Monica Ricci Sargentini, Corriere della Sera 07/09/2011, 7 settembre 2011
LE TV ENTRANO NEI TRIBUNALI. CAMERON CANCELLA IL DIVIETO - —
La Gran Bretagna ha sete di giustizia. Dopo i disordini di agosto la gente, ancora sotto choc, ha bisogno di riconquistare fiducia nel codice penale. Per questo il premier David Cameron ha deciso di fare un passo plateale: consentire alle telecamere di riprendere i processi in modo che i cittadini possano seguirli direttamente e comprenderli meglio. È una decisione storica per un Paese che ha un grande senso della privacy e che fugge da ogni spettacolarizzazione. Non sarà, infatti, proprio un giudizio all’americana con la televisione pronta a filmare ogni respiro. Ai media sarà consentito di riprendere solo i momenti salienti come le arringhe degli avvocati e la lettura del verdetto. Ma non si potranno filmare i giurati, le vittime, i testimoni e anche gli imputati. Ieri il ministro della Giustizia, Kenneth Clarke, ha confermato la proposta del governo che, però, dovrà essere avallata dal Parlamento con una legge ad hoc. «È giusto che la gente possa sentire la sentenza direttamente dalle labbra del giudice — ha spiegato —. Noi vogliamo che i cittadini abbiano fiducia nella giustizia e pensiamo che la tv possa avere un ruolo in questo. Finora ci sono stati troppi malintesi». Clarke ha assicurato che si eviterà accuratamente il processo spettacolo alla O. J. Simpson: «Non abbiamo alcuna intenzione di trasformare i tribunali in un teatro».
Il divieto alle riprese è in vigore dal 1925 nelle aule inglesi e gallesi mentre la Scozia lo ha parzialmente cancellato nel ’92 prevedendo però il consenso delle parti. Oggi le telecamere devono fermarsi sulle scale dei tribunali e dentro l’aula lavora un disegnatore che poi fornisce alcuni ritratti delle persone presenti. Per questo non abbiamo immagini di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, alla sbarra e ci siamo persi le condanne dei deputati che avevano truccato le note spese. Ora il progetto di legge prevede che le telecamere siano presenti dapprima nella Corte d’Appello, come già accade da due anni in Corte Suprema, per poi passare anche ai tribunali di ordinari. Il ministero della Giustizia fornirà anche dati sulla lunghezza dei processi, i tassi di recidività in ogni area e l’età, il sesso, la razza delle persone condannate.
Favorevole all’iniziativa è anche il ministro ombra della Giustizia, il laburista Sadiq Khan: «Penso che la fiducia nel sistema giudiziario aumenterebbe se i verdetti fossero trasmessi in tv» ha dichiarato ieri. Ma non mancano le voci critiche. E qualcuno è sicuro che giudici e avvocati daranno battaglia in Parlamento. «Per gli imputati è un grosso rischio — ha detto alla Bbc Julian Young, avvocato — perché il giudice quando fa le sue considerazioni sulla sentenza potrebbe fornire informazioni personali sul detenuto mettendolo in una situazione pericolosa in prigione dove si sa essere molto crudeli con chi è debole».
A Downing Street, comunque, sono convinti che il sistema penale debba essere profondamente riformato. Ieri il governo ha fornito dati più precisi sui disordini: circa tre quarti degli adulti che sono stati accusati di essere coinvolti nei saccheggi aveva precedenti penali. «Questo significa — ha detto il ministro della Giustizia, Kenneth Clarke — che il codice penale è in frantumi. Il nostro Paese ha un problema di base se non riesce a riabilitare i criminali».
Monica Ricci Sargentini