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 2011  settembre 10 Sabato calendario

BPM, E´ GAME OVER, ORA UN COMMISSARIO

Nella gara a chi ha perso di più dai massimi, un -89% vale a Bpm la seconda posizione, strappata sul filo di lana a Mps (-87%). Il primato rimane del Banco Popolare (-93%). Ma, a differenza degli altri due campioni di discesa libera in Borsa, Bpm deve ancora fare l´aumento di capitale, che certo bene non farà al titolo: 1,2 miliardi (salvo sconti) imposti dalla Banca d´Italia, per un banca che oggi capitalizza 530 milioni. Per mettere in sicurezza Bpm, Banca d´Italia richiede, di fatto, che i vecchi soci siano esautorati: dopo l´aumento si ritroverebbero infatti con il 30% del capitale (non avendo i soldi per sottoscriverlo). Il problema è che i vecchi soci sono dipendenti e pensionati, che da sempre comandano in banca senza avere i capitali, grazie al voto capitario garantito dalla struttura cooperativa. E non si sognano di mollare il controllo. Così l´aumento è continuamente rimandato perché nessuno sottoscrive il 70% del capitale di una società per poi non contare nulla.
Bpm ha urgente bisogno di capitali e di un cambio radicale di gestione. Struttura dei costi bulimica, con personale e spese amministrative che assorbono il 73% del margine di interesse e commissioni, quando ormai tutti cercano di stare sotto il 50%; crediti deteriorati quasi l´8% del totale lordo; e una redditività sul capitale che non raggiunge il 4% post aumento. Ma più che la scarsa redditività e una gestione non certo brillante (conseguenza dei dipendenti al comando), dovrebbe preoccupare la situazione della liquidità: Bpm ha meno di 23 miliardi di depositi (in discesa negli ultimi 12 mesi) a fronte di quasi 36 miliardi di crediti alla clientela. Per finanziarli, deve quindi ricorrere a quasi 14 miliardi di obbligazioni , subordinati e strutturati, che sono molto più costosi; di questi, 8 sono collocati presso istituzionali, che di questi tempi non fanno i salti di gioia per il rischio bancario italiano. Un debito che sarebbe difficile da rifinanziare e certamente a condizioni molto onerose. Peggio ancora, negli ultimi 12 mesi Bpm si è indebitata per 4,5 miliardi sull´interbancario per finanziare una posizione da 7 miliardi in titoli di Stato al fine di, secondo il bilancio Bpm, «stabilizzare il margine di interesse» (tradotto: fare il carry trade). In caso di crisi del debito pubblico, e conseguente sparizione di liquidità sull´interbancario, Bpm verrebbe così colpita sia all´attivo che al passivo.
Da mesi si preannuncia un aumento garantito da Mediobanca. Ma non si vede chi possa pagare così tanto per non comandare; in una banca italiana poi: manco fosse una miniera d´oro. A meno che Mediobanca punti a conquistare la maggioranza a basso costo con l´inoptato per poi, nel tempo, cambiare la governance e comandare, o prendersi pezzi di Bpm. Macchiavellico, ma siamo in Italia. Si ventila anche l´arrivo di Arpe, altra soluzione all´italiana: con un investimento di appena l´11% (200 milioni), prenderebbe il controllo della banca. Per soddisfare l´inevitabile aumento di poltrone, Bpm si doterebbe del duale, anche se ha dato pessima prova di se in tanti altri casi. Al conflitto di interessi di Ponzellini, che è anche presidente di un gruppo di costruzioni (Impregilo) si sommerebbe quello di Arpe, che presiede e controlla un fondo di private equity e un´altra banca italiana, Banca Profilo. Che, per la cronaca, nel primo semestre è riuscita a far peggio di Bpm sia per costi di gestione (86% dei ricavi), sia per scarsa redditività (circa 3,5%).
In tempi normali, sarebbero affari degli azionisti di Bpm. Ma oggi l´Italia è in prima linea di una gravissima crisi finanziaria. Anche la sola possibilità che una nostra banca possa incontrare difficoltà aumenta il rischio Paese. Basta melina: se Bpm non riesce a chiudere subito l´aumento, andrebbe commissariata, il vertice azzerato, la banca trasformata in società per azioni, e ceduta a chi è disposto a metterci i soldi. Non si può rischiare di far pagare al Paese la cattiva gestione di una banca. Bpm: game over.