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 2011  settembre 09 Venerdì calendario

Olaf Erwin

• Hilversum (Olanda) 2 luglio 1959. Fotografo • «[...] uno dei più illustri interpreti della fotografia moderna di ritratto [...] da piccolo sognava di diventare una rockstar, poi gli anni tra i banchi di una scuola di giornalismo e il colpo di fulmine con la fotografia e i favolosi Anni 50 e 60. “Sono cresciuto col mito di David Bowie, da grande volevo diventare come lui [...] Poi ho scoperto grandi registi come Luchino Visconti, Pierpaolo Pasolini o Douglas Sirk nei suoi melodrammatici film americani anni Cinquanta”. Olaf cresce attingendo a piene mani dalla cinematografia di quegli anni, provando a trasportare nella frazione di secondo dello scatto il surrealismo che in quei film porta lontano lo spettatore. Di quell’epoca Olaf studia tutto, dal design, alla moda, ma anche acconciature e trucco delle donne. Gli oggetti e le atmosfere più che le trame. È da quel mondo che Olaf matura l’attenzione per la dimensione privata. Interni di case, colloqui fatti di sguardi. In Hope (2005) e Rain (2004) ci sono gli stereotipi americani tipici della tradizione cinematografica. Scenografie da technicolor, boy-scout, ragazze pon-pon, casalinghe. In Grief (2007) le persone gettano lo sguardo oltre la finestra sperando di ricevere in cambio un senso alla propria vita. Occhi socchiusi anche in Fall, nelle pose “sbagliate” dei modelli durante una sessione di foto. Immagini classiche realizzate col minimo aiuto del computer. “Uso Photoshop come fosse una camera oscura per regolare il colore: cerco di creare ciò che voglio direttamente sul set, sfruttando la tecnologia digitale il meno possibile”. Dusk e Dawn nascono da viaggi. Nella prima c’è la scoperta di album fotografici di studenti afroamericani dei primi del Novecento negli Stati Uniti. In Dawn la pelle evanescente in stanze tanto luminose quanto vuote di una Russia quasi polare. In Hotel gli ambienti chiusi e ovattati delle stanze d’albergo dove si incrociano vite di personaggi solitari. Tutto sembra perfetto, calcolato, ponderato. Poi arriva il giorno dello shooting. “In realtà il fatto di pianificare i contorni del lavoro con set designer, stylist, truccatori delinea il progetto, ma non la magia del risultato, che di solito accade inaspettatamente [...] Prima di scattare mi siedo a discutere con i modelli cercando di trasmettergli l’emozione che vorrei esprimere, ma la loro interpretazione talvolta può dare risultati superiori: io non impongo i gesti, sono loro che riempiono gli spazi vuoti davanti all’obiettivo”. È per questo che Olaf ama definirsi un esploratore, uno che se inizia una cosa preferisce concluderla con un punto interrogativo. Quasi per caso il fotografo olandese s’è così trovato a lavorare (anche) per la pubblicità. “Mi ha sempre affascinato, per il tipo di approccio diverso. C’è l’incontro e il confronto con il cliente che può arricchire il lavoro. L’obiettivo dei commissionati è attrarre lo sguardo del pubblico per vendere qualcosa” racconta Olaf che negli anni ha lavorato per Lavazza, Bmw, Microsoft, collezionando premi come il Leone d’Argento nel 1999 al Festival della pubblicità di Cannes per la campagna realizzata per Diesel Jeans, bissando due anni più tardi grazie al lavoro per Heineken. Ma l’obiettivo di Olaf resta puntato sul “fattore umano”, anima e corpo, nonostante qualche esperimento in still-life di fiori e piante che giudica molto interessante. [...] “Non sarò mai stanco di immortalare corpi umani, le loro curve, le ombre e la perfezione della loro pelle”» (Stefano Landi, “Corriere della Sera” 17/6/2010) • Vedi anche Rocco Moliterni, “La Stampa” 9/8/2010.