Varie, 9 settembre 2011
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NeumanGaln Andres
• Buenos Aires (Argentina) 28 gennaio 1977. Scrittore. Tra i suoi libri Il viaggiatore del secolo, Una volta l’Argentina • «[...] è toccato dalla grazia, la letteratura del XXI secolo apparterrà a lui e a pochissimi altri, ha dichiarato Roberto Bolaño [...]» (Daria Galateria, “la Repubblica” 21/8/2010) • «[...] è uno specialista del viaggio [...]. Il 20 giugno del 1973, la madre di Neuman, appena sposata e violinista della Filarmonica di Buenos Aires, è chiamata per l’inno di benvenuto a Perón, che dopo decenni di esilio torna in patria. “Presente, signor generale”, “Evita vive”: scritte e foto di Perón giganteggiavano sul palco; nell’uragano delle urla, la donna tentò di provare un la: poi ebbe bisogno del bagno. Fu così che si salvò, nella strage dell’aeroporto di Ezeiza, dai fucili di precisione che tiravano dagli spalti sulla folla dei tre milioni di sostenitori: riparandosi con la custodia dello strumento “come fosse una trincea”. Qualche anno dopo, Andrés bambino gioca alla democrazia – gioco inedito; zia Silvia e Zio Peter, che nella loro libreria hanno bruciato diligentemente, controllati dal portiere, i titoli messi all’indice da Videla (Il Rosso e il Nero o il saggio sul cubismo, sospetti rispettivamente di possibili messaggi comunisti o castristi) scompaiono un giorno senza salutare. [...] “Perché faranno così male? Fanno male quando tornano? So che ci viaggiamo dentro. Siamo i loro passeggeri”, dice dei ricordi Neuman [...] Così la sua Argentina passa vicino ai nostri ricordi. Come per la notte dei lunghi bastoni, il 29 luglio 1966. Il padre di Neuman è all’assemblea convocata dal Rettore: il generale golpista Onganìa, dopo aver chiuso il Parlamento, ha proceduto all’eliminazione dei Consigli di Facoltà; i rettori e i presidi avrebbero governato gli Atenei in base alle direttive del Ministero [...] Studenti e professori occupano. Durante l’Assemblea, entra un bidello e parla all’orecchio del Rettore, che comincia a agitare le mani “come se stesse cucendo con un filo invisibile”: era l’invito a filare alla spicciolata; la polizia aveva circondato l’edificio, con cavalli e mitragliatrici. Ma, in quel Sudamerica del 1966, si fece resistenza. Il padre di Neuman fu tra quelli che scapparono. Sentendo che si lasciava alle spalle qualcosa di cruciale, e che andava nella direzione sbagliata, prese per calle Bolìvar, lasciandosi dietro vampate, esplosioni, vetri in frantumi e chiazze di sangue; negli occhi infiammati rivedeva un anziano professore contendere il proprio ombrello a una guardia, “aggrappandocisi come se difendesse la sua dignità”» (Raffaella De Santis, “la Repubblica” 16/7/2011).