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 2011  settembre 08 Giovedì calendario

UNA FASE COSTITUENTE PER SALVARE L´EURO

Salvo che non si verifichi simultaneamente un cambiamento drastico delle politiche in Italia, in Germania e nella Bce, il collasso dell´eurozona è quasi certo. L´Italia non riuscirà a preservare la qualità di membro dell´eurozona e al tempo stesso la sostenibilità del debito visti gli attuali differenziali dei tassi d´interesse. Non si può avere tutto. Per risolvere la crisi occorrerà uno sforzo gigantesco da parte di tutti gli attori. La cattiva notizia è che né Roma, né Berlino, né Francoforte sono pronte.
Per uscirne ci vorrebbero tre ingredienti. Il primo è un eurobond e su questo Tremonti ha ragione. Finché la Germania sarà contraria, la crisi si protrarrà, e se alla fine non cederà, l´eurozona non sopravviverà. Allarma il rafforzamento dell´opposizione agli eurobond proprio in Germania. Perfino Schäuble, il ministro delle Finanze, è contrario. Vedo una piccolissima chance che la Germania alla fine li accetti, ma il suo quid pro quo comporterà una perdita di sovranità nazionale dei partner in materia di politica economica. Gli eurobond non bastano, per risolvere la crisi.
Nelle ultime settimane, il sistema politico italiano, con la performance stupefacente che ha offerto al mondo, ha dimostrato la necessità di una tale cessione di potere nazionale. Il piano di austerità e le successive modifiche così sorprendenti - in termini di politiche pro-cicliche e di mancanza di riforme pro-crescita - rendono evidente che gli eurobond non funzionerebbero se prima non avviene un terremoto nella politica. Così come la Germania non è pronta per gli eurobond, nemmeno l´Italia è pronta per i profondi cambiamenti politici che essi comporterebbero. Un trasferimento di sovranità implicherebbe che i principali parametri della politica macroeconomica, per esempio, le dimensioni di una "manovra", sarebbero decisi in sedi esterne al Paese e oggetto di negoziati con gli altri partner europei. In un regime di eurobond, persino le questioni redistributive rientrerebbero nelle discussioni a livello di unione, soprattutto rispetto ai Paesi che scegliessero delle politiche economiche negative per la loro capacità di crescere e di sostenere il debito nel lungo periodo.
Un terzo ingrediente in un tale sistema sarebbe un cambiamento del ruolo della politica monetaria. Come banca centrale della seconda economia più grande del mondo, la Bce deve assumere una prospettiva che vada oltre il solo target per l´inflazione. La crisi si aggraverà e questo potrebbe offrire l´opportunità per un compattamento storico degli Stati membri dell´eurozona. Non sono ottimistico sulla possibilità di fare molti passi avanti nel breve termine data la debolezza estrema della leadership in Germania e in Italia. In entrambi i Paesi, inoltre, fino a 2013 non ci saranno elezioni e non cambieranno i governi.
I cambiamenti necessari sono così complessi che ci vorrebbe forse l´equivalente di un´assemblea costituente. Non dovremmo farci illusioni sulla possibilità che l´introduzione di questi cambiamenti possa portare a modifiche importanti dei Trattati europei, con implicazioni fondamentali sulle istituzioni dell´Unione Europea e sulle loro politiche. La buona notizia è che l´eurozona non ha bisogno di un eurobond in quanto tale per risolvere la crisi, basterebbe l´avvio di un processo credibile verso la loro creazione.
munchaueurointelligence. com
Traduzione di Guiomar Parada