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 2011  settembre 08 Giovedì calendario

Linus: la radio più nuova va in onda col web - Se gli si domanda da quando si considera un professionista della radio, Linus ha una risposta precisa

Linus: la radio più nuova va in onda col web - Se gli si domanda da quando si considera un professionista della radio, Linus ha una risposta precisa. anzi, tre: «Il 18 aprile 1976 ho cominciato a trasmettere su Radio Milano 2; il 1˚ ottobre 1984 sono arrivato a Radio Deejay, di cui sono diventato direttore il 1˚ gennaio 1995». Lui non lo dice, ma il 2011 segna il ventennale del suo programma, «Deejay chiama Italia», da questa settimana nuovamente in onda tutte le mattine. Che stagione sarà, quella che parte in questi giorni? «Per noi di Radio Deejay, una stagione di assestamento. Abbiamo cambiato molto l’anno scorso, quando abbiamo fatto una vera rivoluzione: si dice che alla radio vinca l’abitudine, ma a me piace cambiare “a trenta secondi della fine”, per citare un film di molti anni fa. Prima che la gente si stanchi». Quindi tutto come prima? «In realtà, no. Manca Fabio Volo, che sta girando un film, e che per la prima parte della stagione sarà sostituito da Federico Russo e Marisa Passera. E poi riparte Guglielmo Scilla, cioè Willwoosh, un personaggio molto curioso. Finora Internet amplificava fenomeni nati altrove, Willwoosh invece è nato con i video su YouTube e l’abbiamo provato in radio a partire dallo scorso maggio. Mi ha sbalordito fin da subito: parla un linguaggio che fatico a capire, ma ha un’energia che non vedevo dal 1987, dai tempi di Jovanotti». Che cosa fa di così nuovo? «Intreccia la radio e la rete, passando da una conduzione molto particolare a piccoli video costruiti nei tre minuti in cui suona una canzone e diffusi istantaneamente su YouTube. Lo guardo con una curiosità paterna, anche perché assomiglia un po’ a mio figlio, un po’ preoccupato, molto incuriosito». L’interazione tra nuove e vecchie tecnologie è stata annunciata per anni. Finalmente ci siamo? «Sì, “l’anno che verrà”, per citare una canzone di qualche anno fa, porterà cambiamenti epocali nel mondo della radio. La radio sta mutando la sua ragione di esistere, non è più uno strumento per ascoltare canzoni, ma un modo per creare comunità, farsi compagnia. Sono felice di essere ancora qua, come dice Vasco Rossi: dai tempi di Arbore e “Bandiera gialla”, che ho vissuto come ascoltatore, ho passato tutte le epoche della radio, da quelle libere ai network nazionali e ora all’integrazione con altri media». Sono più le opportunità o i pericoli? «Qualche pericolo c’è. Con la scusa di Facebook, per esempio, si è tornati a fare le dediche, proprio come all’inizio delle radio private: non più al telefono, ma via Internet. Bisognerebbe invece lavorare sulla verticalità, dialogare con il pubblico in maniera creativa. Chi riuscirà a mettere ordine nel caos di questa fase di cambiamento vincerà». Come vive la doppia natura di conduttore e direttore artistico? Mai pensato di abbandonare il microfono? «Semmai il contrario. Invidio moltissimo Fabio Volo, che fa solo l’artista e non si preoccupa del resto. Fare il direttore è un mestiere che prosciuga: per fortuna, fino a mezzogiorno sono in studio e nessuno mi può chiamare. Ma poi, ogni giorno, alla chiusura del programma, puntualmente la bomba espolode».