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 2011  settembre 08 Giovedì calendario


LETTERE DAL NUOVO MONDO GLI ITALIANI EMIGRATI SI RINTRACCIANO SUL WEB

«Si avvertono i nazionali che per fruire della tutela e dei favori previsti dalla legge sull´emigrazione, essi, volendo recarsi in America, devono prendere imbarco su un piroscafo di vettore di emigranti, con biglietto rilasciato in Italia da uffici autorizzati». Per le Americhe si doveva partire così, autarchicamente e rifiutando «ogni proposta di Agenzie di emigrazione stabilite fuori d´Italia», secondo le «Avvertenze agli Emigranti» consegnate a chi chiedeva il passaporto. Forse questa sorta di diktat non era ancora in vigore quando, negli anni Trenta dell´Ottocento, un certo Giuseppe Garibaldi venne inserito nelle liste d´imbarco del porto genovese. Quello del Generale è uno dei milioni di nomi di emigrati che il Cisei, il Centro internazionale studi emigrazione italiana di Genova, sta facendo riemergere dall´oblio del tempo e della storia.
Lo scopo è di ricostruire il più possibile le biografie dei nostri connazionali, che, in un secolo e mezzo, abbandonarono le loro case per cercare fortuna oltreoceano. L´Eroe dei Due Mondi cementò la sua leggenda in Uruguay. E tanti altri espatriati da Genova, come il piemontese Domenico Pogolotti, che costruì all´Avana il primo quartiere operaio del Sudamerica, oppure i chiavaresi Zanone diventati imprenditori di successo in California e nel Midwest, avrebbero lasciato un segno. Altri ancora, sovente «sovversivi», mazziniani ed ex garibaldini, a volte spinti dalle nostre autorità e dai consoli dell´Argentina o del Brasile in Italia a raggiungere le colonie agricole e militari di laggiù, furono inghiottiti in una delle molte guerre e rivoluzioni che agitarono l´America Latina. Una sorte condivisa, nel 1865, dai circa 130 detenuti politici prelevati nelle carceri di Torino e di Genova e portati sul brigantino «L´Emilia», che si ritrovarono arruolati coattamente nell´esercito argentino.
Unico del genere in Italia e tra qualche mese consultabile online, sostenuto finanziariamente dalla Compagnia di San Paolo, l´archivio del Cisei, che oggi viene presentato al Museo diffuso della Resistenza di Torino, può contare già sul censimento di oltre due milioni di persone, dalla seconda metà dell´Ottocento in poi, sebbene non manchino documenti più antichi, risalenti alla fine del Settecento. È una schedatura che si basa sulle liste d´imbarco e su quelle della Sanità Marittima, sulle matrici dei passaporti, ma pure sulle carte private, lettere e fotografie, spesso fornite dai discendenti degli emigrati, in uno scambio relazionale tra ricercatori e utenti che è una delle novità della banca dati ligure. A Genova, del resto, come ricorda il presidente del Cisei Fabio Capocaccia, «transitò gran parte del flusso migratorio nel corso dell´Ottocento. Basti dire che, tra il 1876 e il 1901, quasi due milioni di persone partirono da qui, ossia il 61 per cento degli espatri nazionali. E un milione e 700 mila d´italiani s´imbarcò nel periodo compreso tra il 1902 e il 1925, fino ai 400 mila partiti tra il 1926 e il 1939».
Vicende di speranze e di dolore, di attese e di disillusioni, così come di scalate sociali ed economiche, che consentirono a numerosi migranti di scrivere i loro nomi nella storia di quei paesi, dagli Stati Uniti all´America Meridionale. Nomi di uomini e di donne dimenticati in Italia e invece ancora oggi, come nel caso del torinese Guido Antonio Borello, pioniere dell´aviazione in Argentina, a La Plata, ricordati con rispetto nello loro patria d´adozione. Collegato ai principali archivi dell´emigrazione nel mondo, a cominciare da Ellis Island, a New York, il Cisei, ospitato nel complesso di San Giovanni di Pré, noto come la Commenda dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, alla fine dell´anno aprirà il suo museo. Sarà un passo ulteriore per restituire dignità e onore a una parte dei 30 milioni d´italiani che, in 150 anni, a bordo dei piroscafi della Cunnard Line, della White Star, dell´Hamburg America e della Navigazione Generale, andarono a cercare la loro «Merica».