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 2011  settembre 07 Mercoledì calendario

DINO GRANDI A LISBONA NEL ’44 LA RIABILITAZIONE FALLITA

Non ho mai capito perché Dino Grandi, bene o male autore dell’omonimo Ordine del Giorno che fece cadere Mussolini, non sia stato «utilizzato» nel periodo successivo a quell’evento. Diplomatico esperto, addirittura insignito dell’ordine della S.S. Annunziata, che lo faceva «cugino del Re», avrebbe potuto essere utile in quel turbolento periodo. E credo che anche i suoi precedenti rapporti col regime fascista non siano stati meno compromettenti di un Pietro Badoglio, del quale però era probabilmente più intelligente e preparato. Forse Grandi doveva «pagare» per qualcosa che mi sfugge?
Giovanni Ghio
giovannighio@gmail.com
Caro Ghio,
I l governo costituito dal maresciallo Badoglio dopo la defenestrazione di Mussolini doveva sembrare ai tedeschi un governo alleato, deciso a continuare la guerra a fianco della Germania. Ma doveva al tempo stesso rappresentare un mutamento d’indirizzo politico e istituzionale. Dino Grandi non era quindi, né per il re né agli occhi dei tedeschi, la persona più adatta a farne parte, soprattutto come ministro degli Esteri. Fu così che verso la fine di luglio, con un passaporto diplomatico intestato a Domenico Galli (un falso nome che conservava le iniziali del nome vero), Grandi arrivò a Madrid e di lì proseguì qualche giorno dopo per Lisbona dove giunse il 26 agosto.
Trovò alloggio a Monte Estoril, un villaggio nei sobborghi della capitale portoghese. Quando tentò di prendere contatto con gli inglesi, il ministro degli Esteri britannico dette istruzioni al suo ambasciatore di evitare qualsiasi incontro. Ma alla fine del 1944, qualcuno a Londra si ricordò dell’uomo che era stato ambasciatore d’Italia in Gran Bretagna dal 1932 al 1939 e cercò di assegnargli un ruolo nella politica italiana. L’episodio fu raccontato dallo stesso Grandi ed è stato rievocato da Francesco Perfetti in un piccolo libro apparso presso Le Lettere di Firenze.
L’uomo che si ricordò di Grandi era Lord Beaverbrook, editore di giornali, fra cui il Daily Express, personalità della politica e del giornalismo, buon amico di Churchill. D’accordo con il governo britannico, Beaverbrook prospettò a Grandi, per il tramite di un suo inviato, la possibilità di un ritorno sulla scena pubblica. Dietro questo invito vi era un progetto politico. Gli inglesi volevano evitare che il ministro degli Esteri italiano, dopo la fine della guerra, fosse Carlo Sforza, repubblicano e gradito agli americani. Per usare Grandi come un’alternativa gli proposero di scrivere alcuni articoli sulle sue esperienze diplomatiche e sulla caduta del fascismo a cui il Daily Express avrebbe dato grande risalto. Gli articoli vennero scritti, ma non parvero sufficientemente drammatici e vennero alla fine sostituiti da lunghe interviste che lo stesso Grandi tuttavia rivide e corresse. La pubblicazione avvenne agli inizi del 1945, ma il risultato fu esattamente l’opposto di quello desiderato da Beaverbrook: una violenta campagna contro l’autore lanciata in Gran Bretagna, come scrisse più tardi lo stesso Grandi, dai socialisti, dai liberali, dai comunisti e dagli «italiani antifascisti di Londra, annidati nella Bbc e sotto la protezione del News Chronicle». Tre anni dopo, nel 1948, Grandi lasciò l’Europa per il Brasile dove visse sino al ritorno in Italia negli anni Sessanta: un addio alla politica che gli permise di trasformarsi in un fortunato imprenditore agricolo.
Sergio Romano