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 2011  settembre 08 Giovedì calendario

LO STOP A GALIMBERTI

La Polizia in Italia funziona, almeno in un caso simbolicamente molto significativo. Com’è noto il professor Umberto Galimberti è stato accusato da più parti di aver preso a prestito frasi e concetti di altri studiosi di filosofia e di averli fatti suoi. Insomma, alcuni giornali lo hanno incolpato apertamente di plagio. È uscito persino un libro di Francesco Bucci che si chiama Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale (Coniglio Editore) dove l’autore si diverte a ricostruire i vari prestiti con cui Galimberti ha assemblato i suoi libri, “dimenticandosi” poi le note in calce.
Non è il caso di fare i santarellini: tutti noi che scriviamo libri siamo debitori di pensieri e frasi altrui. Nel suo celebre libro La società dello spettacolo, Guy Debord sosteneva che la citazione è insieme lo strumento e la nota dominante della società della sostituzione. Il plagio diventa così l’alibi attraverso cui l’“appropriazione indebita” restituisce al processo di cambiamento, al sovvertimento, le verità più rispettabili del passato ormai inerti, imbalsamate nelle citazioni.
Pare però che il prof. Galimberti abbia un po’ esagerato, tanto che la sua università veneziana lo ha richiamato all’ordine: l’Advisory Board di Ca’ Foscari gli ha spedito «un richiamo affinché il docente voglia adeguarsi nella redazione dei testi scientifici all’uso sistematico della citazione delle fonti secondo la prassi condivisa e consolidata nel campo della ricerca nazionale e internazionale».
Il prorettore alla valutazione, Agostino Cortesi, aveva chiesto al prof. Galimberti una memoria scritta in risposta alle accuse di “clonazione libraria”. Il docente aveva risposto con un documento in cui precisava la sua posizione, chiarendo “gran parte degli episodi attribuitigli” e dimostrando - conclude l’Ateneo veneziano - di aver “già provveduto a correggere in edizioni successive dei volumi le omissioni nelle citazioni”.
Già, ma la Polizia cosa c’entra? Fino a poco tempo fa, il prof. Galimberti collaborava a Polizia moderna, il mensile ufficiale della Polizia di Stato. Ma nel numero di agosto il suo nome non appare più. Magari il professore era stufo della collaborazione e ha deciso di troncare, magari era in vacanza, magari riprenderà a scrivere. Per intanto la collaborazione con Polizia moderna non c’è. E, come insegnano i filosofi, tutti i segni vanno interpretati.