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 2011  settembre 07 Mercoledì calendario

Da un solo canale tv al consumismo sfrenato Il «boom» col turbante - Quando le riforme economiche furo­no lanciate vent’anni fa, in India per installare una linea telefonica ci vole­va un anno, c’era solo un canale tv e era impos­sibile comprare una Coca-cola

Da un solo canale tv al consumismo sfrenato Il «boom» col turbante - Quando le riforme economiche furo­no lanciate vent’anni fa, in India per installare una linea telefonica ci vole­va un anno, c’era solo un canale tv e era impos­sibile comprare una Coca-cola. La finanzia­ria d’emergenza promulgata nel luglio 1991 fu una svolta radicale per l’economia,che per­mise all’India di accogliere gli investimenti stranieri e la concorrenza nel commercio. Il ri­sultato è la moderna società consumista che si vede oggi nelle sue città e metropoli in rapi­da espansione. Come si sa, nessun regime politico cambia la vita degli uomini quanto le grandi innova­zioni tecnologiche. Nei decenni prima del 1991, i marchi internazionali presenti sul mer­cato indiano erano scarsi, dato che il governo insisteva nel mantenere lo statalismo autar­chico avviato ai tempi di Gandhi e di Nehru. Alla lunga il paese arrivò al limite del collasso a causa della crescita stagnante dovuta alla « li­cence raj » - l’economia pianificata in cui il go­verno controllava ogni aspetto di qualsiasi bu­siness dalla manodopera alla produzione. «Tutte le merci e i servizi erano talmente limi­tati », dice Bhasin, padre di due figlie di 23 e 18 anni,vestite all’ultima moda.«La gente prega­va i parenti che facevano un viaggio all’estero di tornare con qualche paio di jeans Levi’s e un po’ di gadget elettronici. Avevo vissuto in America negli anni ’70 e sapevo com’era il mondo esterno. Da noi il 95% di ciò che c’era nei negozi era indiano». Bhasin racconta poi che i pochi indiani in grado di organiz­zarsi per fare dei viaggi all’estero dovevano fare richiesta per una quantità giornaliera di rupie da spendere in valu­ta straniera. «Ora faccia­mo le vacanze in Malesia o in Tailandia senza pre­occupazioni. Credo che nel ’91 il governo final­mente capì che doveva ri­mettere in moto l’India ». Le riforme abrogarono le varie re­strizioni sugli investimenti stra­nieri diretti e aprirono la strada a priva­tizzazioni, riforma delle tasse e deregulation . Per Minoo, 46 anni, moglie di un garagista di Nuova Dheli, nell’India degli anni ’80 era già forte l’attitudine consumista che domina oggi le città, solo che non poteva esprimersi: «Facevo da me i vestiti per i bambini perché ciò che era in vendita era di qualità pessima. Non molti giocattoli erano disponibili. Oggi la gente compra roba proveniente da ogni par­te del mondo. Ora è tutto così divero!». Certe icone dell’epoca autarchica sono so­pravvissute, come la Thums Up, una bevanda gassata apparsa sul mercato nel 1977 e che an­dò alla grande in assenza della Coca-cola e della Pepsi. Acquistata dalla Coca-Cola Company nel 1993 quando i merca­ti si stavano aprendo, la Thums Up è rimasta una presenza fis­sa in ogni bancarella di stra­da. Un altro simbolo del passato rimasto “a galla”è l’auto Ambassador: «Be­vevamo Thums Up e c’era­no solo alcuni tipi di auto, come l’Ambassador, che ancora si vede in giro», ricor­da Naresh Kambiri, 78 anni, pensionato che è stato proprieta­rio di una bancarella di libri a Connau­ght Place, Nuova Delhi. E al contrario della Ci­na, dove la modernizzazione ha spazzato via ogni residuo identitario,l’originalità della cul­tura indiana di oggi testimonia di tradizioni solide e profonde, fermamente intenzionate a convivere con le nuove mode consumiste oc­cidentali.