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 2011  settembre 07 Mercoledì calendario

Gli incredibili nonni da corsa - La prima notizia è che a cento anni si può ancora correre una ma­ratona che, per chi non è del me­stiere, sono (sempre) 42 chilome­tri e 195 metri

Gli incredibili nonni da corsa - La prima notizia è che a cento anni si può ancora correre una ma­ratona che, per chi non è del me­stiere, sono (sempre) 42 chilome­tri e 195 metri. Non un centimetro di meno. L’altra è che Faujia Sin­gh, contadino indiano del Punjab da anni ormai trapiantato a Lon­dra, è tutto fuorché una persona normale. Un «fenomeno» con 4 fi­gli, 13 nipoti, una dozzina di proni­po­ti e una serie importante di ma­ratone alle spalle: da New York, a Toronto a Londra dove ha già cor­so cinque volte e dove ha conqui­stato il record mondiale maschile nella categoria over 90, con un tempo di 5 ore e 40 minuti.Ora l’in­gresso trionfale nel Guinness dei primati come il più longevo mara­toneta di sempre. Ma come si può a cent’anni sopportare la fatica di una maratona? Come può un an­ziano, arzillo e in forma quanto si vuole, reggere il peso di una corsa tra le più faticose? «Chiaro che Faujia Singh è un’eccezione - spiega il professor Gabriele Rosa, tecnico tra i più fa­mosi nel mondo della maratona -Un caso straordinario anche se nella storia delle corse di lunga du­rata ci sono altri esempi come quello di John Kelley che nella sua vita ha corso oltre 60 edizioni del­la maratona di Boston, l’ultima credo a 83 anni. Ma la normalità è un’altra ed è quella di un tipo di esercizio sportivo che per un an­z­iano comporta ovviamente gran­di difficoltà ».Con l’età la struttura fisica si modifica e affrontare sfor­zi continuati di diverse ore, come possono essere quelli legati ad una gara di 42 chilometri, diventa sempre più complicato. «Il primo problema è legato all’apparato lo­comotore e al subentrare di pato­logie legate all’età come la mag­gior fragilità muscolare e scheletri­ca­continua Rosa- La corsa lunga è molto dispendiosa e sottopone chi la fa ad grandi sollecitazioni. Diverso è per la corse più brevi o addirittura la camminata: in que­sto caso ci sono solo benefici. Sia dal punto di vista cardiaco, sia da quello psicologico senza contare che il movimento migliora la stabi­lità dell’individuo avanti con gli anni e la sua capacità di evitare traumi da caduta che sono,tra l’al­tro, tra le prime cause di decesso». Ma, senza offesa, sono tanti i «non­netti » che corrono. Basta dare un’occhiata agli ordini di arrivo delle maratone per rendersi con­to che gli «over 60», ma anche gli «over 70», non sono una rarità. Un dato incoraggiante viene dalle sta­tistiche: vent’anni fa i sessantenni che gareggiavano erano pochissi­mi e pochissimi i cinquantenni ben allenati. Oggi la categoria dei 50enni è tra le più numerose ed è ben nutri­ta la schiera di chi ha passato i 60 ma si allena e corre quotidiana­mente. Ad occhio l’indicatore del­l­’età sportiva si è spostato in avan­ti di una decina d’anni. Ma Faujia Singh è fuori concorso. Per il sikh che corre con il turbante e la barba da santone e che a New York, po­chi anni dopo l’attentato alle Tor­ri gemelle, gli organizzatori non volevano far partire perché pensa­vano fosse un terrorista, le contro­indicazioni sembrano non esiste­re. Cento anni e non sentirli. Un se­colo e guardare avanti, al 2012, al Festival della maratona di Edim­burgo dove si è già iscritto e dove ha tutta l’intenzione di esserci. La sua massima è disarmante: «Se do­vesse succedermi qualcosa in ga­ra sono sicuro di essere assistito, a casa da solo chissà...». Tutto torna. Molto anche nella sua vita e nelle sue giornate che co­minciano con un quarto d’ora di meditazione, proseguono con una quindicina di chilometri di jogging e finiscono con un bagno caldo. Niente alcol e niente carne: solo acqua, piatti di verdura, un po’ di curry e tanto the. Ma l’elisir di lunga vita va ricercato nella sua mente che, dice chi lo conosce be­ne, resta illuminata, serena e so­prattutto «allenata» con quotidia­ni esercizi spirituali. E così si resta concentrati sulle cose che conta­no che, per Faujia Singh, non so­no certo fama e denaro. Al punto che, quando nel 2004 divenne te­stimonial dell’Adidas con Mohammed Ali, David Beckham e Zinedine Zidane, accettò alla so­la condizione che il suo compen­so fosse completamente devoluto ad aiutare i bimbi prematuri. Nao­mi Klein, la scrittrice portabandie­ra dell’impegno no global contro le multinazionali diventata famo­sa con «No Logo» rimase delusa e arrabbiata vedendo Faujia Singh che nello spot recitava: «Nulla è impossibile...». Non aveva capito niente.