicem­bre, gli operato­ri fina­nziari de­vono preparar­si a passare al­l’euro e Banki­talia li soccorre con un telefo­no «amico».A fi­ne decennio tutte le crona­che pa­rlano del­le truffe agli an­ziani, i comuni di Torino e Genova hanno un numero per aiutarli. Per l’11 Settembre tocca alla Farnesi­na varare il numero per chi ha pa­renti negli Usa. Si potrebbe conti­nuare all’infinito, con i telefoni per incendi boschivi, incidenti sul­la neve, pericoli del mare oppure per il nonnismo in caserma, gli schiavi del fumo, gli scippi, i fune­rali. Ma quanto ci costano i numeri utili? Il 1500 è nato nel 2008 per in­formare su «salute e rifiuti» e viene attivato, intensificato o messo in stand by a seconda delle necessi­tà. Negli anni si è occupato di in­fluenza, caldo, aviaria, Sars e così via, orari e risorse impiegate quin­di sono variabili. Il 1522 contro la violenza sulle donne invece fun­ziona 24 ore su 24, 365 giorni l’an­no e riceve 1.500 richieste d’aiuto al mese. Il dipartimento per le Pari opportunità l’ha dato in gestione con un appalto pubblico a un con­so­rzio di centri del settore, per 1 mi­lione di euro al biennio. All’estero le cose vanno diversamente. Negli Stati Uniti il 911 apre tutte le porte, mentre in Europa nel lon­tano 1991 è stato istituito il 112 co­me numero unico per le emergen­ze. Da allora quasi tutti i paesi lo hanno fatto funzionare secondo i requisiti imposti dall’Ue. L’Italia, appunto,è in forte ritardo.L’Euro­pa l’ha più volte bacchettata e nel 2009 ci ha persino inflitto una mul­ta ( poi sospesa) di 40 milioni di eu­ro. Dal 2010 il numero unico è in sperimentazione nella provincia di Varese, per poi essere esteso al­la Lombardia. E un giorno, chissà, a tutto il Paese.