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 2011  settembre 10 Sabato calendario

LE PROFEZIE DEL GIORNO PRIMA

Il "mondo come non sarebbe stato più" (quello di lunedì 10 settembre 2001) a guardarlo nel retrovisore risulta sorprendente. Per due motivi. Primo: assomiglia al mondo come è diventato (e questo giacché tutte le rotazioni ma anche le rivoluzioni tornano al punto iniziale). Secondo: conteneva le indicazioni, non chiamiamole profezie, dell´imminente futuro (giacché ogni ieri concepisce l´oggi). E così era un "lunedì nero" a Piazza Affari.
Ma pensa. Ci avevano sempre raccontato che la Borsa ha dei cicli (sei o dieci anni a seconda dei narratori di questa favola). Dopo un decennio eccoci ancora qui: è nata una generazione che non ha mai visto il Nasdaq sopra 3000, che gioca con l´orso e mai con il toro, che ha conosciuto la recessione e si aspetta ancor di peggio. Di chi sono le responsabilità? Degli islamisti che facevano testamento nei motel d´America o di imprenditori e manager che hanno giocato e giocano con il fuoco? Il 10 settembre 2001 ancora girava la pubblicità del latte Fresco Blu Parmalat, la cui genuinità fino all´ottavo giorno era pari a quella dei conti aziendali contraffatti con il bianchetto dal cavalier Tanzi e dai suoi scudieri (all´epoca: ambasciatori del made in Italy).
L´Italia, appunto? Che Italia era? Governava, toh, Silvio Berlusconi. Rieletto trionfalmente quattro mesi prima. Il sottofondo era il solito: echi di un dibattito alto. Bonaiuti dava a Rutelli del gufo. Che Rutelli fosse appena stato il candidato premier del centrosinistra a ricordarlo spaura il cuore. A chiedersi dove si posizionasse quel giorno Fini assale una pena manco sottile. E non per lui. La consolazione retroattiva è che al tempo almeno ci si poteva chiedere: Bocchino, chi è costui? Il resto era la consueta distrazione di massa. La Roma preparava una partita con il Real Madrid (ma il sol pensiero di Totti in panchina era, quello sì, fantacalcio). Si celebrava quella che sarebbe stata la più oscurata delle Miss Italia (come se le vere Miss Italia non fossero già da quattordici anni le due veline). La politica internazionale mandava scontati avvertimenti: in Norvegia il partito laburista, avendo alzato le tasse, aveva preso una batosta elettorale. I colloqui di pace in Medio Oriente seguivano l´eterno andazzo: Peres e Arafat si vestivano davanti allo specchio, in Cisgiordania qualcuno metteva un bastone tra i cingoli, l´incontro era rinviato e ognuno dei due rimaneva nella propria stanzetta di rancore. Fin qui la somiglianza.
Poi c´è il seme dell´imminente. Spiccano, tra gli eventi di quel 10 settembre alcuni che, sommati e poi elevati al quadrato, fanno quel risultato che oggi ci sembra straordinario ed è invece naturale prodotto: 11 settembre. E non sto parlando del misterioso svenimento di Michael Jackson al Madison Square Garden, annuncio che la popstar non sarebbe invecchiata. Dico della ben più misteriosa scomparsa del comandante Massud (in realtà già morto ammazzato), il capo della resistenza ai talebani in Afghanistan. Dico dell´attentato kamikaze a Istanbul, dove una donna si fece saltare in aria per uccidere due poliziotti. Dico del nervosismo nel team della Casa Bianca, con il generale Powell costretto a rivendicare un ruolo di fido consigliere. Sommate e certo ancora non ottenete 19 invasati armati di taglierino che dirottano aerei e abbattono le Torri Gemelle, provocando l´invasione di due Paesi lontani (la seconda avallata da un recita del generale Powell all´assemblea dell´Onu). Avete però il germe di tutto questo, ben piantato da tempo nella Terra. Non l´abbiamo intuito. Perché guardiamo sempre più indietro che intorno.
Aggiungo per chiudere il cerchio un ricordo personale, dato che il sito di questo giornale invita a farlo. Relativo però non all´11, ma proprio al 10. Per una serie di circostanze mi trovavo a Reggio Emilia, dove si svolgeva la festa nazionale dell´Unità (inaugurata dall´allora presidente dei Ds, Valdo Spini). Per gli stand si aggirava la troupe di una tv di belle speranza, La7. Il giorno dopo sarebbe stata uccisa nella culla da cui dieci anni dopo tenta di alzarsi. Una giovane cronista intervistava un militante. L´uomo disse più o meno questa frase: «Non capisco perché Veltroni si vergogni di chi è stato comunista. Qui in Emilia abbiamo fatto le cooperative, mica i gulag». Poi, scuotendo il capo: «Da quando è caduto il muro niente è più come prima». Ecco: con scadenze sempre più ravvicinate il mondo subisce uno scossone, poi si aggiusta. Il vero punto della questione non è analizzare l´accaduto, ma accorgersi di quello che sta succedendo sotto i nostri piedi. Perché la prossima rivoluzione è in divenire. Probabilmente è annunciata nel giornale di oggi.