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 2011  settembre 10 Sabato calendario

FRANCOFORTE —

Jürgen Stark in Bce era isolato come Axel Weber, l’ex presidente della Bundesbank, dimessosi anche lui nel momento peggiore per la situazione dei mercati e per il futuro della Bce. Se il banchiere centrale tedesco ritenuto «spigoloso» sia stato impulsivo come Axel, o, come si sostiene in Bce, abbia maturato a lungo una decisione molto difficile, non è ancora dato sapere. Fatto sta che Stark annuncia di voler lasciare l’istituto guidato dal presidente Jean-Claude Trichet nel mezzo di una prova di forza con i mercati
e con i governi per salvare l’euro. Quando la Bce ha bisogno
di parlare con una voce sola.
Invece Stark si è sentito progressivamente isolato nella Eurotower, perché ha osteggiato — insieme al presidente della Bundesbank Jens Weidmann — la ripresa degli acquisti di bond italiani e spagnoli, occasione di forti scontri nel Consiglio, forse pure giovedì scorso, nonostante le smentite dei banchieri. Ma Stark si è sentito anche incompreso nel suo stesso Paese, perché per lealtà alla sua istituzione difendeva — come ha fatto anche ieri mattina — gli acquisti di titoli sovrani di fronte all’opinione pubblica molto critica. Una discrepanza che non era più
in grado di sopportare. Lui, che
non aveva capito nemmeno perché la Svizzera vuole indebolire
il franco, legandosi all’euro forse indissolubilmente. E di nuovo in Germania c’è una rinuncia di un alto funzionario pubblico all’incarico ricoperto. Una reazione che fa pensare a un eccesso di ortodossia e a una considerazione di sé ritenuta più importante del compito di salvataggio dell’euro. Fatto sta che l’uscita del «capoeconomista» Stark rende più arduo il compito di Mario Draghi alla guida della Bce dal novembre prossimo.
Con un board, il «think-tank» della Bce, che prepara tutte le decisioni della Banca centrale, in continuo ricambio. A parte la possibile uscita del membro italiano Lorenzo Bini Smaghi entro l’anno, a giugno 2012
lascerà lo spagnolo José Páramo.
Mentre l’esperto monetarista belga Peter Praet è appena arrivato. E la possibile sostituzione di Stark con
lo sherpa tedesco Jörg Asmussen.
La scelta del viceministro socialdemocratico, che nel suo percorso formativo ha frequentato anche la Sda della Bocconi, rappresenterebbe la lunga mano
di Berlino, ma senza esperienza di banca centrale. Su tutti vigilerà anche il portoghese Vitor Constâncio, l’unico, insieme a Draghi, a vantare grande esperienza di guida di una banca centrale.
Marika de Feo