Federico Rampini, la Repubblica 8/9/2011, 8 settembre 2011
FRUTTA, CILIEGUGNA O PESCARINA: L’INVASIONE DEI NUOVI IBRIDI
Vi piacerebbe unire il gusto della fragola col mirtillo? Il melone con l´ananas? Finora queste domande ve le faceva il gelataio. Adesso è il fruttivendolo a darvi la scelta: preferite la ciliegugna (ciliegia-prugna) o la prugnocca (prugna-albicocca)? Nei supermercati Usa ci sono già. Tutto naturale, per carità, niente ogm creati in laboratorio. Il boom della "frutta ibrida" usa metodi antichi, già in voga fra i nostri antenati. Cambiano i mezzi, i ritmi, la velocità d´immissione sul mercato: in California una sola società specializzata genera 20.000 varietà di frutti ibridi, con investimenti di 700.000 dollari all´anno per ogni neo-frutto che arriva sul mercato. L´imperativo: soddisfare i gusti sempre più capricciosi del consumatore finale. Applicando al mestiere antico del contadino sofisticate tecniche di ricerca di mercato.
Il gioco vale la candela. Per godersi il sapore inedito della prugnocca, il consumatore americano perfino in questi tempi di austerità è disposto a pagare due dollari in più al chilo rispetto ai banali frutti di sempre. Affare fatto. Ecco come lavora un pioniere di questa industria in espansione, la Zaiger Genetics di Modesto, nella Central Valley californiana che è il più ricco centro di ortofrutta del mondo. A monte ci sono appunto le ricerche di mercato. Grazie alle tecniche usate nell´industria di beni di largo consumo, come i focus group, si scopre che i ragazzini mangerebbero volentieri a merenda delle albicocche, se avessero un gusto un po´ più aspro, acidulato. Perfetto: basta ibridare l´albicocca con la prugna rossa. I trentenni danno molta importanza al colore. Gli anziani adorano la frutta dolce, ma possibilmente deve avere una buccia sottile e morbida. A partire da queste "piste" di ricerca, si sceglie l´albero "madre" e gli si porta il polline maschile. Sembra un gioco da bambini? In realtà il processo inciampa in una quantità di errori, incroci sbagliati, o risultati che non eccitano il consumatore finale. In media ci vogliono dieci anni, tra il momento in cui è cominciata la fase sperimentale dell´ibridazione, e il successo finale sulle bancarelle del supermercato. Questo fa parte della dimensione ancora artigianale del processo, grazie alla quale non si sono scatenate battaglie degli ambientalisti. Nulla di tutto ciò accade dentro un laboratorio biogenetico, tutto è lavoro dei campi, proprio come da secoli avviene nella tradizionale ibridazione delle specie. Dietro c´è l´appoggio dei ricercatori della University of California Davis, un campus molto progressista e specializzato nell´economia agricola. Come dice Leith Gardner che lavora nella Zaiger Genetics, «tutto quello che facciamo noi è assecondare Madre Natura, aiutarla a fare ancora meglio quello che ha sempre fatto». La nuova moda del frutto ibrido non è alla portata di qualsiasi contadino, però. Una media azienda agricola che voglia infilarsi in questo mercato deve essere pronta a sviluppare esperimenti in tutte le direzioni, con un´alta percentuale di insuccessi. Deve fare ricorso a ricerche di marketing. Deve trovare la filiera giusta per sfondare nella grande distribuzione. Per ogni frutto come la "pescarina" (incrocio di pesca tradizionale e pesca-noce o nettarina) che sfonda brillantemente, ci sono in media 999 tentativi falliti. Ma le ricadute positive non riguardano solo i gusti fantasiosi del consumatore. Gli "ibridi" possono togliere quote di mercato alle primizie esotiche prodotte in continenti lontani, rafforzando la tendenza "chilometro zero" per ridurre le emissioni di CO2 legate al trasporto. E insieme alla sperimentazione sui sapori, sulla dose di zucchero o di acido, sul colore e sulla buccia, l´ibridazione consente di inventare specie che hanno raccolti più lunghi.