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 2011  settembre 08 Giovedì calendario

E L’ONOREVOLE SI NASCONDE

Ai politici, girando per strada, stanno cominciando a capitare cose strane. Sguardi cattivi. Parolacce. E può capitare anche di finire «dentro» sketch da film.
Come quello che racconta il protagonista, l’onorevole Francesco Nucara: «Ero in ospedale, mi era stato appena inserito un bypass coronarico, stavo sulla barella ed ero ancora un po’ stordito perché mi avevano appena tolto una cannula dalla bocca. Un infermiere, distraendosi, si mette a raccontare al collega le meraviglie di un appartamento sul quale ha messo gli occhi... Ricomincio a parlare e chiedo: scusate, mi potreste aiutare? A quel punto, l’infermiere mi fa la fatidica domanda: scusi ma lei che mestiere fa? Penso tra me e me: ora gli dico che sono pensionato... Mentre sto per dirlo, penso: magari fra poco passa il professore e mi dice: onorevole, come si sente? Per non essere sbugiardato, dico agli infermieri: sono parlamentare, ma per passione... E uno di loro: quanto guadagna? Glielo dico e l’infermiere risponde: ma le pare che io con milleduecento euro sto qui a pulire la m...?».

L’onorevole Nucara, 71 anni, da Reggio Calabria, è dotato di ironia applicata a sé stesso e dunque si racconta senza remore. Non tutti hanno questa dote, ma da qualche settimana i politici - sia pure tra di loro - si raccontano storie di ordinaria paura. In giro per il Paese si sta alzando un umor nero. Insofferenza per i privilegi della “casta”. Intolleranza. A volte «vero e proprio odio», ammette Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl. E davanti a questa marea montante, gli onorevoli stanno scoprendo una nuova forma di pudore: provano a dissimularsi. Il napoletano Giuseppe Scalera, pdl, lo racconta in modo spiritoso: «Il mio domestico filippino mi chiama sempre senatore. Gli ho detto, chiamami signore...». E più seriamente Scalera aggiunge: «Due colleghi mi hanno riferito di aver detto ai propri figli: a scuola non dite che papà è onorevole».

Altri cercano di rendersi irriconoscibili. Racconta Aldo Di Biagio, deputato tutto d’un pezzo del Fli: «A me i distintivi non piacciono, ma almeno tre colleghi mi hanno confidato di esserseli tolti per evitare di essere riconosciuti. Diciamo che chi prima eccedeva, ora sta diventando più sobrio, anche se il vero rischio è quello di essere messi tutti nello stesso mazzo. Anche quelli che fanno il proprio dovere». Ma intanto tentare di mimetizzarsi sembra un buon investimento, anche perché chi è sincero e “ammette” il proprio ruolo, finisce dentro situazioni spiacevoli. Sui divanetti in pelle rossa del Transatlantico ieri pomeriggio i deputati del Pd si raccontavano l’ultima leggenda metropolitana, quella che riguarderebbe la deputata Giuseppina Servodio, barese, assistente sociale. Qualche tempo fa, si racconta, era salita su un autobus a Roma e non trovandosi soldi sufficienti in borsa, aveva chiesto un piccolo aiuto ad un passeggero e subito dopo aveva spiegato di essere parlamentare. Col risultato di finire aggredita con apprezzamenti del tipo: ecco, togliete i posti alla gente.

Naturalmente tra qualche pavido ci sono pure gli spavaldi. Racconta il senatore pdl Domenico Gramazio, una giovinezza missina in prima linea a menar le mani: «Martedì, per via dello sciopero, ero venuto al Senato in macchina, la polizia non mi lasciava passare e ho detto: sono un senatore... In quel momento è passato un ragazzo con una bandiera rossa e mi ha detto: e vacce’ a piedi. Io che non mi vergogno di essere senatore, gli ho risposto: quella bandiera te la ficchi...». Un altro che non si nasconde è l’onorevole Antonio Angelucci, il re delle cliniche private romane, pdl. Racconta Benedetto Della Vedova, presidente dei deputati Fli: «Fuori Montecitorio, ci è mancato poco che venissi investito: ho guardato, era Angelucci. A bordo della sua Ferrari gialla».

Ma davanti all’ostilità debordante, cominciano già a spuntare le strategie di sopravvivenza. Racconta Giorgio Stracquadanio, il deputato pdl che, avendo sempre amato le provocazioni più hard, è tra i più esposti a reazioni “toste”: «Sui Social network da tempo ero pesantemente preso di mira con una valanga di insulti. Ho deciso di accettare la sfida, di accettare il confronto alla pari. Per 15 giorni è dura, poi può capitare che uno ti inviti a bere una birra. Ti dicono: non mi hai convinto, ma ti sei confrontato. E’ il riscatto dell’onorevole che di questi tempi, per l’appunto, ha perso l’onore». Ma la marea è ancora alta e uno dell’altro schieramento come l’ex ministro Giulio Santagata, già braccio destro di Romano Prodi a palazzo Chigi, da un po’ di tempo ripete agli amici una delle sue battute paradossali: «Sarà bello se riusciremo ad usciremo da qui salvando la pelle».