Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 09 Venerdì calendario

VOTI, BROGLI E AFFARI, I DIKTAT DEL “CACHO” CASELLI

Juan Esteban Caselli, senatore Pdl per l’America del Sud, è uno cui piace mettere le cose nero su bianco. Certo lo fa con un italiano che tradisce i natali (Buenos Aires, 1942) e soprattutto con quell’imperiosità figlia delle sue alte frequentazioni nel-l’Argentina dei potenti. Giudizi secchi, richieste spicce, uno stile peronista che ha messo in riga anche il nostro presidente del Consiglio, costretto a riceverlo l’altro giorno per ribadire stima e apprezzamento totale dopo le imbarazzanti conversazioni telefoniche intercettate tra il premier e Lavitola. “Quello è pericolosissimo”, diceva B. di Caselli per quietare un Lavitola preoccupato di vedersi rompere le uova nel paniere Finmeccanica in America Latina. “Dico a Pozzessere di non fare un cazzo con quello” ribadiva il Cavaliere chiarendo che l’aver presentato il Senador al responsabile commerciale di Finmeccanica Paolo Pozzessere via cellulare - come rinfacciatogli da Lavitola - era stata solo una cortesia, un’innocua concessione. Il gioco sudamericano del premier è tutto un ping pong tra i due: Valter l’ambizioso chiede spazio, e visti i servizi resi tocca accontentarlo, consigliarlo, mantenerlo al sicuro nei Caraibi per evitare che la bomba barese esploda definitivamente; Esteban è una vecchia volpe e bisogna saperlo blandire, perché è uno che non molla e può fare guai seri. A gennaio Caselli lanciò un attacco niente male: dimissioni da responsabile Pdl nel Mondo. Motivo? “In occasione della cena per le festività natalizie - scrive il senatore su www.politicamentecorret  to.com   -, Berlusconi mi promise la nomina di sottosegretario degli Italiani all’estero. Oggi credo che il motivo reale di tale offerta sia stato l’importanza del mio voto che in quel momento risultava decisivo per la tenuta del governo”. Ovvero, se si tratta di sventare gli attacchi di Fini o le indagini su Ruby, Caselli c’è. Ma poi passa all’incasso. E, se le tasche restano vuote, si procede a un nuovo annuncio.
Infatti, dopo il ruolo mondialista, ecco un nuovo incarico: consulente del premier per gli italiani all’estero. Non un vero segretariato, però. E così il 3 agosto “El Cacho” o “El Obispo”, il Vescovo (per due anni fu ambasciatore in Vaticano ed è - pure lui - Gentiluomo del Papa), torna a colpire: “Negli ultimi tempi abbiamo molto sentito parlare che il presidente Berlusconi se ne deve andare” spagnoleggiava ardito mentre la crisi infuriava e Tarantini era già un terremoto. Aggiungendo: “Sarebbe opportuno lasciare spazio a figure come Alfano, Gasparri, Quagliariello, Cicchitto”. Non certo a chi ha osato ignorare i suoi consigli. “Ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, pensavo che fosse molto più intelligente” scriveva il nostro ad aprile. “Venuto in visita ufficiale in Uruguay e Argentina, non ha voluto incontrare le comunità italiane adducendo la scusa di non averne il tempo. Ce l’ha avuto invece per viaggiare in aereo con tutta la sua comitiva ai ghiacciai patagonici” stilettava Caselli, accusato in patria di aver costruito dal nulla enormi ricchezze sfruttando legami con il reticolo di potere instaurato dall’ex presidente Menem.
Di certo la macchia più recente è l’inchiesta della Procura di Roma sui brogli elettorali del 2008 e connessa manipolazione di 20mila plichi postali. Ma, intanto, c’è da pensare agli affari. Sul sito Pdl, Caselli racconta orgoglioso di essere uso a interventi su affari colossali come il controllo italiano su Telecom Argentina (tirata d’orecchie a Bernabè e Galateri) o il pericolo di perdere la supercommessa per Edesur, controllata Enel. Proponendo anche il salvifico impegno del proprio figliolo e minacciando ritorsioni legali per il bene dell’Italia: “Mi riservo di ricorrere in sede giudiziaria contro il presidente Gnudi e l’amministratore delegato Enel per non aver preso con la dovuta considerazione quanto da me riferito”. Anche il ministro Romani, aggiunge, s’è mobilitato su mia istanza.
Perché quando Esteban parla bisogna scattare, o almeno promettergli qualcosa. Adesso, in Finanziaria, ha chiesto di trovare i 10 milioni di euro garantiti da tempo agli italiani all’estero. Che gli avrà promesso stavolta Berlusconi?