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 2011  settembre 09 Venerdì calendario

Dal barbiere al ristorante, il peone a caccia di sprechi - Girava sul web la solita nota sui privilegi dei parlamentari, al­l’urlo di: «Aboliamoli con referen­dum », con postilla: «Queste infor­mazioni possono essere lette solo su Internet, quasi tutti i mass-me­dia rifiutano di diffonderle»

Dal barbiere al ristorante, il peone a caccia di sprechi - Girava sul web la solita nota sui privilegi dei parlamentari, al­l’urlo di: «Aboliamoli con referen­dum », con postilla: «Queste infor­mazioni possono essere lette solo su Internet, quasi tutti i mass-me­dia rifiutano di diffonderle». Lui, che invece aveva appena letto sui giornali altri attacchi alla casta, ha postato la nota su Facebook , così: «È una bufala. I privilegi ci sono ma inventarne di nuovi non è uti­le. Chi vuole sapere mi chieda. So­no un senatore». È finita con una rissa che va avanti da giorni, chi la dura la vince. Cuor di peone, Fran­co Orsi. In Parlamento c’è arrivato col Pdl nel 2008, dal 2009 è primo cittadino di Albisola. Prima s’è vi­sto decurtare la diaria di 12mila euro, poi ha rinunciato all’inden­nità di sindaco, adesso s’è visto ap­plicare la supertassa del 10 per cento sui redditi oltre i 90mila eu­ro che invece il resto del Paese ha evitato. E poi è entrato al ristoran­te di palazzo Madama. È stato allo­ra che ha iniziato a fare i conti del­la serva al Senato. Pronto, senatore? «Voi giornali­sti non aspettate altro che farci passare per scemi, lasci perdere». Ma quei conti... «Senta, la premes­sa è che siamo dei privilegiati, lo so». Ecco, allora... «Allora chiedia­moci dove finiscono i soldi». Il calcolo è presto fatto. Per il 2011 il bilancio del Senato è di 587mila euro. La spesa per i sena­tori, fra indennità e diaria, è di 70,6 milioni, 20 dei quali tornano allo Stato con l’Irpef. I vitalizi si portano via altri 79,2 milioni. «Fanno 149,8 milioni. Per arrivare a 587 ne mancano 437,2». È la voce «costo del personale» la più alta in assoluto: 140 milioni per quello in servizio, 97 per le quiescenze. Fan­no la bellezza di 237 milioni. Vai a vedere che adesso la vera casta so­no impiegati, funzionari e com­messi. «Nemmeno per sogno. Pe­rò forse sarà il caso di dirlo, che lo stipendio medio lordo del perso­nale è di 146mila euro. Giusto, so­no professionisti qualificati. Ma è più di quello dei senatori». Il pun­to, s’inalbera, è ancora un altro. «Le racconto una cosa piccola, che però rende l’idea. Ogni volta che vado in commissione trovo un termos di caffè. Fa schifo, sono tre caffè allungati. Ma va bene, è gratis e io sono un privilegiato». Bene, poi? «Io voglio sapere quan­to costa quel servizio. Perché se co­stasse, chessò, 6 euro, me ne dan­no 2 e io il caffè me lo faccio porta­re. Oppure non mi danno niente e me lo pago». Un buon espresso, magari. Morale? «Si caricano sui senatori alcuni servizi sui quali si potrebbe risparmiare». Diceva del ristorante. «Costava 11 euro. Ora hanno introdotto quelli che chiamano prezzi di mer­cato. Peccato che io 38-40 euro non li spendo nemmeno da Piper­no o da Fortunato ». Un primo fra i 6 e i 15 euro, pesce e carne oltre i 24. «In quale mensa aziendale si spende così tanto?». Ma voi avete stipendi diversi da chi frequenta le mense aziendali. «Vero. Ma il ri­storante interno costa al Senato un milione e 130mila euro all’an­no, in aggiunta a quello che spen­diamo noi. Più 40mila euro all’an­no di posate e stoviglie...». E che ci fanno coi piatti?«Eh,boh.Più l’af­fitto e il gas e la luce e la spazzatura che la ditta che gestisce la ristora­zione non paga». Forse pagano tanto i camerieri? «A quanto mi ri­sulta non più di mille euro al me­se ». Ricapitolando: «Chiudano il ristorante e mi diano 20 euro, o un ticket da 9 come agli impiegati pubblici, e io vado al bar di fron­te ». Senza contare che per i dipen­denti, il servizio è differente e co­sta un milione e 190mila euro. Per non diredell’ormai famige­rato barbiere. Comodo, farsi bar­ba e capelli prima di entrare in Au­la. «Ma se spendo 18 euro come dal mio barbiere ad Albisola, allo­ra vado ad Albisola, se il barbiere interno costa al Senato 180mila euro». Vale anche per gli uffici. Una ventina di senatori era rima­sta senza. Gli davano un contribu­t­o di 1.400 euro al mese per pagar­sene uno. Poi hanno ristrutturato palazzo Capranica. «Quanto è co­stato? E gli arredi?E l’affitto quan­to costa? Non è che si risparmiava lasciando le cose come stavano?». Alla voce «canoni e locazioni» c’è scritto 9 milioni. Vai a sapere. C’è pure quella storia della ban­ca. Erano i primi d’agosto quando il senatore Idv Elio Lannutti, stori­co leader di Adusbef, fece un tea­tro­in Aula seguito in modo biparti­san dai colleghi perché la filiale in­terna della Bnl aveva applicato a lorsignori onorevoli la stessa «mo­difica unilaterale del contratto» imposta ai comuni correntisti, dai 3 euro di commissione sul prelie­vo di contante allo sportello fino a 2mila euro, ai 4,50 sui bonifici. Contro le «condizioni capestro» era stato subito firmato un ordine del giorno che impegnava il Sena­to a ridefinire l’accordo con la Bnl. «Lo so che pare una rivolta di casta - spiega Orsi - ma al Senato la Bnl non paga affitto, e il Bancoposta fa condizioni migliori. E infatti il gior­no dopo la Bnl ha cambiato le con­dizioni ». Che si fa? Dice Lucio Malan, se­gretario della presidenza del Sena­to, che un’organizzazione miglio­re è possibile, «forse nell’era del computer 962 dipendenti sono tantini». Solo che, ride, anche se vanno in pensione «poi si ostina­no a morire con parsimonia. Do­vrebbero morire prima. Ma maga­ri lo stabiliremo per legge nella prossima finanziaria...»