Fabrizio Massaro, Corriere della Sera 10/9/2011, 10 settembre 2011
MILANO —
Per coincidenza il summit di ieri tra le Fondazioni italiane azioniste di Unicredit e i vertici dell’istituto Dieter Rampl, presidente, e Federico Ghizzoni, amministratore delegato, in calendario da prima della pausa estiva, è caduto in una delle sedute più nere per Piazza Cordusio, con il titolo in caduta libera dell’8,22% a 0,77 euro, ai minimi dell’anno. Sebbene in scia con Piazza Affari, scesa del 4,93%, il calo è stato ma più accentuato (insieme con Intesa Sanpaolo, -8,09% a 0,95 euro) anche per le ipotesi di aumento di capitale che aleggiano da settimane. Un aumento che adesso, secondo ambienti delle Fondazioni, potrebbe essere sostenuto dagli enti italiani purché «limitato: nell’ordine di qualche miliardo, tre o quattro, si può provare a farlo, sennò non ci sono più le condizioni». In effetti oggi Unicredit capitalizza circa 16 miliardi e un aumento più ampio inciderebbe in misura pesante sui bilanci delle fondazioni, specie le piccole, che si troverebbero in grave difficoltà. Non a caso la richiesta delle Fondazioni sarebbe stata di attendere per vedere se il titolo si riprende, rendendo così meno onerosa la partecipazione all’aumento.
Dell’eventualità di una ricapitalizzazione, la terza in tre anni dopo i 7 miliardi chiesti fra il 2009 e il 2010, si sarebbe parlato ieri al summit di due ore, cominciato poco dopo mezzogiorno a Milano. Ieri sono stati visti il vicepresidente Fabrizio Palenzona, Angelo Miglietta, segretario generale della Fondazione Crt (che non avrebbe partecipato alla riunione), Dino de Poli (Cassamarca), Massimo Paniccia (CariTrieste), Andrea Comba (Crt), Paolo Biasi (CariVerona) e Gianni Borghi (Manodori). L’ipotesi è comunque «per il momento non all’ordine del giorno», come ha precisato alle agenzie Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Banco di Sicilia, ieri non presente all’incontro. Anche Ghizzoni ancora pochi giorni fa in Germania rinviava ogni decisione su azioni di «capital management», tra le quali rientra pure l’aumento di capitale, al piano industriale che sarà discusso entro l’anno, sembra a novembre. Un piano che inevitabilmente risentirà dello sconvolgimento del mercato e degli scenari di recessione e tassi stagnanti sui prossimi mesi.
Secondo un portavoce della banca, Ghizzoni «ha fornito alcune indicazioni di massima sul piano strategico che è in fase di elaborazione e che, è stato ribadito, sarà definito entro il 2011. Come è naturale in riunioni informali di questo tipo alla discussione non è seguita, e non poteva essere altrimenti, alcuna decisione. L’incontro è stato dedicato ad un’analisi della situazione generale dei mercati e alle strategie che questa richiede». Di fatto, poco più di un road show come quelli che si tengono con gli investitori istituzionali esteri, che rappresentano in verità la maggioranza dell’azionariato di Unicredit, a fronte di circa il 13% in mano agli enti italiani che però hanno in mano la governance della banca.
L’interesse delle Fondazioni è stato dunque nel cercare di capire quali potrebbero essere le condizioni e l’ammontare di un eventuale ritorno sul mercato della banca, legato all’inserimento di Unicredit tra le banche di sistema (le cosiddette «sifi») che impongono parametri patrimoniali più stringenti. In queste condizioni appare dunque prematuro, dicono presso le Fondazioni, l’avvio di una discussione sul rinnovo del board il prossimo aprile. E in particolare il tema della conferma o meno del presidente.
Fabrizio Massaro